martedì 18 giugno 2019

Giorgia Meloni mente sul finanziamento pubblico ai partiti: ecco il video che la sbugiarda. DIFFONDETE



«Meloni mente sul finanziamento pubblico ai partiti. Meloni mente, ha sempre mentito. Dice di combattere l’austerità europea, ma ha votato la riforma costituzionale pro austerità di Monti. Dice di difendere i pensionati, ma ha votato la Legge Fornero. Dice di difendere lo stato sociale, ma poi ha votato i tagli a scuola e sanità».

Lo scrivono i Cinque Stelle su Facebook.

«Adesso dice di non aver mai presentato una legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Peccato che la legge con la sua firma sia stata depositata il 23 marzo 2018 e che pochi giorni fa Rampelli di Fratelli d’Italia abbia ribadito di voler reintrodurre il finanziamento pubblico. Abbiamo le prove documentate,» spiegano i pentastellati.

«La Meloni sa solo mentire. Ha detto che il Reddito di Cittadinanza va ai condannati e ai terroristi. È falso! Chiunque lo può verificare, è scritto nero su bianco nella legge. Meloni la deve smettere di dire bugie. Dica piuttosto perché ha REGALATO 3.000.000€ DEGLI ITALIANI A RADIO RADICALE. Ci risponderà?» concludono.

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Salario minimo, Travaglio umilia il sindacalista Landini in diretta tv: "Voi sindacati non vi cap



«STOP SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI! Il salario minimo è un provvedimento fondamentale che porteremo a casa nelle prossime settimane. Mai più paghe da 2-3 euro l’ora, questa vergogna deve finire! Secondo voi i sindacati continueranno ad opporsi?».

Così il Movimento 5 Stelle su Facebook condividendo il video di un intervento del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, a Otto e Mezzo, su La7.

Il giornalista sostiene che «il primo tavolo interessante tra il governo e i sindacati sarà quello sul salario minimo». Ci sono due proposte in questo momento – ha spiegato Travaglio – «una proposta del M5s e una del Pd, e io non ho capito il ruolo del sindacato. Perché se uno gioca le due proposte, la proposta dei 5Stelle è in assoluto quella più vicina, rispetto alla proposta che da sempre portava il sindacato».

«Adesso» ha proseguito Travaglio «non si capisce per quale motivo il sindacato ha tante riserve mentali rispetto a una proposta di legge che è abbastanza normale: contrattazione nazionale, ma clausola di salvaguardia che non consenta a nessuno di pagare un dipendente meno di 9 euro lordi. Già il fatto che crei problemi, anche con le proteste degli imprenditori, stabilire che non si può pagare nessuno meno di 9 euro lordi all’ora, e che qualcuno abbia protestato perché il reddito di cittadinanza è più alto della retribuzione di milioni di persone che addirittura guadagnano da lavoratori dipendenti meno di 800 euro al mese, beh la dice lunga sulla difficoltà che abbiamo e sulla necessità che il sindacato e il governo si mettano lì a varare questo provvedimento che a me sembra veramente il minimo sindacale».

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Il Governo se ne frega della sanzione UE: avanti con taglio tasse per imprese e famiglie e via cuneo fiscale



Lo dice Matteo Salvini dagli Stati Uniti. Lo ribadisca Luigi Di Maio a Roma. Non c’è procedura d’infrazione Ue che tenga: il taglio delle tasse è nel Contratto di Governo e deve essere fatto con la prossima Legge di Bilancio. Senza se e senza ma. Nel giorno in cui il leader della Lega apre la visita a Washington, assicurando che “l’Italia vuole tornare ad essere il primo partner, il partner più importante nel continente europeo per la più grande democrazia occidentale” – come parlare a nuora (l’amministrazione Trump) perché suocera intenda (la Commissione europea) – e spinge per una “Manovra trumpiana”, il capo politico M5S, dopo aver riunito la squadra dei ministri pentastellati, conferma “la compattezza del gruppo sulle priorità del Movimento, che sono tre: l’abbassamento delle tasse, il salario minimo e il conflitto di interesse”. Insomma, un indirizzo politico chiaro con qualche sfumatura.

