lunedì 17 settembre 2018
“COSI’IMPARATE A LECCARE IL C… A DE BENEDETTI” I GIORNALISTI VENDUTI DI REPUBBLICA CHE SCIOPERANO CONTRO L’AMATO PADRONE? Così vengono massacrati sui social
La Repubblica in sciopero, social scatenati. “Vi piace fare i neoliberisti con il sedere degli altri?”
di Giuseppe Vatinno per affaritaliani.it
“Dopo i tagli adottati negli ultimi dieci anni, il Gruppo Gedi, editore di Repubblica, ha prospettato ulteriori, pesanti interventi sul costo del lavoro giornalistico. La redazione ha respinto all’unanimità la proposta dell’azienda e ribadito l’indisponibilità a confrontarsi, in questi termini, sul futuro del quotidiano. E ha invitato gli azionisti a farsi carico di criticità che non possono essere addebitate al corpo redazionale, ma a scelte manageriali, di marketing ed editoriali .Nel momento in cui Repubblica è sotto attacco da parte della maggioranza di governo, i giornalisti esigono dall’azienda che si mettano in campo tutti gli strumenti e i comportamenti necessari per difendere il giornale, per proteggerne l’autorevolezza e la libertà, per tutelare la comunità dei lettori…”
Questo l’inizio del comunicato della redazione. Repubblica, diretta da Mario Calabresi, è in crisi per i tagli all’organico da parte dell’editore e sui social si scatenano i commenti sarcastici.
LaLaura dice:
Siamo solidali con i poveri giornalai di Repubblica. L’austerità è una ruota che gira, ieri a noi oggi a loro. Li ricambieremo con la stessa spietata indifferenza per il loro futuro.
DiabolMark:
Già che ci siete portatevi il nonnetto. A Londra non vedon l’ora di ascoltare i suoi soporifici sermoni.
Empedocle:
La dura legge dei mercati…vi piace fare i neoliberisti col sedere degli altri?
Matteo Brandi:
Giornale buono solo per la lettiera del gatto.
Andrea:
Del resto sono anni che scrivono articoli sulla bellezza della mobilità del lavoro e la svalutazione dello stesso, perché scioperano?
Quello che si contesta al quotidiano, ma direi all’intero gruppo che possiede, tra l’altro, L’Espresso, Le Scienze, Micromega, è l’insopportabile retorica liberista insieme alle grandi protezioni economiche che finora ha goduto.
Sono anni che la Repubblica è in caduta libera perché è diventato il giornale di un élite ristretta di ricconi asserragliati nei loro attici di Roma, Milano e New York con le bandierine multicolore della pace e le tasche gonfie di soldi di Carlo De Benedetti.
Dal canto suo, Eugenio Scalfari, il fondatore, ha dato segni di cedimento intellettuale, come quando ha attribuito falsamente parole a Papa Francesco sulla non esistenza dell’inferno.
Ma anche le altre pubblicazioni del gruppo sono in crisi. A partire da Le Scienze, diretta insipidamente da Marco Cattaneo che invece che parlare appunto di scienza fa politica disorientando i suoi lettori storici.
La crisi di Repubblica e del gruppo editoriale non è solo la crisi di un giornale ma è la crisi di un intero modello culturale che si avvia all’estinzione.
E poco vale la ridotta del comunicato che parla di “Repubblica sotto attacco dalla maggioranza del governo”, oltretutto deontologicamente scorretta. Come ha scritto un utente di twitter è: “La dura legge dei mercati…vi piace fare i neoliberisti col sedere degli altri?”. Facile fare la retorica liberal quando si ha il deretano protetto.
Ed io aggiungerei: chi semina vento raccoglie tempesta.
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È veramente ingiusto definire un glorioso giornale utile per la lettiera del gatto quando la sua funzione è quella dell'utilizzo sul tappetino dell'auto appena uscita dall'autolavaggio
RispondiEliminaÈ BENE SEMPRE PEGGIO ....GIORNALISTI LACCHÈ....CHE PERDIATE ANCORA COPIE SIA DI REPUBBLICA E STAMPA ESPRESSO
RispondiElimina