venerdì 29 giugno 2018

Mario Giordano: ‘Toccare i vitalizi per arrivare ai pensionati? Non prendeteci per i fondelli’


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“Quello che trovo indegno e inaccettabile in queste ore, su tutti coloro che mettono in mezzo la difesa dei pensionati, coloro che dicono non si possono toccare i vitalizi perché altrimenti si vanno a toccare poi i pensionati. C’è un fine: toccare i vitalizi per arrivare ai pensionati. Ah ciccibelli i pensionati son 20 anni che li massacrate in ogni modo!
L’unica cosa che non si è mai toccata sono i vitalizi.”

Lo dice Mario Giordano in un video pubblicato sul Blog delle Stelle.

“Per la prima volta si interviene su quelle somme e si dice: ‘No, ci sono degli altri italiani che hanno più diritto di queste persone’ – osserva il giornalista – la cultura è: ‘Non si possono toccare, perché noi vogliamo difendere i pensionati!’.”

E tuona: “Non prendeteci per i fondelli! Non cercate di difendere un privilegio mettendo in mezzo le persone che hanno bisogno. Questi provvedimenti servono ad aiutarli”.
Il blocco dei vitalizi e il taglio dei vitalizi, spiega Giordano, “servono ad aiutare le persone che hanno bisogno, soprattutto se sono estese anche alle regioni”.

L’ex direttore del Tg4 prende come esempio la regione Sicilia:

“la Sicilia spende 18 milioni di euro al mese per i vitalizi, con una cifra che va sempre crescendo”.

E si chiede: “Ecco se la Regione Sicilia tagliasse un po’ di quei vitalizi, forse avrebbe i soldi per aiutare i disabili no?”

“La delibera del MoVimento 5 Stelle – prosegue – va esattamente nella direzione che ci siam detti fino adesso, cioè ricalcola quelli che sono i vitalizi del passato in base ai contributi versati. Quindi è un atto di giustizia!”

“Io non sono un tecnico, – sottolinea – non sono un giurista e non sono nulla. Sono un giornalista che si è occupato di questa materia e che ha la sensibilità della gente che su questa materia è molto sensibile”.

Travaglio dalla Gruber: "Conte? Prima fa le cose e poi parla. Un esempio"


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"Taglio vitalizio? E' una rapina" la vergognosa reazione del parassita Paolo Cirino Pomicino



“Oggi ho letto un articolo divertentissimo sul Corriere della Sera. Raccoglie le lamentele di alcuni ex parlamentari a cui toglieremo i vitalizi tra pochi giorni. Uno piange miseria perchè da 4.700 euro al mese grazie alla nostra delibera prenderà 2.500 e parla di atto illiberale. Ma dico io: ma se hai versato



 contributi per avere una pensione di 2.500 euro perchè te ne davo dare il doppio? Questa è giustizia, altro che illiberalità”. Lo scrive su facebook il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, che aggiunge: “Un altro dice che da 2.000 passerà a 400 ed è una rapina. Quindi parliamo di un ex parlamentare che ha versato contributi solo per avere una pensione minima. Capite questa gente? Quando erano in parlamento non hanno mosso un dito per alzare le pensioni minime perchè tanto loro avevano il vitalizio che valeva 5 volte tanto. Adesso lo Stato se ne frega di difendere chi ha i privilegi e pensa a proteggere i più deboli. Potete piangere e strepitare quanto volete, tanto non si torna indietro. Noi i vitalizi ve li togliamo. Mettetevi l’anima in pace”, conclude il leader 5 stelle.

“Queste misure sui vitalizi altro non sono che la riduzione di una parte delle libertà dei parlamentari”, si lamenta Paolo Cirino Pomicino, ex deputato dc che ha raggranellato 18 anni di Parlamento. Come riporta sempre il Corriere della Sera prende 4.700 euro netti, con la delibera dei Cinquestelle avrà 2.500 euro. “Il vitalizio non è una pensione. Ma quando fu introdotto negli anni Sessanta, i padri costituenti erano viventi e compresero che la libertà dei legislatori doveva essere garantita anche sul piano economico nel presente e nel futuro, senza arricchimenti ma con la dignità pari alla funzione svolta”, dice Pomicino.

Francesco Ferrari, 71 anni ed ex Dc e Ppi, Ulivo e poi Pd riceve un vitalizio di cinquemila euro “anche in virtù di 140 milioni di lire di contributi che ho versato di tasca mia e se ora me lo tagliano vado fallito perché in questi anni ho contratto tre mutui per 2 milioni di euro. Soldi investiti nell’azienda, che dà da lavorare a 40 persone”

Anche Enzo Ciconte è infuriato. L’ex parlamentare comunista con una legislatura alle spalle incassa un vitalizio pari a 2.000 euro netti. Con il ricalcolo prenderà 400 euro: “Così è una rapina, questa è una misura incostituzionale”.

Il vitalizio di Scalfari? Come se avesse vinto al SuperEnalotto: quanto ha incassato in tutti questi anni in cambio di soli 5 anni al Senato nel paleozoico



Maurizio Belpietro per la Verità



Ieri, sulla prima pagina di Repubblica, Sergio Rizzo, un bravo collega che ha il merito di aver spesso scoperchiato il pentolone in cui bollono sprechi e privilegi politici, spiegava in un editoriale che lo scandalo vero dei vitalizi non consiste nell’ assegno che ogni onorevole o consigliere regionale incassa ogni mese, assegno assai più ricco di chi abbia lavorato una vita ma senza mai sedersi sui banchi di Montecitorio o Palazzo Madama, ma la doppia pensione.

Si dà il caso infatti che molti onorevoli durante la loro carriera politica, oltre ad aver maturato un vitalizio senza limite alcuno di età e di servizio, abbiano potuto maturare anche una pensione, godendo del meccanismo dei contributi figurativi.

In pratica, chi sia stato eletto alla Camera o al Senato (ma anche in Consiglio regionale) grazie a una legge dello Stato non solo si vede conservato il posto di lavoro, come è giusto che sia, ma vede proseguire in progressione anche la propria pensione per via di una contribuzione che non c’ è, perché nessuno la versa in quanto il dipendente non lavora, ma che l’ ente previdenziale è costretto a considerare come se ci fosse. Questa pensione, maturata nonostante la mancanza di parte o tutta la contribuzione, a fine mandato parlamentare si somma al vitalizio, cioè a un’ altra pensione, con il risultato di regalare agli onorevoli il privilegio di godere di due pensioni. Anzi, qualche volta di tre.

Fin qui Sergio Rizzo, che ieri sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari riportava una stima del presidente dell’ Inps, Tito Boeri, secondo cui, su 2.600 politici che percepiscono il vitalizio, 1.323 risultano «avere periodi di contribuzione figurativa da carica elettiva». Tradotto, significa che la metà dei parlamentari e consiglieri regionali che percepisce il vitalizio ha anche una pensione regalata tutta o in parte dai cittadini.

Mentre scriveva queste giuste osservazioni, Rizzo però non si dev’ essere accorto che il caporedattore di Repubblica stava impaginando il suo editoriale sopra un articolo dell’ uomo dalla cui iniziativa 42 anni fa nacque Repubblica. La faccia di Eugenio Scalfari anzi arrivava prima della firma, introducendo due pagine nella sezione cultura in cui Barbapapà (questo il soprannome redazionale dell’ illustre ex direttore) raccontava le poesie della sua vita, ovvero quelle che ha amato di più.

Ironia della sorte, il Fondatore deve aver amato molto anche le norme sui vitalizi, perché dal 1971, ossia da quasi cinquant’ anni, ne percepisce uno. Era il 1968 quando fu eletto deputato tra le fila del Psi. Giacomo Mancini gli offrì un posto in lista per sottrarlo al carcere. Da direttore dell’ Espresso, insieme con il collega Lino Jannuzzi, aveva pubblicato un’ inchiesta accusando il generale Giovanni De Lorenzo di aver ordito un colpo di Stato. Querelato dall’ alto ufficiale, Scalfari fu condannato a 15 mesi di carcere (in appello fu assolto), ma per evitare di vederlo dietro le sbarre il segretario socialista gli offrì l’ immunità, che all’ epoca era assoluta.

L’ esperienza parlamentare di Eugenio però durò poco, solo una legislatura, perché poi, come è noto, preferì tornare al giornalismo e di lì a qualche anno diede vita a Repubblica. Tuttavia, di quell’ esperienza gli è rimasto il vitalizio, che, in base alle norme di allora, gli fu liquidato subito, appena mise piede fuori da Montecitorio.

In passato, quando dirigevo un altro giornale, ricordo che chiesi ai colleghi di calcolare quanti soldi in più avessero incassato gli ex onorevoli rispetto ai contributi versati e dall’ inchiesta venne fuori che Scalfari, grazie a un vitalizio pagato per decenni, si era messo in tasca quasi 1 milione in più di quel che la Camera gli aveva trattenuto. Ovviamente Barbapapà non è il solo ad aver goduto del privilegio di un vitalizio così generoso, per giunta unito ad una pensione.