FRONTE COMUNE. Quasi un promemoria per il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, impegnati in queste ore nella delicata trattativa con la Commissione europea (leggi pezzo a pagina 3) nel tentativo di scongiurare la procedura d’infrazione per eccesso di debito che Bruxelles potrebbe raccomandare in via definitiva (dopo averla già avviata nei giorni scorsi) al Consiglio europeo e sulla quale deciderà, a maggioranza, l’Ecofin del 20-21 giugno prossimi. “L’ostinazione dell’Ue sui vincoli, sull’austerità non aiuta. Per questo ci apprestiamo a trattare con l’Unione europea da pari a pari senza timori reverenziali”, taglia corto Salvini, in un punto stampa organizzato a Washington, dove come detto si trova in visita istituzionale. “Possiamo decidere come modularla negli anni, ma un taglio delle tasse ci deve essere assolutamente – aveva, del resto, già ribadito alla vigilia della missione -. Convinceremo la Ue con i numeri, la cortesia, altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso, e la Ue se ne farà una ragione”. Insomma, avverte Salvini, i margini per “la flat tax ci devono essere. Non è una scelta. Poi si può decidere come modularla negli anni, ma un taglio delle tasse, non per tutti ma per tanti, dovrà essere presente nella prossima manovra economica”.

SGRAVI FISCALI. Trovando sponda, sia pur con qualche distinguo, in Di Maio. Che ieri a Palazzo ha riunito i ministri Cinque Stelle per tracciare la linea. Un incontro convocato dal leader M5S, dopo i colloqui avuti sia con lo stesso Salvini sia con il premier Conte. “La Flat tax si farà e sarà rivolta al ceto medio. L’abbassamento delle tasse è indispensabile e vogliamo rilanciare la nostra economia. Quindi su questo punto avanti come un treno”, taglia corto il vicepremier Di Maio al termine del vertice con la squadra dei ministri pentastellati. Mettendo sul tavolo anche un’ulteriore proposta. Durante l’incontro per approfondire i termini della proposta sul salario minimo, che si rivolge a una platea Di circa 4 milioni di italiani, il ministro del Lavoro ha messo sul tavolo una prima proposta di riduzione del cuneo fiscale da inserire nella prossima legge di bilancio. “Bisogna restituire dignità a milioni di lavoratori sottopagati, ma al contempo occorre aiutare anche le imprese uccise dalle tasse”, chiarisce Di Maio, agganciando l’iter delle due proposte (salario minimo e taglio del cuneo). Un modo per blindare soprattutto la prima dopo le riserve sollevate dalla Lega circa l’opportunità di applicare il tetto legale minimo orario indiscriminatamente a tutte le tipologie di lavoro. Quanto ai chiarimenti richiesta da Bruxelles al Governo (il termine scade venerdì), la lettera non partirà prima di domani sera. Quando, al rientro di Salvini dagli Usa, ci sarà un vertice a tre con Conte e Di Maio.

venerdì 14 giugno 2019

Finalmente un Governo che pensa ai terremotati, con lo Sblocca Cantieri si rialzano i luoghi colpiti



Con 259 sì, 75 voti contrari e 45 astenuti, l’aula della Camera ha dato il via libera definitivo al decreto sblocca-cantieri. Il provvedimento, su cui il Governo ha posto la fiducia, diventa così legge. “Dopo un intenso lavoro del Governo e del Parlamento – ha commentato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla sua pagina Facebook – il decreto Sblocca-cantieri è legge. Grazie a tutti i Parlamentari che hanno contribuito a questo risultato. Ora siamo nella condizione di accelerare sul completamento delle opere infrastrutturali e sui cantieri ancora aperti. Inoltre diamo una prima importante risposta per le zone terremotate‬”.

La sblocca cantieri contiene anche la riforma del Codice degli appalti, le norme sui commissari straordinari per le opere prioritarie, nuovi aiuti per le zone colpite dai terremoti degli ultimi anni e le telecamere negli asili e nelle strutture per anziani. Tra le novità: l’affidamento del subappalto non potrà superare il 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori. Il limite è stato abbassato rispetto al 50% previsto dal testo originario del decreto ma comunque alzato rispetto al 30% del Codice degli appalti.

