lunedì 19 marzo 2018

FANTASTICO! L’Acea in mano alla Raggi fa risorgere l’articolo 18


Accordo tra sindacati e azienda. Le regole sul licenziamento per giusta causa tornano a quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori prima del Jobs Act. Miceli (Filctem): il diritto del lavoro “rientra in fabbrica”. Camusso (Cgil): una svolta


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Ancora un’intesa no Jobs Act. L‘accordo integrativo sottoscritto da Acea di Roma e dai sindacati ripristina pienamente l‘articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello sul licenziamento per giusta causa. Un risultato accolto con grande soddisfazione dalla Cgil. “È il più importante accordo sottoscritto finora che prevede il ripristino dell’articolo 18 della legge 300 in modo esplicito e inequivocabile, com’era prima dell’entrata in vigore del Jobs Act”: così il segretario generale della Filctem Cgil Emilio Miceli.
Si tratta di “un atto di coraggio dei vertici aziendali cui rivolgiamo il nostro plauso – prosegue il segretario Filctem – e, insieme, il giusto premio nei confronti delle organizzazioni sindacali di categoria e aziendali per la tenacia nel voler raggiungere un risultato che hanno fortemente voluto e per il quale si sono coerentemente battuti”. Quest’accordo dimostra che “l’abolizione dell’articolo 18 non è strategica per l’impresa, ma soltanto una rozza limitazione della libertà individuale dei lavoratori e una conseguente rottura unilaterale dell’equilibrio tra imprenditore e lavoratore. Almeno in Acea possiamo affermare che, da oggi, il diritto del lavoro ha varcato nuovamente i cancelli di una fabbrica”.
Miceli evidenzia che l’integrativo firmato in Acea “è qualificante per la sua concezione moderna nel governo di un servizio che vuole migliorare la vita dei cittadini, scegliendo la strada della partecipazione, dell’innovazione organizzativa, di un approccio sobrio e non smisurato verso il welfare”. Per il segretario generale della Filctem Cgil “in una fase storica come questa, che vede un’ingerenza pericolosa dell’innovazione tecnologica tendente a limitare la libertà soggettiva di ogni singolo lavoratore, è di grande valore aver concordato una gestione contrattuale dei controlli a distanza che si fondi sul rispetto della normativa sulla privacy. È un punto di equilibrio importante tra le esigenze di organizzazione e di innovazione aziendale e il rispetto della dignità dei lavoratori”.
Molto positivo anche il giudizio di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil: questo atto “può segnare un punto di svolta che potrà consentire, anche a quell’azienda, di essere attenta non solo ai bisogni del management e della politica, ma a quelli ben più importanti dei cittadini e dei lavoratori”.
Per Camusso “quanto sottoscritto in Acea apre una nuova fase della contrattazione. Abbiamo avuto come obiettivo il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso la riconquista di diritti che il legislatore, sbagliando, riteneva superati e inutili. Diritti la cui cancellazione ha provocato una ricaduta negativa non solo sull’insieme delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche sui livelli qualitativi dei servizi erogati e della soddisfazione degli utenti e sui risultati economici dell’impresa”.

“Acea ha dimostrato coraggio, ma non è la sola che si sta muovendo in questa direzione. Finalmente – aggiunge il segretario generale della Cgil – anche le aziende si rendono conto della necessità di puntare su occupazione, produzione e investimenti di qualità, che non possono basarsi sul sistema di paura e ricatto introdotto dalle norme del Jobs Act”. “Un mondo del lavoro e dell’impresa cambiato – continua – che per competere non chiede più ordine e disciplina, ma creatività e collaborazione”.

“Per questo – sostiene il leader della Cgil – servono nuovi diritti che sappiano tutelare al contempo il lavoro esistente e quello futuro. Noi – ricorda – abbiamo messo in campo una legge di iniziativa popolare, la ‘Carta universale dei diritti’, sulla quale abbiamo raccolto oltre 1.300.000 firme”. “L’accordo Acea – conclude Camusso – si inserisce nella campagna per dare al mondo del lavoro nuove tutele e nuovi diritti, ed è subordinato al voto delle lavoratrici e dei lavoratori. Un atto di democrazia reale e concreto”.

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