Qualcuno anzi è riuscito a far meglio di lui, come ad esempio lo scomparso Stefano Rodotà, che essendo stato deputato in quattro legislature sommò a lungo il proprio vitalizio con la pensione da docente universitario e la retribuzione da presidente dell’ Autorità garante per la protezione dei dati personali, incarico che ha alternato all’ attività di editorialista proprio per il quotidiano fondato da Scalfari.

Ah, dimenticavo: tra le rime citate ieri da Eugenio ce n’ è una che pare la sintesi perfetta di questa storia dei vitalizi: «Se povero tu sei, povero resterai. Le ricchezze si danno ai ricchi, ai poveri mai».

Ps. Mentre scrivevo questo articolo, è scoppiata la polemica fra i 5 stelle e Maria Elisabetta Alberti Casellati. La presidentessa del Senato infatti avrebbe tirato il freno al taglio degli assegni incassati dagli ex onorevoli. Questioni giuridiche, par di capire. La Casellati, avendo fatto per una vita l’ avvocato, di certo è sensibile alle questioni giuridiche, ma temo che sia meno sensibile, nonostante la lunga presenza in Parlamento, alle questioni politiche.

Fermando il taglio infatti non soltanto fa un favore ai pentastellati, i quali possono prendersela con l’ establishment, ma dà un taglio ai consensi del partito da cui proviene, ossia Forza Italia, che già ora non se la passa bene, ma domani potrebbe passarsela peggio.


giovedì 28 giugno 2018

Abbiamo un Governo con le palle! Vertice UE, Conte mette il primo veto che manda in tilt gli eurocrati: "Nessun documento senza riforma sull'immigrazione"



Il premier Giuseppe Conte mette il primo veto a Bruxelles. Tecnicamente una riserva, con cui ha bloccato le conclusioni della prima parte del Consiglio europeo, in cui si è parlato di “sicurezza, difesa, lavoro, crescita, competitività, innovazione digitale e allargamento”, ma non di migranti.



 Conte ha spiegato che l’Italia intende invece dare un voto sull’intero documento, compresa quindi soprattutto la parte sulla questione immigrazione in discussione stasera. Il primo effetto della sua decisione è la cancellazione della conferenza stampa di Juncker e Tusk, prevista proprio al termine della prima parte dei lavori. E da Palazzo Chigi precisano che non ci sarà nessun documento condiviso “senza la riforma del regolamento di Dublino“.

Nel corso della discussione sui migranti è arrivato poi il secondo “no” dell’Italia, che respinge la proposta di Parigi di gestire sul suo territorio un hotspot finanziato dall’Ue, per filtrare i migranti e i richiedenti asilo. “Il premier  ha concordato con il presidente francese Macron conclusioni direttamente ispirate agli obiettivi contenuti nella proposta italiana e ora si sta cercando di coinvolgere altri Paesi”. È quanto si apprende da fonti del governo. “Conte difficilmente potrà accettare conclusioni che non affermino il principio che chi arriva in un paese transfrontaliero dell’Ue arriva in Europa, che non ribadiscano la necessità di azioni e responsabilità congiunte degli Stati membri riguardo agli sbarchi di migranti per effetto di operazioni di salvataggio, che non prevedano un cospicuo rifinanziamento del Fondo per l’Africa e che non contemplino la necessità espressa di riformare il regolamento di Dublino, nonché una rapida attuazione entro l’anno di questi principi”, precisano le stesse fonti.

Solidarietà europea o veto anche sul testo finale
“Il Consiglio europeo ha avuto uno scambio di vedute con il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani e il segretario generale della Nato Stoltenberg. Visto che uno Stato membro ha messo la riserva sull’intero progetto di conclusioni, non ne sono state adottate a questo punto”, ha fatto sapere un portavoce. E’ il primo colpo di scena del vertice in corso a Bruxelles, uno dei più difficili degli ultimi anni. Se nelle conclusioni non ci sarà una chiara accettazione da parte di tutti i 28 Paesi del principio della solidarietà europea, cioè che i barconi che arrivano in Italia arrivano in Europa, Roma potrebbe mettere il veto anche sul testo finale. Esiste solo un precedente in tal senso: protagonista la Polonia nel marzo 2017. In quel caso il Consiglio si concluse con una sorta di stratagemma: dato che su tutto il resto, a parte il rinnovo della nomina di Tusk, c’era accordo, venne poi comunque fatto uscire un testo con la formula ‘conclusioni del Presidente del Consiglio europeo’. Ora però a mettere il veto sarebbe un Paese fondatore come l’Italia.

Il no alla proposta francese sugli hotspot
Secondo quanto si apprende da fonti italiane, il governo punta a far assumere all’Europa la responsabilità della questione migratoria, e non è disposto ad accettare nessun compromesso al ribasso. E ha già dato anche un secondo no, sulla proposta avanzata dalla Francia di creare sul suo territorio hotspot di nuova generazione, sul modello di quelli in Grecia del 2016. Lo lasciano intendere senza mezzi termini fonti italiane al vertice che rispondono – sulla chat whatsapp dei giornalisti italiani accreditati al summit – con un emoticon che non ha lasciato dubbi interpretativi: un dito medio alzato. Emoticon poi rimossa con spiegazione: si è trattato di un errore di digitazione. E’ partita per uo sbaglio e non aveva niente a che fare con la chat del Vertice.

Vitalizi, il Governo da una mazzata ai parassiti: ‘I ricorsi non ci fermeranno’



Lo scrive su Facebook Roberto Fico: “Sento parlare in queste ore di possibili ricorsi. Ribadisco, come detto già durante l’Ufficio di presidenza, che non mi avvarrò dell’immunità parlamentare di fronte all’eventuale presentazione di questi ricorsi”.



“Questo – continua – perché ritengo anche che sia necessario partire da sé stessi, dal proprio agire e dal proprio esempio, prima di chiedere qualcosa agli altri”.

“Anche per questo – prosegue Fico – tra i primi atti come presidente della Camera ho totalmente rinunciato all’indennità aggiuntiva a cui avrei avuto diritto, pari a 280 mila euro per l’intera legislatura”.

E ha ricordato che anche quando ricopriva la carica di presidente della commissione di Vigilanza Rai nella scorsa legislatura, ha rinunciato a circa 130 mila euro.

“Tutto questo – ha spiegato – dimezzandomi lo stipendio da deputato, nella scorsa legislatura e in quella attuale. Sono fatti concreti, che dimostrano la coerenza di un percorso”.

Secondo Fico “il cambiamento culturale e la fiducia tra cittadini e istituzioni passano anche da queste scelte”.

L’esponente del M5S ha anche precisato che, riguardo al taglio del vitalizio agli ex senatori, con la presidente del Senato “non c’è nessuno scontro istituzionale sa che avremmo proceduto con la delibera”. E ha aggiunto, rispondendo a Casellati che chiedeva “soluzioni condivise sul taglio dei vitalizi: “Io faccio quello che avevo promesso, proseguo su questa strada”.

Vitalizi, la gioia di Dibba: ‘Quando proposi di tagliare i vitalizi degli ex-deputati la Boldrini mi cacciò dalla Camera’



A proposito di vitalizi degli ex deputati, l’esponente 5Stelle Alessandro Di Battista ha ricordato su Facebook l’episodio accaduto negli ultimi giorni della passata legislatura quando l’ex-Presidente della Camera Laura Boldrini lo cacciò dalla Camera.



Di Battista, condividendo il video sul social network, ha raccontato:

“L’ex-Presidente dichiarò inammissibili le proposte del Movimento 5 Stelle sul taglio dei vitalizi agli ex-deputati fatte durante la discussione del bilancio della Camera. Disse che non si potevano accettare in quanto la legge sul taglio dei vitalizi (la legge Richetti) era già passata alla Camera ed era in procinto di passare in Senato”.

“Io le dissi – ha proseguito – che nessuno ci poteva garantire la sua approvazione quindi suggerivo intanto di tagliare i vitalizi degli ex-deputati dato che era possibile farlo”.

Ma quanto detto dall’ex parlamentare non servì, in quanto la Presidente lo buttò fuori:

“Come andò a finire? Che la legge Richetti venne – come volevasi dimostrare – insabbiata al Senato e che il partito della Boldrini non è stato votato neppure dai parenti,” ha aggiunto Di Battista.

L’ex deputato 5Stelle ha poi elencato alcune “cose” che desidera dire “ora che i vitalizi hanno le ore contate”:

“1. Quando gli tocchiamo i vitalizi dicono ‘giù le mani, i nostri sono diritti acquisiti’, quando invece ci toccano le pensioni si difendono dietro il ‘ce lo chiede l’Europa’. Favolosi”

“2. Dissi in ogni modo che il PD stava facendo finta di abolirli facendo passare la legge solo alla Camera e insabbiandola al Senato. Ricordate? Dicemmo che si sarebbero potuti tagliare immediatamente con una delibera dell’ufficio di presidenza. Ricordate? Cercate di ricordalo per favore affinché l’estinzione politica del PD sia ancora più veloce”.