La legge sospende fino al 20 dicembre 2020 l’obbligo per i Comuni non capoluogo di fare gare attraverso le stazioni appaltanti. E’, inoltre, congelato per due anni il divieto del ricorso all’affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori. Tra i 40 e i 150 mila euro è previsto un affidamento diretto previa consultazione di tre operatori. Tra i 150 mila e i 350 si prevede una procedura negoziata con la consultazione di almeno 10 operatori, che diventano 15 fino a un milione. Lo sblocca-cantieri prevede anche che il via libera all’eventuale cessazione anticipata di una concessione autostradale passi attraverso il vaglio della Corte dei Conti, in modo da escludere la colpa grave del dirigente. Arrivano i commissari straordinari per il completamento del Mose e per il Gran Sasso.

La legge finanzia, con un fondo di 160 milioni di euro, l’installazione di telecamere nelle scuole dell’infanzia statali e paritarie e nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali. Spostato dal 15 maggio al 10 luglio il termine per iniziare l’esecuzione dei lavori per i piccoli comuni che abbiano avviato la progettazione per gli investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici. Per garantire la cantierizzazione celere delle opere pubbliche arriva dal primo settembre 2019 una società ad hoc con capitale sociale di 10 milioni di euro.

La denuncia dei materiali e sistemi costruttivi utilizzati dal costruttore allo sportello unico può avvenire anche tramite Pec. Inoltre il Mit può autorizzare altri laboratori, oltre quelli ufficiali, per prove e controlli sui materiali. Ci sono le coperture per garantire la continuità scolastica anche laddove il numero degli alunni risulta inferiore alla soglia minima. Un nuovo sistema di comunicazione di emergenza per tutte le calamità, It-alert, invierà in tempo reale messaggi a tutti i telefonini presenti nelle aree interessate. Dal primo gennaio 2020, la società Sport e Salute (l’ex Coni servizi), ha la qualifica di centrale di committenza per gli appalti pubblici per le scelte di politica pubblica sportiva. Alle Regioni la competenza per le autorizzazioni agli impianti volti al trattamento dei rifiuti, il cosiddetto ‘end of waste’.

"Un lavoro mai fatto prima". Capolavoro Raggi, stanziati 60 milioni per la manutenzione delle strade di Roma. Silenzio tombale dei media



“Nei prossimi due anni oltre 60 milioni di euro saranno dedicati alla manutenzione ordinaria delle strade di Roma. Abbiamo avviato un nuovo modello di gestione delle vie della grande viabilità che prevede un sistema integrato di servizi e lavori attivi h24”. E’ quanto ha annunciato, con un post sulla sua pagina Facebook, la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

“Si tratta del primo grande ed organico investimento realizzato per la rete stradale di Grande Viabilità della Capitale – prosegue la sindaca – che raccoglie ed armonizza in un sistema unico e coordinato attività diverse quali la sorveglianza non solo di strade ma anche di ponti e gallerie, l’attivazione di un call center tecnico, l’esecuzione di un monitoraggio puntuale svolto con strumenti ad alto rendimento tecnologico e la programmazione e gestione informatizzata del pronto intervento e della manutenzione ordinaria”.

“Le forze in campo sono consistenti: almeno 9 automezzi sono dedicati h24 alle attività di sorveglianza – conclude Raggi – mentre almeno 48 squadre di operai e mezzi sono sempre pronte ad intervenire nelle emergenze oppure a effettuare ripristini stradali in ordinaria manutenzione. In sintesi, Roma Capitale, per i suoi 800 Km di strade di Grande Viabilità e relativi 11 milioni di mq di area stradale, si accinge ad investire una cifra, comparativamente, pari a quasi il doppio della media di altre città capoluogo italiane. Un lavoro mai fatto prima d’ora”.

