giovedì 5 aprile 2018

Consultazioni, la sbruffonata del delinquente Berlusconi: con il 12% pretende di dettare le condizioni per il governo


Non nomina esplicitamente Luigi Di Maio e il Movimento 5 stelle ma ci vuol poco a capire a chi si riferisca Silvio Berlusconi, che esce dallo Studio alla Vetrata del Quirinale, legge una dichiarazione e non risponde a domande dei giornalisti. Quando il leader di Forza Italia parla di “odio e invidia


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 sociale“, “populismi, pauperismi, dilettantismi” e varianti sul tema, è chiaro, basta scorrere le rassegne stampa della campagna elettorale, a chi pensi: no a un governo a trazione grillina, è il messaggio che il Cavaliere è venuto a lanciare dal podio delle dichiarazioni alla stampa al Colle.

“Ci sono urgenze che richiedono un governo fondato su un programma coerente e in grado di lavorare. Questo governo non potrà non partire dalla coalizione che ha vinto, il centrodestra, e dal leader del partito che ha preso più voti, la Lega”, sottolinea Berlusconi: “Tale esecutivo ha bisogno di numeri parlamentari e di accordi chiari con altre forze politiche”, ma, chiarisce, che non siano in contrasto con i valori europei.

Berlusconi descrive un risultato elettorale in cui “ha prevalso nettamente il voto basato sulla protesta, sul dispetto, sul malcontento, sulla delusione” e precisa che “non siamo disponibili a soluzioni di governo nelle quali prevalgano l’invidia e l’odio sociale, il pauperismo e il giustizialismo”. Eccolo, Silvio, declinare i paletti di Forza Italia, per la formazione del prossimo governo. Il paletto, per la verità, perché a ben guardare quelle sono esattamente le parole che il leader FI ha sempre usato, in campagna elettorale, per attaccare un bersaglio solo: il Movimento 5 stelle.

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