“3. Nessuno ritiene che tagliando questo osceno privilegio medioevale si risolveranno magicamente i problemi dell’Italia, tuttavia è un segnale, un segnale importante che può far riavvicinare i cittadini alla politica”.

Poi Di Battista si è rivolto agli ex parlamentari: “se non riuscirete a campare presto potrete chiedere il reddito di cittadinanza,” ha scritto.

E ha concluso ricordando che sono ancora molti i privilegi da abolire.

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Anche Salvini sta con il M5S sui vitalizi: "Taglio prima possibile"


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“Salta tutto se non farete come diciamo noi” Così Conte andrà oggi a Bruxelles al Consiglio Europeo



È una partita importante quella che si gioca oggi l’Italia al Consiglio europeo di Bruxelles.



Con il premier Giuseppe Conte che, sulla scia di un Salvini molto aggressivo, va in Europa cercando il dialogo ma dettando una proposta organica sull’immigrazione.

Un tentativo di rialzare la testa dopo anni di politica sdraiata della sinistra, forte anche del precedente dell’approdo della nave Lifeline a Malta, anche se sull’esito si allungano molte ombre perché l’Italia è pronta a bloccare le conclusioni sulla parte migratoria se nel testo non verrà inserito il concetto di responsabilità condivisa sui salvataggi in mare.

Mentre Conte si appresta a dialogare con la Ue, il ministro dell’Interno Matteo Salvini è tornato ad attaccare il presidente francese Emmanuel Macron: «Fa il matto perché è al minimo della sua popolarità del suo Paese». Un carico ulteriore dopo quanto aveva già detto in un’intervista alla Cnn: «Macron parla di valori ma non li riconosce. Per questo non ha lezioni da dare all’Italia. Con le belle parole non abbiamo mai ottenuto niente. In questo mese di governo, con le nostre azioni siamo riusciti a farci ascoltare».

Le mosse del governo sono monitorate con occhio vigile dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ieri – nel giorno in cui Conte ha riferito a Camera e Senato in vista del vertice Ue di oggi e del suo imminente viaggio a Washington da Trump – ha ricevuto al Quirinale il presidente del Consiglio e una delegazione del governo. Che ha incassato anche una risoluzione di maggioranza presentata da M5s e Lega e approvata alla Camera (Fi si è astenuta e Fdi ha tentato invano di far passare una mozione sul blocco navale). Ma oltre ai dieci punti in materia di immigrazione previsti dal documento, tra cui la modifica del regolamento di Dublino e l’apertura di centri di accoglienza anche in altri Paesi, Conte ha affrontato in aula temi diversi, sul fronte difesa e sicurezza, lavoro, sviluppo e competitività.

L’Italia si presenta al vertice «con la forza e la consapevolezza di un governo che in Europa parla con una voce sola, ferma e risoluta», ha detto il premier. Il tema principale di oggi sarà quello di andare oltre Dublino: il criterio del Paese del primo arrivo va superato perché inadeguato, dal momento che solo il 7% dei migranti sono rifugiati. E anche se «l’Italia da anni salva l’onore dell’Europa nel Mediterraneo», una cosa è salvare vite umane, un’altra farsi carico di tutti, perché «le coste italiane sono coste europee»: «Gli obblighi di salvataggio non possono diventare un obbligo di processare le domande di asilo per conto di tutti». Cambiare si può e il nostro Paese, per Conte, merita una risposta comune al fenomeno migratorio. Di più: «L’Italia può contribuire a rendere questo appuntamento uno spartiacque, un punto di svolta e di cambiamento per l’Europa».

Non solo migranti. A Bruxelles il premier affronterà anche temi economici, chiedendo all’Europa una maggiore equità fiscale e di mandare un segnale sul fronte economico e dei conti pubblici. Perché i dati Istat sulla povertà «ci obbligano a dare risposte concrete». Per piegare l’Europa alla linea italiana sull’immigrazione il premier potrebbe fare leva sulla vicenda delle sanzioni alla Russia: «Non ci dovrà essere nulla di automatico nel rinnovo delle sanzioni».

mercoledì 27 giugno 2018

Vitalizi, i parassiti vogliono denunciare Fico: "Chiederemo i danni"



Lo avevano detto a dicembre scorso in un incontro pubblico con Tito Boeri: “Noi non siamo uguali agli altri”. E partendo da quel presupposto oggi che il loro privilegio viene toccato dopo anni di polemiche, minacciano di chiedere i danni direttamente al presidente della Camera Roberto Fico. Sono gli ex parlamentari che ancora ricevono i vitalizi calcolati su base retributiva e non contributiva e che, alla notizia della presentazione della delibera che impone la stretta, dichiarano guerra: “E’ una vendetta politica”, hanno detto in una conferenza stampa, “un attacco frontale allo Stato di diritto”.



L’obiettivo finale, ha detto il presidente Antonello Falomi, “è mettere mano alle pensioni degli italiani”: “Ci batteremo in tutte le sedi per impedire che questo obbrobrio costituzionale venga perpetrato”. Secondo l’ex parlamentare “sventolare lo scalpo dei vitalizi” in vista di futuri appuntamenti elettorali rappresenta “una gigantesca presa in giro degli italiani, a cui si sta vendendo una merce propagandistica avariata“. La delibera illustrata dal presidente della Camera, ha spiegato, “è un monumento alla illegalità costituzionale” perché “non si può applicare retroattivamente” il metodo contributivo introdotto dalla legge Dini del 1996 “a persone che sono andate in pensione prima di questa legge”. Falomi ha aggiunto: “Siamo stati ricevuti dal presidente della Camera e dai collegi dei questori di Camera e Senato” ma “con una interlocuzione pari a zero: i nostri argomenti sono stati semplicemente ignorati… abbiamo chiesto di disporre di tutta la documentazione istruttoria” ma, ha lamentato l’ex esponente di Rifondazione Comunista, “non ci è stato dato il più piccolo pezzo di carta. La ‘scatoletta di tonno’ che doveva essere aperta è rimasta ben chiusa”. Tuttavia, ha proseguito, “abbiamo saputo del parere negativo degli uffici parlamentari competenti” sul tentativo di ricalcolo dei vitalizi col metodo contributivo. La delibera, ha rincarato Falomi, “è peggio della legge Richetti” ed è stata scritta “sotto la dettatura del presidente dell’Inps Boeri”: “un’operazione vergognosa che interviene nella vita delle persone in un’età fragile”, ha sottolineato citando i casi di alcuni ex parlamentari ultranovantenni che, in caso di ok finale alla delibera, si vedranno decurtare drasticamente l’assegno. Per Falomi l’obiettivo dei promotori della delibera (su tutti il M5s, che ha fatto dell’abolizione dei vitalizi il proprio cavallo di battaglia) “è chiarissimo: mettere mano alle pensioni degli italiani. Noi siamo solo il cavallo di Troia. Stanno eseguendo alla lettera i dettami dei poteri forti”.


A Falomi si è accodato Giuseppe Gargani, il quale ha comunicato di aver inviato ai membri dell’Ufficio di Presidenza di Montecitorio una diffida formale stragiudiziale per “mettere in chiaro” le loro responsabilità “personali e patrimoniali” in caso di approvazione del provvedimento: “Faremo ricorso in sede interna”, ha detto Gargani, ma “valuteremo anche altre strade” perché “l’Ufficio di Presidenza risponde personalmente delle sue decisioni”.

Vitalizi, ecco l'elenco degli ex deputati e ex senatori a cui verrà tagliato: Da Sgarbi a Cicciolina, fino a D'Alema e Prodi



Dagli avvocati ai giornalisti, dagli accademici agli imprenditori. In buona compagnia di magistrati, banchieri e sindacalisti. Oltre, ovviamente, ai politici e alle vecchie glorie della Prima e della



 Seconda Repubblica. Ma negli elenchi dei vitalizi, aggiornati ad ottobre 2016, non mancano neppure nomi noti del cinema, dello spettacolo e della cultura. Un esercito, quello del privilegio più odiato e invidiato dagli italiani, che conta nei suoi ranghi oltre duemila ex parlamentari. E non è tutto. Perché in molti casi il ricco assegno a carico del contribuente finisce per cumularsi anche con altri trattamenti previdenziali.

Ecco i vitalizi pagati dalla Camera dei deputati con gli importi mensili. Nel primo elenco sono riportati gli assegni liquidati con il vecchio sistema di calcolo. Il secondo elenco comprende invece i vitalizi maturati dai parlamentari in carica anche dopo il gennaio del 2012 e calcolati per il periodo successivo con il nuovo sistema introdotto con la riforma voluta dai vertici di Montecitorio.




Vitalizi Camera 2 from ilfattoquotidiano.it

Ecco i vitalizi pagati dal Senato con gli importi mensili.



Taglio vitalizi, Giordano esulta: "Finalmente! bastava poco. Ed è solo l'inizio..."


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Ultim'ora - Ce l'abbiamo fatta! Stop ai privilegi dei parassiti della Casta



di MoVimento 5 Stelle



Oggi è un giorno storico per tutti gli italiani. Dopo anni di battaglie contro i privilegi della politica, finalmente iniziamo l’iter per porre fine a una ingiustizia sociale. Attraverso il taglio dei vitalizi, annunciato stamani dal presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, in questa legislatura faremo risparmiare ai cittadini circa 200 milioni di euro. Una vittoria che ci riempie di grande emozione e che dedichiamo a tutti voi che avete sempre creduto nel MoVimento!