"Ma le regole valgono solo per l’Italia?". Conte annuncia la lettera di risposta ai parassiti di Bruxelles che vogliono massacrare gli italiani



“La lettera è quasi pronta, la stiamo rivedendo”. E’ quanto ha detto il premier, Giuseppe Conte, parlando della risposta ai rilievi della Commissione che Roma invierà nelle prossime ore. “Non abbiamo bisogno di misure correttive. I nostri fatti – ha aggiunto il presidente del Consiglio al suo arrivo al summit dei Paesi del sud d’Europa di Malta – e le nostre azioni sono scritti nei nostri bilanci, nei conti e nelle nostre entrate. Quindi i fatti ci sono”. Parlando della nomina del successore di Mario Draghi alla Bce, Conte ha detto che chiederà “che ci sia maggiore coesione” aggiungendo che gli Stati membri dell’Europa del nord “sono coesi” mentre i paesi del Mediterraneo a volte rischiano di dividersi. Da qui la necessità di fare fronte comune sulle nomine.

Taglio costi politica. Il M5S azzera gli sprechi alla Camera, al Senato la Lega invece li aumenta



Il dato è emblematico: se per il 2019 la Camera dei Deputati, presieduta da Roberto Fico, prevede di spendere circa 10 milioni in meno rispetto all’anno precedente, a Palazzo Madama la musica pare non cambiare affatto. Anzi: anche se lievemente, i conti peggiorano. Stando alla prima bozza di bilancio di previsione passato al vaglio del Consiglio di presidenza – che La Notizia ha potuto visionare – il Senato costerà quest’anno 544 milioni di euro, rispetto ai 539 previsti nel 2018. Cinque milioni in più che, come specificato nella relazione dei Questori, sono imputabili alle “spese derivanti dallo sblocco del turn-over” e, dunque, ai prossimi concorsi per rimpiazzare una fetta di dipendenti prossimi alla pensione. Il capitolo relativo al trattamento del personale, infatti, sale da 98,7 milioni a 103,7.

Non a caso, circa una settimana fa, una nota annunciava che “il Presidente è stato autorizzato ad indire i concorsi per le varie categorie dei dipendenti di Palazzo Madama il cui personale risulta attualmente sotto organico”. Oggi, in effetti, il Senato conta 649 dipendenti, a fronte di una pianta organica che dovrebbe oscillare tra 977 e 1.254 unità. Qui troverebbero, dunque, giustificazione i 5 milioni in più di spesa previsti per il personale. Secondo quanto risulta al nostro giornale, per stabilire quante persone assumere e in che ruolo, partirà prima un’analisi del fabbisogno che si concluderà il 30 luglio; i risultati verranno sottoposti poi ai sindacati e infine portati in Consiglio di presidenza.

Resta, però, curioso che, mentre la Camera riduce la spesa, il Senato a gestione Maria Elisabetta Alberti Casellati, ma a maggioranza gialloverde, muove in controtendenza. L’abbiamo visto anche con i vitalizi: il taglio al Senato è avvenuto tre mesi dopo rispetto alla Camera. E, a tal proposito, anche in questo caso – specifica la relazione – “i risparmi dovuti all’applicazione della riforma del calcolo dei vitalizi sono stati lasciati in un apposito fondo, istituito prudenzialmente fino alla fine dell’iter processuale in corso”. E così, i 22,2 milioni ‘risparmiati’ grazie al taglio dei degli assegni degli ex, per ora restano a bilancio seppure inutilizzati.

LA LISTA DELLA SPESA. C’è da dire che, secondo quanto risulta al nostro giornale, rispetto alla prima bozza, alcune voci sono state lievemente modificate, senza però intaccare il saldo finale, che resterebbe di 544 milioni tondi. Andiamo allora a vedere come si arriva a tale esborso. Partiamo dai senatori: tra indennità e rimborsi per l’attività parlamentare anche nel 2019 bruceremo 80 milioni di euro. Ancora di più ci costerà il personale per cui, come detto, quest’anno supereremo i 100 milioni di euro. Ai gruppi parlamentari, invece, andranno circa 22 milioni di euro. Ci sono, poi, le altre canoniche spese di funzionamento, a cominciare dal cerimoniale che, esattamente come l’anno scorso, costerà poco meno di 2 milioni di euro.

