lunedì 21 maggio 2018

Governo, da Carelli alla Bongiorno ecco i nomi di chi è in pole position per diventare ministro


La squadra c’è, il nome del premier pure. Ma è tutt’altro che detto che la partita iniziata il 5 marzo sia arrivata agli ultimi minuti. La spina è legata ai nomi di Paolo Savona e Giampiero Massolo,



 papabili ministri per l’Economia e gli Esteri. «Noi — dice Matteo Salvini — i nostri compiti li abbiamo finiti e, se posso dirlo, li abbiamo anche fatti bene. Ora, la parola spetta ad altri». Il riferimento è al capo dello Stato Sergio Mattarella che lunedì sera ascolterà lui e Luigi Di Maio. I due leader gli presenteranno il nome del loro candidato alla presidenza del Consiglio. Una figura di garanzia, pare, una personalità dalla fisionomia che non richiama subito alla mente né i 5 Stelle né la Lega. Tutti i sospetti portano a Giuseppe Conte, tuttavia, ancora ieri sera, i due leader erano abbottonatissimi sulla sua identità.

Ma in Lega si attendono problemi: «La squadra è equilibrata per gli Esteri e l’Economia i nomi sono di garanzia e non imputabili di estremismo. Ma non siamo affatto sicuri che il Colle li accetterà senza battere ciglio». La preoccupazione è che possa essere messa in discussione l’intera fisionomia del governo in gestazione attraverso i dubbi non tanto sulla figura del premier quanto su quella di alcuni ministri. Per esempio, lo stesso Salvini all’Interno, non proprio un dettaglio. E il segretario ha messo le mani avanti: «Speriamo che nessuno metta veti su una scelta che rappresenta la volontà della maggioranza degli italiani».

Ad ogni modo, il capo stellato e il leader leghista si sono visti domenica mattina a Roma per un paio d’ore. Per mettere a punto la lista dei ministri, ma anche per discutere su alcuni aspetti del programma che ieri è stato approvato anche dal popolo dei gazebo leghisti con il 91% di sì su circa 215mila votanti. Tra i possibili ministri, ha detto Salvini a Fiumicino, «anche personalità inaspettate e non vicine ad ambienti leghisti o a 5 stelle». Il nome che circola (probabilmente per l’Economia) è quello di Paolo Savona, 82 anni, ex ministro con Ciampi ma a suo tempo critico sull’ingresso dell’Italia nell’euro. E anche in questo caso c’è chi nei legastellati teme si tratti di un nome che possa non piacere al Quirinale.

Il toto-nomi ieri dava molto forte Giancarlo Giorgetti come sottosegretarioalla presidenza del Consiglio, con la delega alla Sport. Per rimanere in Lega, il capogruppo al Senato Gian Marco Centinaio, che di professione è direttore commerciale di un tour operator, potrebbe andare al Turismo. E ricevere anche la delega agli Affari regionali: sarebbe dunque lui ad occuparsi della trattativa sulle Autonomie regionali post referendum. Nella lista di Salvini anche l’economista Armando Siri, da ieri a Londra per incontri nella City e Nicola Molteni, che era in predicato per la Giustizia, rivendicata anche dai 5 stelle per Alfonso Bonafede. Stefano Candiani o Lorenzo Fontana sono accreditati all’Agricoltura, mentre l’ex rettore della Statale Gianluca Vago, non leghista, potrebbe essere l’uomo della Sanità. Giulia Bongiorno pare destinata ai Rapporti con il Parlamento, Simona Bordonali — già assessore in Lombardia — è in corsa per il ministero alle Disabilità e alla famiglia. Sul fronte M5S, invece, la No-Tav Laura Castelli è in pole position per le Infrastrutture, il generale Sergio Costa per l’Ambiente e uno dei fautori della battaglia per il taglio dei costi alla politica, il questore della Camera Riccardo Fraccaro, alla Semplificazione. E nella partita dovrebbero rientrare anche Emilio Carelli (Beni Culturali) e Vincenzo Spadafora (Istruzione).

Ma l’assetto della squadra non è ancora definitivo. «Ci stiamo lavorando», dicono in tarda serata i pentastellati. E a dimostrazione che i lavori siano ancora in corso, c’è il mistero dello Sviluppo Economico. Di Maio annuncia: «Abbiamo chiesto che il ministero dello Sviluppo economico con dentro quello del Lavoro sia un super ministero per risolvere i problemi degli italiani e che vada al Movimento». Fonti della Lega, però, negano l’accorpamento.


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