Il provvedimento prevede il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, di tutti i vitalizi (diretti e di reversibilità) riconosciuti ai deputati cessati dal mandato e maturati fino al 31 dicembre 2011. Il cambiamento del calcolo avverrà dal 1° novembre di quest’anno. Ovviamente verrà introdotto un tetto massimo per evitare che il trattamento attuale diventi una “pensione d’oro”. Al tempo stesso, però, il nuovo calcolo non inciderà in negativo sui trattamenti più bassi che restano tutelati.

Ad oggi sono circa 2.600 gli ex parlamentari, tra Camera e Senato, che percepiscono i vitalizi. Nel 2016 la spesa per i vitalizi ha raggiunto complessivamente 193 milioni di euro circa. Nel 2017, invece, l’importo è stato di circa 206 milioni di euro. Secondo la stima fatta dall’Inps, nel 2018 i vitalizi dovrebbero raggiungere la cifra di circa 200 milioni di euro, complessivamente tra Camera e Senato. Cifre spropositate che elimineremo definitivamente!

A chi ci attacca dicendo che stiamo togliendo un diritto acquisito, rispondiamo che i vitalizi sono un privilegio rubato! Ed è chiaro che per il MoVimento i privilegi rubati non possono esistere.

A differenza delle vecchie forze politiche, il MoVimento 5 Stelle ha sempre mantenuto le proprie promesse. Lo abbiamo fatto in passato dimezzandoci lo stipendio da parlamentare, lo stiamo facendo oggi eliminando i vitalizi della casta e lo faremo nei prossimi giorni tagliando un’altra vergogna tutta italiana: la pensione d’oro! E’ assurdo pensare che mentre milioni di cittadini non arrivano a fine mese, e l’Istat proprio ieri ha certificato che ci sono 5 milioni di italiani che vivono in povertà assoluta, ci sono pochi privilegiati che si godono delle pensioni di lusso. Assurdo e vergognoso!

Il compito di ogni singolo parlamentare dovrebbe essere quello di risolvere le problematiche dei cittadini, ristabilendo anche una equità sociale che dovrebbe essere alla base di uno Stato civile e democratico come l’Italia. Per troppo tempo, però, la politica ha saputo soddisfare solamente gli interessi del singolo individuo, facendo arricchire “gli amici degli amici”. Tutto, ovviamente, a discapito degli italiani! Il vento del “Cambiamento”, però, sta spazzando via tutte queste ingiustizie.

Andremo avanti con impegno, determinazione e coraggio per cambiare totalmente il nostro Paese. Per essere chiari: non ci fermeremo dinanzi a nessun ostacolo e lo stiamo già dimostrando.

Siamo certi che riusciremo in questa grande impresa. E il merito sarà solo il vostro che lo scorso 4 marzo ci avete dato fiducia. Grazie a tutti!

Clandestini, è Conte che detta le condizioni all’Europa! E’ finita l’epoca di un’Italia cameriera dei parassiti di Bruxelles



“Il regolamento di Dublino è inadeguato – spiega il presidente del Consiglio Conte – è cruciale superarlo”. Che ribadisce: Le coste italiane sono europee, bisogna rivedere e superare il criterio del Paese di primo arrivo”



Alla vigilia del Consiglio europeo (in programma domani e venerdì) il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parla alla Camera dei deputati.

“C’è bisogno di un’Europa più giusta e più equa e sull’immigrazione sono in gioco i valori dell’Europa unita”. Il premier ha assicurato che sul fronte dell’immigrazione l’Italia continuerà a fare la sua parte”. Ed ha aggiunto, parlando dei soccorsi in mare compiuti dai nostri militari e dalla Guardia costiera, che da anni il nostro Paese “salva l’onore dell’Europa nel Mediterraneo”.

“Dobbiamo superare Dublino – prosegue Conte – un regolamento che non va riformato in alcune delle sue parti, perché oggi è chiaro che non v’è dubbio che sia del tutto inadeguato a gestire i flussi migratori. Va superato – prosegue – perché non ci sono più dubbi che sia inadeguato a gestire flussi migratori. Solo il 7% dei migranti in arrivo sono rifugiati”. Ma c’è un’altra cosa da superare, come ribadisce il capo del governo: “Va superato anche il criterio del ‘Paese di primo arrivo‘, anche questo non è idoneo a gestire i flussi in modo efficace e sostenibile. Va infatti affermato il principio che chi sbarca in Italia (o in qualsiasi altro Paese di primo arrivo) sbarca in Europa. Questo principio lo ripeterò come un mantra”.

“L’Italia – continua il premier – con il suo apporto specie in tema di immigrazione, può contribuire a rendere questo appuntamento uno spartiacque, un punto di svolta e di cambiamento per l’Europa”.

“L’ho detto nei miei primi incontri bilaterali di qualche settimana fa – prima a Parigi con il presidente francese Macron e poi a Berlino con la cancelliera tedesca Angela Merkel – l’ho ripetuto al pre-vertice di domenica scorsa e lo ripeterò domani al Consiglio europeo. Le coste italiane, greche, spagnole, sono coste europee. Se davvero esiste un’Europa, l’Europa di Schengen, fondata sul binomio responsabilità-solidarietà, come dicono tutti a parole, allora questo criterio del ‘Paese di primo arrivo’ va superato”.

“L’Italia – assicura Conte – si presenta al vertice Ue con la forza e la consapevolezza di un governo che in Europa parla con una voce sola, ferma e risoluta”.

Montesano incoraggia la Raggi: "Virginia non dare retta a nessuno, vai avanti. Roma non si aggiusta in due anni"



“A Virgì anche se tu c’hai le orecchie un po’ grosse, a sventola, nun glie dà retta, nun li sta a sentì”.



Così direbbe il “Rugantino” secondo Enrico Montesano a Virginia Raggi oggi.

“Roma – ha spiegato l’attore – non si sistema in un anno o due. Servono prima di tutto più risorse economiche”.

Non è colpa della sindaca, ha aggiunto, “se la città è in queste condizioni. Sono 40 anni che bisogna iniziare a fare le cose”.

Montesano ha anche detto che la capitale “merita maggiore attenzione”, ma affinché “possa usufruire di questo vento di cambiamento”, serve che i suoi cittadini per primi la rispettino:

“Bisognerebbe eliminare i cassonetti, fare una differenziata come si deve. Però intanto non sporcate! Visto che nun je la famo a pulì, nun sporcate! Roma è Capitale, non un ca-Pitale, dove ognuno viene, ce fa i suoi bisogni e se ne va. No, Roma va amata e rispettata”, ha affermato.

Rispondendo in una intervista al Giornale ad una domanda su cosa direbbe alla sindaca Raggi sullo stato in cui oggi versa Roma, Montesano ha risposto:

“Più che Roma capitale la chiamerebbe ca-pitale. Nel senso che l’hanno ridotta ad essere il posto dove tutti vengono a fare i loro bisogni. Ma già ai tempi di Augusto aveva un milione di abitanti; era già multiculturale e multirazziale. Basterebbe che chi viene qui la rispettasse. Quanto alla Raggi, Anche se c’hai le orecchie a sventola le direbbe – nun sta a senti’ chi te critica. I problemi a Roma ce stanno da quarant’anni. Ne possono basta’ soltanto due per risolverli tutti?”

Taglio vitalizi, solo il PD voterà contro



Abbiamo intercettato una fonte di Forza Italia che ci ha confermato che anche loro voteranno a favore della delibera sui tagli ai vitalizi“. A darne notizia èAgorà su Raitre in diretta da Montecitorio. “Insomma un suggello”, commenta la giornalista. A questo punto è molto probabile che con il voto a



 favore degli azzurri la sforbiciata passerà. Roberto Fico ha presentato questa mattina 27 giugno la misura fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle. La delibera, messa a punto dai membri grillini dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, è indirizzata al superamento totale del sistema vitalizi attraverso un ricalcolo col sistema contributivo.

Il risparmio – Una soluzione con la quale, secondo quanto viene riferito da fonti della presidenza della Camera, si risparmierebbero circa 40 milioni di euro. “Il totale dei vitalizi erogati dalla Camera ammonta a 1.405, di questi 1.338 saranno ricalcolati e dunque abbassati” mentre gli altri 67 non verranno ritoccati. Questi ultimi riguardano i deputati che hanno versato contributi per 4-5 legislature. Il resto degli importi interessati dalla delibera sarà invece ricalcolato con il metodo contributivo.

Quanto e quando – Nel lavoro che ha portato alla stesura della delibera, sottolineano le stesse fonti, c’è stata una “collaborazione istituzionale con Inps e anche con Istat”. Previsto anche un tetto minimo di 980 euro al mese. Le nuove norme entreranno in vigore a partire dal primo novembre prossimo, mentre il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato al 5 luglio. La discussione avrà luogo nella settimana successiva.