Più o meno il doppio, invece, se ne andrà per “studi, ricerche, documentazione e informazione”, cui si aggiunge un’importante comunicazione istituzionale: circa 5 milioni di euro tra atti parlamentari, servizi televisivi e “attività di promozione”. Non potevano poi mancare la ristorazione (1,7 milioni) e i servizi di pulizia e facchinaggio (oltre 5 milioni). A chiudere il cerchio, una serie di contributi che Palazzo Madama garantisce – per un totale di circa 1,2 milioni – a fondazioni, organizzazioni internazionali, istituti e “per l’acquisto del magazzino del Senato”. Giusto per non farsi mancare nulla.

Riceviamo e pubblichiamo

In merito a quanto riportato dall’articolo pubblicato oggi su La Notizia precisiamo che le informazioni riportate non corrispondono al vero. Dal 2010 al 2019 la spesa previsionale del Senato si è costantemente ridotta e, come si evince dalla relazione tecnica al Bilancio, ulteriori risparmi sono stimabili, solo per il 2019, in un importo pari a 12 milioni di euro. L’opera di razionalizzazione della spesa del Senato si evince sia dal Bilancio di previsione sia dal Rendiconto delle entrate e delle spese. Il rendiconto, dal 2012, si è ridotto costantemente, anno dopo anno, in termini percentuali dell’11%, senza tenere conto dei riflessi inflazionistici. In parallelo, se guardiamo al Bilancio di previsione la spesa si è costantemente ridotta dal 2010 al 2019 per un importo pari all’8,5%. L’incremento di 5 milioni dovuti allo sblocco del turn over va inquadrato in un contesto di carenza di personale rispetto a quanto previsto dalla pianta organica. Va dunque sottolineato che il Senato ha costantemente proseguito nell’azione di razionalizzazione delle risorse e a dimostrarlo sono le cifre: 255 milioni di euro di risparmi – che potranno essere utilizzati per altre finalità di pubblico di interesse – ottenuti dal 2012 ad oggi. Il rapporto tra il Bilancio di Palazzo Madama e il Bilancio dello Stato si è costantemente ridotto passando dallo 0,083 del 2006 allo 0,056 del 2018. In merito alla rideterminazione degli assegni vitalizi, si precisa: la delibera dell’Ufficio di presidenza della Camera è datata 12 luglio 2018; il Consiglio di presidenza del Senato ha adottato un analogo provvedimento il 16 ottobre 2018, nonostante questa sfasatura temporale nell’adozione dei provvedimenti, la decorrenza della rideterminazione dei vitalizi è stata perfettamente allineata all’1 gennaio 2019, analogamente a quanto fatto dalla Camera.
Antonio De Poli, questore del Senato



Prendiamo atto delle precisazioni del senatore De Poli, che tuttavia non smentiscono né contraddicono nulla di quanto scritto da La Notizia: nel 2019, considerati i risparmi, il Senato prevede di spendere 544 milioni di euro, 5 in più rispetto al 2018, esattamente come riportato nell’articolo. Quanto all’incremento di 5 milioni della spesa per il personale dovuto allo sblocco del turn over, il senatore De Poli non fa che confermare quanto da noi scritto. Infine, in relazione alle delibere che hanno introdotto il ricalcolo contributivo dei vitalizi, ci riferivamo, evidentemente, ai tre mesi di scarto intercorsi tra l’approvazione del provvedimento alla Camera e al Senato. Fermo restando che gli effetti di entrambi gli interventi si sono prodotti a partire dal primo gennaio scorso. (CG)

mercoledì 12 giugno 2019

"PROCEDURA D'INFRAZIONE? SIAMO PRONTI A TUTTO" Savona, la dichiarazione di sfida ai parrucconi di Bruxelles




Il pericolo che dalla Commissione europea arrivi una sonora bocciatura alla prossima manovra di Bilancio dell’Italia è sempre dietro l’angolo. Ipotesi alla quale il ministro degli Affari europei, Paolo Savona, non vuol farsi trovare impreparato. Ospite a In mezz’ora su Raitre da Lucia Annunziata, il ministro ha detto: “Spetterà al Parlamento decidere cosa fare ma è necessario un gruppo dirigente pronto a qualsiasi evenienza”.