Gli unici che voteranno contrari saranno i parlamentari del PD.

martedì 26 giugno 2018

Governo, tra il 27/28 Giugno arriva il decreto di Dignità: Ecco cosa prevede



Il primo provvedimento del governo Conte, visionato dall'agenzia Ansa, è diviso in 11 articoli e inserisce alcune misure per ridurre il precariato nei contratti di lavoro. Poi sanzioni per le imprese che lasciano l'Italia dopo aver ricevuto gli aiuti dallo Stato. Contro la ludopatia previsto il blocco di sponsorizzazioni di giochi e scommesse e di "tutte le forme di comunicazione" comprese "citazioni visive ed acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli"



Limiti per i contratti a termine, multe alle aziende che incassano aiuti di Stato e poi delocalizzano e stop totale alla pubblicità di giochi e scommesse, non solo in televisione.  Sono questi alcuni dei punti che saranno toccati nel Decreto dignità, primo atto del governo Conte e che è previsto in discussione del consiglio dei ministri tra il 27 e il 28 giugno. Il provvedimento, la cui bozza è stata visionata dall’agenzia Ansa, è diviso in 11 articoli e all’interno ci sono alcuni dei temi su cui si sono concentrati gli annunci di Luigi Di Maio dal momento dell’insediamento dell’esecutivo e in campagna elettorale. Innanzitutto sono previste misure per limitare il precariato, quindi modificando la disciplina dei contratti a termine liberalizzati dal decreto Poletti approvato nel marzo 2014. Poi gli interventi per contrastare la ludopatia e il pacchetto fiscale, che comprende tra le altre cose, il rinvio della fattura elettronica per i benzinai e l’abolizione del redditometro.


Contratti a termine più cari, tetto quattro proroghe – Si interviene innanzitutto sui contratti a termine. Non viene toccato il limite massimo di durata che resta di 36 mesi, ma ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5 per cento. Inoltre si stabilisce che le proroghe non potranno essere più di 4 (attualmente si può arrivare fino a cinque). Viene anche aumentato a 270 giorni il termine per impugnarlo.

Tornano le causali, anche somministrazione in tetto 20% – Ci saranno tre tipologie di causali per giustificare il contratto a termine: esigenze temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali. Le causali dovranno essere indicate al primo rinnovo o per quelli oltre i 12 mesi. Anche i contratti in somministrazione andranno conteggiati nel limite del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine.

Soros senza vergogna: così minaccia direttamente il Governo, senza rispetto alcuno della volontà popolare



Quella di George Soros appare una minaccia diretta all’Italia. Una minaccia, quella del filantropo che finanzia Ong e il sistema-immigrazione, che è piovuta su Twitter qualche giorno fa. Infatti, Soros, ha



 cinguettato: “Tutto quello che può andare storto va storto, però mi sento ancor più determinato a raddoppiare i miei sforzi contro i nazionalismi nascenti e i valori illiberali”. Fin troppo semplice – come sottolinea Diego Fusaro – cogliere il riferimento alla situazione italiana, dove il governo giallo-verde viene visto come il diavolo dal finanziere. E dunque, per fronteggiare Lega, M5s e le politiche anti-immigrazione di Matteo Salvini, Soros promette di “raddoppiare gli sforzi”. E i suoi sforzi, è facile ipotizzarlo, sono quelli che passano attraverso la fondazione Open Society, con cui foraggia proprio il sistema dell’accoglienza gestito dalle Ong, a tratti oscuro, che il governo sta cercando di limitare.


Di Maio: ‘Domani finalmente iniziamo a togliere un privilegio insopportabile: il vitalizio degli ex parlamentari’



“Domani finalmente iniziamo a togliere un privilegio insopportabile: il vitalizio degli ex parlamentari”.



Così Luigi Di Maio su Twitter condividendo lo screenshot di un tweet del presidente della Camera Roberto Fico in cui si legge: “Domani alle 8.30 ho convocato l’ufficio di Presidenza di @Montecitorio dove presenterò la delibera per il superamento dei vitalizi.”

Il vicepremier ha poi aggiunto: “Lo abbiamo detto e lo stiamo facendo. I prossimi saranno i pensionati d’oro.
L’era dei privilegi è finita”. E ha lanciato l’hashtag #togliamoiprivilegi

Nel frattempo Di Maio ha ribadito la necessità del reddito di cittadinanza per venire incontro ai milioni di poveri che vivono in Italia.

E ha riportato le dichiarazioni del Procuratore Generale della Corte dei Conti

“Finalmente il Reddito di Cittadinanza viene riconosciuto per quello che è: un diritto del cittadino. Non sono dei ‘grillini’ a dirlo. Leggete queste parole del Procuratore Generale della Corte dei Conti: ‘Il reddito di cittadinanza è un diritto importante a sostegno delle fasce maggiormente colpite dalla recente prolungata crisi occupazionale. Un diritto che il Def ha voluto scevro da inutile e deleterio assistenzialismo, ancorato invece al mondo del lavoro; dunque un arricchimento con un nuovo diritto della cittadinanza, un significativo contributo a renderne partecipi anche le fasce di popolazione maggiormente in difficoltà’.”

“È un riconoscimento importante per la proposta che il MoVimento 5 Stelle porta avanti fin dalla sua nascita e che ora sta per diventare legge dello Stato,” ha proseguito Di Maio, che ha spiegato: “Si tratta di una misura urgente, di primaria importanza anche alla luce dei dati diffusi oggi dall’Istat che parlano del record di povertà dal 2005: ci sono oltre 5 milioni di poveri assoluti in Italia”.

“Non è più possibile andare avanti così e non c’è più tempo da perdere. Il Reddito di Cittadinanza deve partire SUBITO!”, ha concluso il leader 5Stelle.

Strepitoso Travaglio, così da il colpo di grazia a Renzi e al PD!



di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 26 Giugno 2018 – Non so chi sia davvero Elena Ferrante. Ma so, dopo aver letto l’ultima sua rubrica sul Guardian, che oltreché una grande scrittrice, è anche una delle migliori teste della sinistra italiana. In poche righe spiega meglio di qualunque trattato politologico quel che accade dopo il 4 marzo: “La guerra contro il Movimento 5Stelle ci ha



 impedito di vedere che il pericolo è un altro: la Lega di Matteo Salvini”. La Ferrante non ha votato 5Stelle, ma centrosinistra. Eppure del M5S dice: “Mi è estraneo il suo linguaggio confuso, a volte ingenuo, a volte banale. Ma penso anche che sia un grave errore considerarlo un pericolo per la democrazia italiana e, più in generale, per l’Europa… Non ho mai condiviso l’apprensione per l’ascesa politica dei 5Stelle. Mi è sembrato un importante contenitore per lo scontento generato dal modo disastroso con cui i governi di destra e di sinistra, in Italia come in Europa, hanno affrontato la crisi economica e il cambiamento epocale che stiamo vivendo”. Su un unico punto, secondo me, la Ferrante sbaglia: là dove parla di “errore”. La sistematica demonizzazione-emarginazione dei 5Stelle nell’ultimo quinquennio non è stata un errore: ma una scelta precisa. Una sera, prima di un dibattito a La7, l’ho sentita teorizzare dall’allora premier e segretario del Pd Matteo Renzi: “Per me Salvini è l’avversario ideale. Se continua a crescere e a frenare l’avanzata 5Stelle, per noi è una pacchia, perché spaventa la maggioranza degli italiani che fra noi e lui, magari turandosi il naso, preferiranno sempre noi”.

Era, credo, l’autunno del 2014: il Pd era reduce dal trionfo (40,8%) alle Europee, aveva tutta la grande stampa e i poteri forti ai suoi piedi, controllava militarmente ogni angolo della Rai. Eppure – guardacaso – Salvini scorrazzava da un programma all’altro, dal “servizio pubblico” a Mediaset a La7, e rubava voti al M5S (sceso sotto il 20%) con le solite sparate sui migranti e i diversi: tant’è che la Lega, presa al 4%, veleggiava nei sondaggi oltre il 10. E così per un anno, fino all’inatteso stop della tarda estate 2015, per la celebre immagine di Aylan Kurdi, il bimbo siriano in fuga dalla guerra trovato morto a testa in giù sulla spiaggia turca. Una foto storica che fece il giro del mondo, ribaltò per qualche mese il sentire comune sull’immigrazione e tappò la bocca al Cazzaro Verde. Poi, col nuovo boom di sbarchi, il pendolo dell’opinione pubblica tornò indietro. E quando nel 2017, dopo quattro anni di vacanza (cioè di Alfano), al Viminale arrivò Minniti, la sua politica di rigore e pragmatismo fu troppo tardiva per non sembrare concorrenza sleale a Salvini.

Il quale, intanto, era stato risparmiato dal fuoco concentrico della propaganda dei media renzian-berlusconiani (quasi tutti). Anzi era stato invitato al tavolo del Rosatellum con Renzi e B., per tener fuori il M5S. E anche quando, in campagna elettorale, il Pd gli improvvisò una marcia antifascista contro, dipingendolo come il nuovo Mussolini, non fece altro che renderlo ancora più popolare: tra chi notava l’eccessiva iperbole propagandistica e tra chi un ducetto l’aveva sempre sognato.