Le parole di Savona rievocano lo spettro del “piano B”, quell’ipotesi mai del tutto accantonata che l’Italia possa ritrovarsi costretta a prendere le distanze dall’area euro e dalle sue restrizioni. Limiti come quelli imposti dai tecnici del ministero dell’Economia, ai quali Savona manda un messaggio chiaro: “Non spetta ai tecnici decidere cosa fare, ma alla politica. I 50 miliardi ci sono, ma non vengono investiti in Italia, per questo bisogna fare delle riforme ma se convinciamo i mercati e l’Europa ci dà una mano, riusciamo a finanziare i nostri piani con i nostri soldi”.

Senatori che paghiamo anche da morti: ecco l’elenco completo censurato dalla Stampa italiana



Una volta ultimato il mandato presidenziale, il senatore a vita ha il diritto di ricevere il cosiddetto “assegno di fine mandato”. Gli eredi di Giulio Andreotti, ad esempio, hanno presentato la domanda al Senato per avere la liquidazione da Senatore a vita, nonostante gli importi siano alti, sono calcolati su


 criteri molto simili a quelli dei comuni lavoratori. Sia Andreotti che tutti gli altri senatori a vita, hanno ricevuto gli assegni di fine mandato dagli anni 50 ad oggi. Fino ad oggi sono 34 ad essere stati incassati dagli eredi alla morte del senatore. Gli eredi dei senatori dell’anno 2010 hanno ricevuto il cosiddetto “pagamento agli eredi di persona deceduta” ben 901.818,23 euro. In questo caso, nel 2010 era deceduto solo il senatore Cossiga.

Tra gli altri Senatori a vita che sono deceduti nella storia della Repubblica italiana, troviamo Leo Valiani con 17 anni di attività, Norberto Bobbio 20 anni, Eugenio Montale 14 anni, Giuseppe Saragat 17 anni, Giovanni Gronchi 16 anni e Rita Levi Montalcini con 11 anni di attività. Tra quelli con un’attività più breve si ricordano Arturo Toscanini che dopo un solo giorno si è dimesso, Trilussa con un’attività di 20 giorni, Mario Luzi e Vittorio Valletta della durata di 4 mesi e 9 mesi rispettivamente.

Inoltre, il secondo comma dell’articolo 59 della Costituzione indica che il Presidente della Repubblica ha il diritto di nominare come senatori a vita, 5 cittadini che si sono impegnati per la Patria nel campo sociale, artistico, letterario e scientifico. Ad esempio, il presidente Giorgio Napolitano, durante il suo primo mandato ha nominato un solo senatore a vita scegliendo Mario Monti che a sua volta ne ha nominati quattro. Tra questi, Lorenzo Piano, Elena Cattaneo, Claudio Abbado e Carlo Rubbia durante il suo secondo mandato. Il presidente Sergio Mattarella ha scelto di nominare come senatore a vita Liliana Segre, reduce dell’Olocausto e nominata senatrice italiana a vita lo scorso 19 gennaio 2018.

La donna è sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e ne è la testimone.

Ma quanto ci costano i senatori a vita?

I senatori che vengono nominati dal Presidente della Repubblica ci costano 21.850 euro al mese o 276.639 all’anno per ognuno. L’indennità parlamentare è di 5.219 euro al mese, alla cifra si aggiunge una diaria fissa di 129 euro e una variabile di 3.370. Ma non solo, a queste cifre vengono aggiunti i rimborsi delle spese per l’esercizio del mandato che è pari a 4.180 euro e un rimborso spese forfettario di 1.650. Pensate che sia finita qui? Vi sbagliate. Al totale di queste cifre vengono aggiunti anche i rimborsi delle spese per ragioni di servizio pari a 108 euro, un rimborso di 195 euro per la dotazione di strumenti informatici, l’assicurazione RC di 312 euro e la polizza a vita di 221 euro. Poi si aggiungono anche altre voci di spesa come i treni, gli aerei, le autostrade ecc che arrivano ad un totale di 1.651 euro al mese.


Capolavoro Conte: così il Premier adesso pretende 65 miliardi di risarcimento per le banche italiane fallite a causa dell'UE



“Bisogna procedere con cautela. E’ un precedente importante: non è da escludere un appello della Commissione ma dobbiamo trarne tutte le conseguenze politiche e giuridiche anche ad esempio sul piano risarcitorio. Mi sembra cosa buona e giusta”. E’ quanto ha detto il premier, Giuseppe Conte, annunciando l’avvio di un’azione risarcitoria verso l’Ue dopo la sentenza con cui il Tribunale Ue ha annullato la decisione di vietare l’uso dei fondi di garanzia di depositi per i salvataggi bancari.

La linea ufficiale dell’Italia, sulla stessa sentenza con cui la giustizia europea ha bocciato la decisione di Bruxelles di impedire al nostro Paese l’utilizzo del Fondo Interbancario a Tutela dei Depositi (Fitd) per il salvataggio di Banca Tercas, è aspettare i 57 giorni che restano alla Commissione per fare ricorso. Nel frattempo sono già partite le riunioni al Ministero del Tesoro per approntare le prossime mosse, che potrebbero portate il nostro Governo a chiedere alla Commissione Europea un maxi risarcimento che potrebbe sfiorare i 65 miliardi di euro.

Il motivo? Si chiama burden sharing o bail in, due principi comunitari che voglioni che siano gli azionisti e gli obbligazionisti a farsi carico del salvataggio delle banche in crisi, attraverso la riduzione del valoro dei titoli in proporio possesso o la loro conversione in capitale. Esattamente quanto è accaduto ai possessori dei titoli di Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche, Cariferrara, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. E per aspetti simili anche ai possessori di titoli del Monte dei Paschi di Siena.

Visto che la sentenza della Corte di Giustizia ha sostanzialmente giudicato illegittimo il divieto impostoci dalla Commissione Europea di usare il Fitd per salvare queste banche, ora i tecnici del Governo, con l’ausilio della Banca d’Italia, d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) e con gli avvocati che si sono occupati della questione, stanno elaborando una strategia. Il primo problema, che sarebbe stato già in parte risolto, è quello del soggetto legittimato a chiedere il risarcimento, che è stato identificato nello Stato italiano, mentre non sembrerebbe sussitere in capo alla Banca d’Italia. L’Abi, invece, per bocca del suo presidente Antonio Patuelli, ha fatto presente che sta studiando “ogni possibilità giuridica, per chiedere e ottenere risarcimento dalla Commissione Europea”.

L’altro nodo da sciogliere è relativo alla quantificazione del risarcimento da chiedere. Infatti se si usa come parametro il valore dei titoli cancellati (azioni e obbligazioni) la cifra è di circa 24 miliardi di euro. Mentre i soldi impegnati dallo Stato per intervenire sulle banche ammontano a più di 40 miliardi. Cifre erogate con una molteplicità di strumenti la cui ricognizione completa richiederà diverse settimane visto che tra fondi, garanzie rilasciate agli istituti di credito, titoli sottoscritti dal Tesoro e contributi rilasciati a favore delle banche che si sono accollate gli istituti in difficoltà, è difficile districarsi. Senza contare che in alcuni casi i soldi spesi potrebbero tornare indietro. Quindi sarà necessario prima capire quanto è stato effettivamente sborsato e quanta parte di questi soldi si sarebbero potuti risparmiare con l’utilizzo del Fondo di Garanzia. La partita è appena iniziata e le elezioni Europee sono alle porte.

martedì 11 giugno 2019

Andrea Scanzi: "Ecco il manuale anti-M5S che va in onda in ogni talk in tv"