Frattanto l’unico vero bersaglio della demonizzazione di massa erano i 5Stelle. Le favolose fortune della Casaleggio Associati (sempre in perdita). Le parolacce di Grillo. I crimini contro l’umanità della Raggi (origine e causa di tutti i mali del mondo, dal famigerato Spelacchio in su). Gli efferati delitti dei putribondi Appendino e Nogarin. L’orrore senza fine perché 6-7 parlamentari su 130 non si erano tagliati la paga (come da sempre tutti quelli di tutti i partiti). I sarcasmi razzisti e classisti per la tesi di laurea di Fico sui neomelodici napoletani e per la non-laurea di Di Maio, scandalosamente privo di un posto fisso nel Sud della piena occupazione. Il pregiudizio universale su Conte, dipinto come una nullità che ci avrebbe mandati tutti in malora perché non frequenta i cocktail, le cene, le terrazze, i salotti e i giri giusti.

Mutatis mutandis, la sinistra politica, mediatica e intellettuale ha replicato con la Lega lo schema adottato per 25 anni con B.: fingere di combatterlo, ma in realtà tenerlo in vita come comodo spaventapasseri per costringere tanta brava gente a votare il “meno peggio” dall’altra parte; e fucilare chiunque altro (Di Pietro, Girotondi, Cofferati ecc.) osasse far concorrenza a quelli “giusti”. Questa destra orrenda (prima con B. e ora con Salvini) per il centrosinistra non solo non è mai stata un problema: ma è sempre stata una benedizione, l’unica ragione di sopravvivenza di un ceto politico che altrimenti non avrebbe alcun senso. Finché dall’altra parte c’è il babau, da questa si può continuare in eterno con le vecchie facce e le vecchie pratiche, senz’alcuno sforzo di rinnovamento. Se invece c’è un movimento di facce nuove, ingenue e impreparate finché si vuole, ma pulite e sintonizzate sui bisogni di milioni di esclusi, è finita. Perciò il Sistema ha sempre accettato la Lega, anche quella salviniana, come una forza addomesticabile e utilizzabile (infatti ora ci si aggrappa come all’ultima zattera per riciclarsi o almeno non estinguersi). Ma ha sempre vomitato gli incontrollabili 5Stelle come corpi estranei, marziani, barbari, usurpatori. Il gioco però non ha funzionato, perché la maggioranza degli elettori era talmente schifata dal passato da premiare sia il nuovo dei 5Stelle sia l’usato finto-nuovo della Lega, portandoli al massimo storico di voti.

Così la geniale strategia di Renzi & B. di scatenare Salvini contro Di Maio per far perdere i 5Stelle, far vincere Pd e FI e propiziare il governo Renzusconi ha sortito l’effetto opposto. E continua a sortirlo dopo il gran rifiuto dem di qualunque dialogo coi 5Stelle per spingerli tra le fauci di Salvini, confidando nel controesodo degli elettori. Che invece restano dove sono o stanno a casa, ma una sola cosa non fanno: tornare all’ovile, visto che non sono pecore. Anche perché quel che vuol fare la maggioranza giallo-verde, l’hanno capito tutti. Ma cosa voglia fare il Pd, a parte quel che ha già fatto con banche, lobby, vitalizi, rimborsopoli, scandali, Ilva e grandi opere inutili, non lo capisce nessuno.

Renzi si arma di pop-corn e sfida 5Stelle e Lega a mantenere le promesse, che lui però considera pericolose, letali e un po’ fasciste, dunque non si vede il senso dei pop-corn e di tutto il resto. A meno che i pop-corn non siano per l’eventuale pubblico dei format tv che, archiviata la trovata del partito Micron (dato dai sondaggi al 4%), il Matteo minor si propone di scrivere nella sua ultima reincarnazione di autore e conduttore tv (lo vedremo presto a fare il valletto di Paola Perego in Pomeriggio in famiglia con la Boschi o a Forum con babbo Tiziano e mamma Laura imputati per false fatture). Calenda, che è un Renzi con più pancia, rilancia l’ideona del “fronte repubblicano”, senza spiegare con chi ce l’ha (coi monarchici?). E vuole “andare oltre il Pd”, come peraltro fanno gli elettori da mo’. Per le ragioni che spiega bene la Ferrante.

L’autoreggente Martina dice che “dal Pd non si po’ prescindere”, mentre gli italiani ne prescindono benissimo. Il capogruppo renziano Marcucci si consola a modo suo: “Visto? Il Pd perde anche senza Renzi”. E sono soddisfazioni: manco fosse una gara a chi riesce a perdere di più. Da oggi il Fatto ascolta le voci più autorevoli della sinistra sul fu Pd e su come ridare forma a un patrimonio politico e culturale, senza il quale la democrazia diventa zoppa: per mancanza di opposizione ed eccesso di maggioranza.

Infatti, mentre lorsignori si accapigliano sulla parola “oltre” (che sostituisce, negli onanismi dem, il celebre “trattino” fra centro e sinistra) e su concetti astrusi come congressi, primarie, assemblee e direzioni, il bipolarismo che sognano di riesumare per tornare in gioco come baluardi al “populismo” si realizza alle loro spalle, tutto interno alla maggioranza “populista”: chi teme Salvini guarda a Conte, Di Maio e Fico, sperando che lo tengano a bada. Non chiede certo aiuto al Pd, che nessuno calcola più. Ricordate il geniale hashtag renziano contro il dialogo con i 5Stelle? Diceva così: #senzadime. Ora è il motto degli elettori in fuga.

Lifeline a Malta con il carico di migranti? Merito di Conte: quel blitz con Macron, così lo ha obbligato a seguire la strategia italiana



Si è sbloccato il caso Lifeline: la Ong sbarcherà a Malta, gli immigrati dovrebbero venire divisi in quote tra i paesi della Ue. Ma dopo giorni di polemiche e attacchi, come si è risolta la situazione?



 Una risposta la offre il Corriere.it, che dà conto di un colloquio riservato tra il premier Giuseppe Conte e il presidente francese, Emmanuel Macron, rivelato da alcuni fonti parlamentari. Un incontro che si è tenuto lunedì sera, prima della visita del galletto a Papa Francesco: un summit definito “significativo”. Sarebbe infatti servito a trovare una “soluzione condivisa” al caso Lifeline (anche se le autorità di Malta affermano che il consenso all’attracco è subordinato all’accordo tra sei Paesi europei per la distribuzione dei migranti a bordo). Al colloquio – aggiunge Dagospia – avrebbe partecipato anche Brigitte Macron: un incontro che si è concretizzato dopo una serie di telefonate tra Conte e gli altri leader europei, tra i quali Angela Merkel. Insomma, ci avrebbe pensato il premier, tanto che le stesse fonti aggiungono che “erano giorni che Conte stava lavorando alla soluzione”.

lunedì 25 giugno 2018

L'Italia del CAMBIAMENTO schiaccia lo strapotere tedesco: la Merkel si arrende a Conte



In un post su Facebook il premier Giuseppe Conte fa sapere di aver ricevuto una telefonata della cancelliera Angela Merkel che, "preoccupata della possibilità che potessi non partecipare al pre-vertice di domenica a Bruxelles" per protestare contro un testo già preconfezionato sugli immigrati,



 "ha chiarito che la bozza di testo diffusa ieri verrà accantonata. Nessuno può pensare di prescindere dalle nostre posizioni", conclude Conte. La proposta che l'Italia porterà comprende fra l'altro la creazione di "centri di protezione europei" nei Paesi di origine e transito dei migranti e il rafforzamento delle frontiere.

Salvini plaude: "E' importante che Merkel chiami Conte, fino a un po' di tempo fa ci mandavano una mail a cose avvenute. Il pre-vertice di domenica sara' boicottato dai paesi Visegrad che lo giudicano "incomprensibile e accusano: 'La Commissione Ue non ha competenza per organizzare riunioni dei premier europei'".

Berlusconi doppia beffa: deve pagare una vagonata di debiti per Forza Italia. Non solo non conta piùnulla, adesso deve mettere mano al portafogli



Tempi duri per i partiti. Forza Italia, che non può più attingere liberamente alle ricchezze del suo leader, sta messa peggio di altri. Erano gli anni ruggenti quando, grazie alle generose elargizioni del capo e ai milioni del finanziamento pubblico, gli azzurri nuotavano nell’ oro. Oggi il movimento di



 Silvio Berlusconi affoga nei debiti. Tanti. Così lo scorso 15 maggio Fi ha aderito alla cosiddetta “rottamazione bis” chiedendo uno sconto sulle vecchie cartelle di Equitalia mai pagate. Eppure, quando alla fine del 2017 arrivò in Parlamento il decreto fiscale, contenente la sanatoria, Forza Italia votò contro. Ora ci ripensa. E ne approfitta.
L’ amara ammissione è contenuta nella relazione dell’ amministratore del partito, il senatore Alfredo Messina, che la scorsa settimana ha sottoposto al vertice azzurro il rendiconto 2017 chiedendone l’ approvazione. «La dichiarazione di adesione alla definizione agevolata», scrive Messina, è stata presentata all’ Agenzia delle Entrate – Riscossione nell’ ultimo giorno utile e riguarda «diverse cartelle di pagamento di competenza di esercizi precedenti».

Il 2 per Mille – Forza Italia chiude il bilancio dell’ anno scorso con un avanzo di 1,3 milioni. Sono i debiti pregressi che fanno paura. Erano 100 milioni, adesso sono 99. L’ unica consolazione è che i creditori non sono più le banche ma Silvio Berlusconi. Questo vuol dire due cose: che il Cav non metterà in mora la sua “creatura” per avere indietro quei soldi; che Forza Italia è Berlusconi, chiunque pensi di volergli sfilare il partito, deve mettere mano al conto corrente.
Ma pesantemente.
Se il presidente è un creditore paziente, altri lo sono meno. I fornitori che non sono stati pagati hanno citato in giudizio Fi. Devono avere 2,5 milioni di euro. Il risultato è che l’ unica fonte di finanziamento, il 2 per mille, risulta pignorato. I supporter che vogliono destinare una parte delle proprie tasse a Forza Italia rimarranno delusi. Quei soldi, gli azzurri non li vedranno mai. Nel 2017 sono stati 850mila euro, in aumento rispetto al 2016 (+10%), ma sempre meno di quello che incassano Pd, Lega e Fratelli d’ Italia.
L’ avvicinarsi delle elezioni e il desiderio della ricandidatura hanno spinto i parlamentari a mettersi in regola con le quote mensili. Anche se, annota Messina, «molti non hanno ancora pagato». E, non essendo stati rieletti, probabilmente non pagheranno mai. Deputati e senatori hanno versato 684mila euro rispetto ai 389mila dell’ anno precedente.
Pure i consiglieri regionali si sono passati una mano sulla coscienza (e sul portafoglio). La somma delle quote mensili è passata da 44mila a 305mila euro. Altri 419mila euro arrivano dal tesseramento.

Dipendenti – Con il caveau vuoto, Forza Italia ha dovuto rimodulare tutte le voci di spesa. Che possono essere onorate soltanto perché il Cav, facendosi carico del buco da cento milioni, ha permesso al suo partito di bussare di nuovo alla porta delle banche chiedendo nuovi prestiti. Da qualche mese è stata riattivata la sede di San Lorenzo in Lucina, ma rispetto a prima sono solo poche stanze. Per le quali Fi versa un canone annuo di 132mila euro. Resta sotto controllo la voce stipendi, visto che negli ultimi anni il personale azzurro è sceso da 71 a 3 unità, una delle quale è anche in aspettativa. C’ è poi da contribuire alla famiglia dei popolari europei. Sedere ai vertici accanto a Angela Merkel ha un costo salato: Forza Italia versa 96mila euro l’ anno come quota di iscrizione al Ppe.

Così Conte ha tappato la bocca a Macron: quel retroscena clamoroso che nessuno ti aveva raccontato prima



Primo: “Abbiamo bloccato una discussione interamente incentrata sui movimenti secondari dei migranti”. Secondo: “Tutti hanno discusso del nostro piano, per la prima volta l’intera Europa sta affrontando l’argomento nella sua interezza”. Terzo: “C’è ormai un consenso diffuso sugli hotspot nei



 Paesi di provenienza o di transito dei migranti e sulla maggiore protezione dei confini esterni. E si va anche verso il rifinanziamento del Trust Fund per l’Africa”. Sono i tre obiettivi raggiunti dall’Italia. E Giuseppe Conte è molto soddisfatto, rivela il Corriere della Sera in un retroscena.

Ma concluso il vertice di domenica 24 giugno l’Italia è anche consapevole che il suo piano sugli immigrati non potrà essere interamente accettato anche seAngela Merkel ha definito “sistemica” la proposta del governo Conte. Persino Emmanuel Macron ha dovuto ammettere che era un piano “coerente” con la cornice europea, “anche se talvolta sento cose diverse dalla stampa…”. Pare che Conte abbia avuto con il presidente francese uno scambio di battute non proprio leggere: “Io e Matteo Salvini siamo uniti, abbiamo un unico obiettivo…”.

“Così il governo sta ammazzando per sempre il PD” non hanno più scampo grazie alla mossa di Salvini e Di Maio



Una bomba diplomatica sul Pd. Sul Tempo alcuni ambasciatori-gole profonde, ovviamente coperti dall’anonimato, spifferano il piano d Matteo Salvini che sta allarmando la Farnesina, un “imbarazzante incidente”. Il ministro degli Interni, appena insediato, ha licenziato Paola Amadei,



 consigliere diplomatico del suo predecessore Marco Minniti. Una scelta “che al Mininterno pregustavano da tempo” e che la Amedei non avrebbe accettato di buon grado: “Secondo fonti dell’Interno, confermate da gole profonde agli Esteri, la Amadei ha per giorni opposto una recalcitrante resistenza al suo rinvio alla Farnesina, al punto da costringere i funzionari del Viminale ad allontanarla quasi fisicamente”.

Una brutta scena, insomma, ma il punto è un altro ed è politico. La Amadei “è nota per essere fra i più organici al Partito democratico, cui deve la carriera”. Lo stesso vale per molti quadri della diplomazia italiana, e Salvini sta cercando di cambiare linea anche su questo punto, sostituendo in blocco i consiglieri diplomatici di tutti i ministeri (Difesa a parte). Il Pd e il gotha che in esso si riconosce, insomma, stanno per venir spazzati via dai Palazzi romani.


venerdì 22 giugno 2018

L'annuncio di Di Maio che fa esplodere la piazza: "Finalmente la prossima settimana aboliamo i vitalizi"


GUARDA IL VIDEO:


Governo M5S-Lega, ecco la prima rivoluzione: Via le scorte ai politici



Nella denominata Terza Repubblica l'inizio del cambiamento viene dalle scorte. Nei giorni scorsi, a quanto risulta a "La Verità", quotidiano diretto da Belpietro, è arrivata dal Governo appensa insidiatosi la richiesta di abolire e ridurre la scorta.



In Italia attualmente gli scortati sono circa 800 tra politici, imprenditori e altre personalità, su cui vigiliano circa 3000 agenti. Il costo di taali dispositivi è di circa 250 milioni, ma adesso il taglio sarà più consistente visto che i politici del nuovo Governo hanno deciso di dare l'esempio. Barbara Lezzi, Ministro del Sud, e Marco Bussetti, Ministro all'Istruzione hanno già anticipato tutti chiedendo di propria spontanea volontà alla scorta insieme all'auto blu.

Governo, I portavoce del M5S rinunciano alle loro indennità e lasciano allo Stato 2,6 milioni di euro



I portavoce del M5S rinunciano alle loro indennità, lasciando allo Stato ben 1 milione e 630mila euro (1.291.484 al Senato e 1.340.606 alla Camera)



Lo hanno annunciato i pentastellati sul Blog delle Stelle.

I presidenti delle commissioni alla Camera saranno:

Giuseppe Brescia, Affari Costituzionali;
Giulia Sarti, Giustizia;
Marta Grande, Affari Esteri;
Gianluca Rizzo, Difesa;
Carla Ruocco, Finanze;
Luigi Gallo, Cultura;
Maria Lucia Lorefice, Affari sociali;
Filippo Gallinella, Agricoltura;
Sergio Battelli, Politiche dell’Unione Europea;

E al Senato:

Vito Petrocelli, Affari Esteri;
Daniele Pesco, Bilancio;
Mauro Coltorti, Lavori pubblici;
Gianni Girotto, Industria;
Nunzia Catalfo, Lavoro;
Pierpaolo Sileri, Igiene e sanità;
Vilma Moronese, Territorio;
Ettore Antonio Licheri, Politiche dell’Unione europea.

Uno dei punti su cui si concentrerà il M5S nell’azione di governo sarà la lotta alla precarietà:

“Vogliamo restituire dignità ai nostri giovani lavoratori, troppo spesso costretti a cedere al ricatto occupazionale e a lavorare a 4 euro lordi l’ora per mantenere le proprie famiglie,” si legge sul Blog delle Stelle.

“Basta contratti a termine che si rinnovano all’infinito. Tutelare i diritti dei lavoratori, le famiglie e l’impresa, queste saranno tra le prime cose che faremo,” spiegano i pentastellati.

Poi c’è il capitolo pensioni: “I nostri pensionati che oggi non riescono ad arrivare alla fine del mese verranno sostenuti. È inconcepibile che, nel 2020, ci siano persone che prendono pensioni da centinaia di migliaia di euro l’anno mentre ci sono pensionati che non riescono ad arrivare alla fine del mese,” hanno fatto sapere i 5Stelle, che hanno aggiunto: “Taglieremo le pensioni d’oro e creeremo un fondo per dare più soldi a chi ha lavorato duro per una vita e non sa come mantenere la propria famiglia e arrivare a fine mese”.