di Andrea Scanzi – Il Fatto Quotidiano) – Ti hanno invitato a un dibattito? A cena si parla del governo? Al bar non ti danno il cappuccino se prima non dici come la pensi su Paola Taverna? Niente paura: corri in edicola e acquista Come parlare sempre male dei 5Stelle anche se in realtà stai parlando di filosofia teoretica. Autori vari, Edizioni Carofiglio Umile, costo 180 euro (però ben spesi). È un libro irrinunciabile, che parte dall’unico assioma della politica attuale: i 5 Stelle hanno torto anche quando hanno ragione. Oppure, se preferite, “i grillini ci hanno la rogna”. È un po’ la versione nostrana del noto paradosso di Edward Lorenz: “Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?”. Oggi la frase è diventata così: “Può un ruttino di Mario Giarrusso provocare la Terza guerra mondiale?”. La risposta è “sì”, perché l’unica certezza nella vita è che i 5 Stelle sono il Male e il Pd il Bene. Ce lo ha ricordato due giorni fa a Otto e mezzo anche Alessandro De Angelis, autoproclamatosi “quirinalista” per mancanza di prove, che mentre si parlava di quel troiaio del Congresso delle Famiglie di Verona (su cui la pensa come i 5Stelle, ma non può dirlo), ha buttato la palla in tribuna dicendo che “però il M5S ha appoggiato il dl Salvini e la legge sulla legittima difesa, quindi sta uccidendo i diritti”. Tutte cose che in quel momento non c’entravano nulla, e dunque per De Angelis andavano benissimo.

Raggiungere il talento dei “sermonisti” catodici oggi di moda non è facile, ma il libro vi aiuterà a muovervi nell’agorà politica con esempi concreti. Eccone tre.

Sessismo e Toninelli.

I 5Stelle si stanno battendo per aumentare le pene sul femminicidio, varare una legge ad hoc sul revenge porne contrastare i troppi Gandolfini. Però non si può dire, perché i grillini sono – per antonomasia – omofobi e sessisti: garantiscono Cirinnà e Costantino della Gherardesca. Quindi, se qualche odioso Travaglio vi sta ricordando alcune mosse in apparenza condivisibili dei 5Stelle, voi non fidatevi. E spostate subito a caso il tema del dibattito. Tipo: “Sì, però 18 anni fa mi hanno detto che Toninelli guardò il culo di una ragazza mentre faceva la fila per comprare due etti di migliaccio in una macelleria di Crema, quindi è sessista. C’era anche Severgnini che può confermare”. Se lo direte, non mancherà una Marianna Aprile ad applaudirvi, per aggiungere poi che (testuale) “i 5Stelle hanno un’idea ancillare della donna”.

Povertà e Di Maio.

Non conta nulla che i 5Stelle abbiano varato Decreto Dignità, reddito di cittadinanza e (si spera) salario minimo, tutte cose che se le avesse fatte Zingaretti oggi Giannini lo paragonerebbe come minimo a Bordiga. Non conta: i grillini restano – per antonomasia – fascisti e schiavisti. Quindi, anche qui, dovete spostare l’attenzione. Per esempio: “Queste sono armi di distrazioni di massa della propaganda grillina. La verità è che Di Maio, quando faceva il bibitaro, una volta rubò una Zigulì allo stadio ed è stato proprio il mancato gettito di quell’acquisto a provocare la crisi mondiale”. Se poi aggiungerete che a 17 anni Di Maio trafugò pure un UniPosca in una tabaccheria di Afragola “ed è per questo che oggi mancano le coperture”, Giannini vi erigerà una statua equestre.

Corruzione e Bonafede.

La Spazzacorrotti è (più o meno) quella legge che milioni di elettori avrebbero voluto dal centrosinistra nell’infinito lasso di tempo intercorso tra il 1994 e il 2018, ma anche questo non si può dire. Quindi confutate tutto, possibilmente senza argomenti. Tipo: “La deriva giacobino-grillina è un pericolo per le libertà faticosamente conseguite col sangue dei nostri avi”. Pausa. Poi (con l’aria di un Augias che ti rivela il senso della vita): “Mio nonno era partigiano con Pertini. Fu proprio Sandro, durante i lunghi anni della prigionia, a dirgli che il problema del Paese non era il fascismo bensì Bonafede. Che non era ancora nato, ma già rompeva i coglioni”.

Cosa aspettate? Comprate il libro e, nel dubbio, date sempre la colpa ai 5Stelle: i tanti Zucconi, nel senso di Vittorio (ma forse non solo), ve ne saranno grati.

Giorgia Meloni mente sul finanziamento pubblico ai partiti: ecco il video che la sbugiarda. DIFFONDETE

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