Finalmente! il M5S denuncia "il Foglio" di Giuliano Ferrara



“I giornalisti del Foglio ogni giorno schizzano fango contro il M5S”.



Lo denuncia Massimo Bugani, consigliere comunale 5Stelle a Bologna e socio dell’Associazione Rousseau.

I giornalisti del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara, scrive l’esponente pentastellato su Facebook, “probabilmente preoccupati dall’imminente abolizione del finanziamento pubblico all’editoria grazie al quale campano alle spalle dei cittadini, ogni giorno schizzano fango contro il MoVimento”.

“Oggi hanno raschiato il fondo del barile per attaccare me e addirittura la mia famiglia e saranno denunciati per diffamazione,” fa sapere.

Bugani spiega poi le motivazioni della denuncia: Il Foglio ieri, in un articolo intitolato “Familismo a cinque stelle. Bugani, la moglie, e la festa del M5s” ha raccontato che Bugani ha partecipato all’organizzazione di “Italia 5 stelle” a Rimini in un doppio ruolo: come pianificatore dell’evento e marito di una delle manager dell’azienda, la Hb Comm, che ha allestito l’evento.

Il consigliere bolognese replica a queste accuse con un post pubblicato sulla propria pagina Facebook:

“Mia moglie – scrive – lavora in un’azienda multinazionale leader nell’organizzazione di eventi. Organizzano da anni eventi come il mega concerto di Vasco Rossi a Modena Park. L’azienda, che è solo uno dei tanti fornitori utilizzati per Italia 5 Stelle, è stata scelta per questo, perché sono i migliori, non certo perchè ci lavora mia moglie”.

“Lei per altro – aggiunge – è una semplice dipendente, non una dirigente dell’azienda, e guadagna la stessa cifra (un normalissimo stipendio) sia che l’azienda organizzi 1000 eventi, sia che non ne organizzi nessuno.

“Il Foglio – prosegue – parla di ‘familismo’ e ‘conflitto di interessi’ e questo dimostra che sono incompetenti e in mala fede”.

“Non ho piazzato mia moglie in un’azienda e non ho nessun conflitto di interessi perché non ho creato nessuna agevolazione e nessun vantaggio per me e la mia famiglia con i soldi che sono stati liberamente donati dai cittadini e non espropriati tramite il finanziamento pubblico come quelli usati per pagare i giornalisti del Foglio,” conclude Bugani.


giovedì 21 giugno 2018

Stanno per censurare il web! Ecco il decreto legge dell'UE che mette il bavaglio ai social e ai siti web



Mancano 13 giorni alla distruzione della rete per come la conosciamo. Firma adesso …o mai più!



Sta succedendo qualcosa, qualcosa che forse non tutti sanno, e non lo sanno perché quelli che dovrebbero informarli sono interessati a mantenere un basso profilo. Qualcosa riguarda internet e le nostre libertà. Siamo ormai abituati agli attacchi alla rete che arrivano dal nostro Parlamento, il Parlamento italiano, ma questo viene da molto, molto più in alto. Per la precisione, dal Parlamento europeo.
Ieri la Commissione Affari Legali del Parlamento europeo, dopo 21 mesi di discussioni sulla legge sul Copyright, era chiamata a decidere: se accettare la cosiddetta versione del piano Oettinger/Voss, ovvero quella della tassazione sui link e sulla censura preventiva, oppure la versione più ragionevole di buon senso dell’eurodeputato dei verdi tedeschi Julia Reda. E, manco a dirlo, ha votato per l’alternativa di Oettinger/Voss, Oettinger era quello, tutti lo ricorderete, che disse che i mercati avrebbero insegnato all’Italia come votare.
Cosa significa? Significa che se il 4 di luglio il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo, stante il parere favorevole di ieri della Commissione, dovesse votare per la ratifica di questa legge sul Copyright, beh! Da quel momento in poi, se caricherete un contenuto vostro sul web, potreste incorrere in spiacevoli messaggi come: “non avete una licenza per questa regione, per questo contenuto”, oppure il caricamento è stato disabilitato perché “le probabilità di violazione del copyright sono elevate”, o che “è necessario attendere mentre le foto delle vostre vacanze vengono caricate, perché prima devono essere confrontate con tutto lo scibile umano degli scatti fatti dai detentori dei diritti”. A questo potrebbe ridursi il dibattito in Rete!
Prendiamo ad esempio l’articolo 11, che instaura la cosiddetta “tassa sui link”. Non stiamo parlando, a scanso di equivoci di film o di canzoni o di interi libri, ma stiamo parlando del testo che, citato testualmente si riferisce, “anche ai più piccoli frammenti di articoli contenenti notizie”, che “devono avere una licenza”. Avete presente quel piccolo testo di anteprima che appare a fianco o sotto a un link, in mancanza del quale nessuno sano di mente si sogna di cliccare? Ecco, anche quello dovrebbe disporre di un’adeguata licenza!

Ma sentite cosa dice l’articolo 13. “Le piattaforme online sono responsabili per le violazioni del copyright dei loro utenti” e “devono in ogni caso implementare filtri preventivi sugli upload”. Significa che gli algoritmi rigetteranno a priori qualunque contenuto che “potrebbe” violare il copyright, prima ancora che appaia online. Ma gli algoritmi non sono immuni ai falsi positivi e non possono certamente distinguere gli usi ammissibili, come le parodie, i meme, il diritto di critica… Non c’è nessuna concessione al concetto stesso di “Fair Use”. Ecco, ad esempio sarà impossibile pubblicare la foto di chicchessia con una scritta sotto, appunto i meme, a meno che quella foto non l’abbiate scattata voi stessi, e anche così sarete comunque giudicati “colpevoli” a meno che non vi dimostriate “innocenti” e non conduciate lunghe battaglie per riportare online i vostri contenuti. Anche questa ControRassegna diventerà impossibile da realizzare, a meno che di non tagliare qualunque immagine e di non trasformarsi in un grande media televisivo. E chissà, se questa legge dovesse essere retroattiva, chissà quanti canali, a milioni verranno oscurati nei prossimi mesi. Inoltre, chi è che ne trarrà vantaggio? Non tanto gli editori, come ci si potrebbe aspettare, perché già analoghe leggi in Spagna e in Germania hanno dimostrato che questa politica porta, in realtà, a un calo delle letture e degli articoli. Invece, andrà bene per chi ha i mezzi e le tecnologie per implementare questi potenti algoritmi, questi filtri. Chiaramente parliamo di Google e Facebook, mentre tutte le altre piattaforme dovranno disabilitare la possibilità di caricare anche dei semplici link. Quindi i monopolisti diventeranno ancora più monopolisti.
Tim Berners-Lee, l’inventore del World Wide Web, ha dichiarato che questo è “un passo senza precedenti verso la sorveglianza e il controllo automatizzati”. E perfino il relatore alle Nazioni Unite che si occupa della libertà di opinione e di espressione, ha detto che andiamo verso una “censura preventiva” che “restringerà la libertà di espressione”.
Ho chiesto a Guido Scorza, avvocato esperto di questioni della Rete e che i lettori di byoblu.com conoscono bene, di esprimere le sue considerazioni. Eccole:

Alcune delle norme contenute nella proposta di direttiva approvata ieri dalla Commissione Giuridica del Parlamento europeo sono pensate male e scritte peggio, in maniera sciatta, approssimativa, di difficile applicazione. È una classica norma contro: è stata scritta pensando a Google e soci. Ma dovrà trovare necessariamente applicazione nei confronti di tutti, anche della più piccola delle start up. Si consegna a Google e soci il compito di decidere quali contenuti possono restare on line e quali, viceversa, potranno essere rimossi. Ed è esattamente quello che succederà, perché saranno loro a decidere quando rischiare una causa per violazione del diritto d’autore e quando non rischiarla. La rischieranno quando l’utente ha le spalle larghe e non la rischieranno quando l’utente non ha le spalle larghe. Ci sarà meno libertà d’informazione per tutti. La partita è ancora aperta, in Parlamento si vota probabilmente il 4 luglio: parliamone, parliamone, parliamone!

E allora parliamone! In Rete ci sono già oltre 50 mila tweet con l’hashtag #SaveYourInternet. E non è un caso se proprio il 4 di luglio viene già considerato Il Giorno dell’Indipendenza della Rete. Cosa possiamo fare? Beh! Innanzitutto far sapere agli eurodeputati, che voteranno il 4 di luglio a Strasburgo che noi il piano Oettinger non lo vogliamo. Byoblu si è già attrezzato con la sua raccolta firme, e gliela faremo avere. E allora guardate questo video, ricondividetelo, scaricatelo, ricaricatelo sui vostri profili e, mi raccomando, firmate e fate firmare. Forse non servirà a niente, ma ricordatevi che non si può mai sapere qual è la goccia che alla fine fa traboccare il vaso.

FIRMA ANCHE TU PER CHIEDERE AI PARLAMENTARI EUROPEI DI NON RATIFICARE LA DIRETTIVA SUL COPYRIGHT CHE DISTRUGGERÀ LA RETE: https://www.byoblu.com/firma-per-evitare-la-distruzione-di-internet/

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