sabato 26 agosto 2017
10MILA EURO AL MESE IN NERO, PIU’ VIAGGI E CASA ARREDATA: ARRESTATA SINDACA. ECCO COME FACEVA A FARE BUSINESS SULLA PELLE E LA SALUTE DEI CITTADINI
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Maddaloni, arrestato il sindaco Rosa De Lucia. Intascava tangenti per il servizio rifiuti. Soldi anche per viaggi e arredare casa
Il sindaco Rosa De Lucia aveva un bancomat personale, fatto di carne e ossa. Nessuna tessera da inserire ma tanti soldi da ritirare: almeno 10mila euro al mese, più denaro per viaggi come quello ad Antibes e perfino contante per arredare casa. I soldi le venivano forniti dall’imprenditore Alberto di Nardi, l’uomo a cui la prima cittadina di Forza Italia garantiva il servizio di raccolta dei rifiuti.
Emerge anche questo dall’inchiesta della procura di Santa Maria Capia Vetere sul Comune di Maddaloni, in provincia di Caserta, dove sono state emesse cinque ordinanze di custodia cautelare (due in carcere e tre ai domiciliari). L’accusa è quella di tangenti intascate per affidare, ciclicamente, il servizio di raccolta rifiuti sempre alla stessa ditta.
Nel Comune alle porte di Caserta i carabinieri hanno arrestato anche l’assessore Cecilia D’Anna, il consigliere comunale Giuseppina Pascarella e appunto l’imprenditore. Sono tutti ritenuti responsabili a vario titolo di corruzione, tentata induzione indebita a dare e promettere qualcosa e peculato in concorso.
Al centro dell’inchiesta la figura della 36 enne Rosa De Lucia. Per la procura avveniva “una corruzione sistemica – ha spiegato il procuratore aggiunto Carlo Fucci – che ricorda la tangentopoli casertana del 1992. Di Nardi – scrive il Gip Sergio Enea – era un bancomat per la De Lucia”. Grazie ai soldi di Di Nardi il sindaco si era permesso un viaggio ad Antibes con l’amica assessore Cecilia D’Anna (anche lei arrestata), aveva arredato completamente casa e fatto tante altre spese.
Dopo la denuncia di una ditta concorrente sono però iniziati i pedinamenti e Di Nardi è stato fermato a un finto posto di blocco con in tasca 5000 euro. “Sono per le bollette” avrebbe detto, soldi che invece erano destinati al sindaco. In altre occasioni Di Nardi avrebbe anche sponsorizzato progetti della giunta e pagato circa 500 euro per iniziative contro il femminicidio.
L’azienda dell’imprenditore risulta, con 300 dipendenti sparsi in vari comuni, come una fra le maggiori del casertano. La Dhi (Di Nardi Holding) si occupa di servizi ecologici e gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani a Maddaloni, e nei comuni di Santa Maria Capua Vetere, San Nicola la Strada, Bellona, Pontelatone, Roccaromana, Teverola, Cesa e Vitulazio. Nata solo 5 anni fa, in pochi anni ha fatto incetta di appalti riuscendo ad ottenere continue proroghe e rinnovi contrattuali. La stessa De Lucia aveva ricevuto richiami formale dalla prefettura di Caserta che la invitava a lanciare una gara d’appalto per affidare il servizio di raccolta dei rifiuti ma questo non avveniva. Di Nardi infatti secondo la procura “pagava” per poter mantenere il servizio. Arrestato, ora all’imprenditore i carabinieri hanno sequestrato preventivamente un milione di euro.
UNA MONTAGNA DI SOLDI IN LUSSEMBURGO E ISRAELE: ECCO IL “TESORO” DI MATTEO RENZI, REGALATO IN QUESTI ANNI DAI SUOI “PADRONI”
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Avete mai notato come l'ex Premier Matteo Renzi sia più che maniacale e morboso nei riguardi di Marco Carrai. Come se fosse il suo tallone d'achille. Perchè? Ma chi c’è dietro Carrai? Quali sono i suoi soci? E soprattutto: perché Renzi non può rinunciare alla sua nomina? La risposta è proprio nella
rete di rapporti, soldi e uomini, legati a doppio filo con Carrai. Una rete che il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare. Grandi imprenditori delle infrastrutture pubbliche, consiglieri di Finmeccanica, capi di importanti gruppi bancari, ex agenti dei servizi segreti israeliani, uomini legati ai colossi del tabacco. Oltre al solito fedelissimo renziano Davide Serra, finanziere trapiantato a Londra e creatore del fondo Algebris. Persino un commercialista accusato di riciclaggio.
Una rete che si snoda intorno a Carrai proprio dal 2012: negli stessi giorni in cui Renzi avvia la scalata al Pd e poi al governo. Una rete che arriva sino a oggi, alla Cys4, la società di Carrai per la cybersicurezza. La stessa società a cui il governo si è aggrappato per giustificare le competenze di “Marchino”, come lo chiamano gli amici, per guidare il comparto dell’intelligence. Persino il ministroMaria Elena Boschi ne ha dovuto rispondere in aula. Eppure, è proprio la presenza sul mercato della Cys4 a rendere Carrai un uomo in pieno conflitto di interessi.
Quell’estate calda in Lussemburgo. Torniamo quindi al giugno 2012. Renzi annuncia la sua candidatura alle primarie contro Pier Luigi Bersani. Due mesi dopo Carrai vola in Lussemburgo. È il primo agosto. Il Richelieu del premier crea una società, la Wadi Ventures management capital sarl, con poche migliaia di euro e un pugno di soci. C’è la Jonathan Pacifici & Partners Ltd, società israeliana del lobbista Jonathan Pacifici, magnate delle start up che dalla “silicon valley” di Tel Aviv stanno conquistando il mondo.
A Carrai e Pacifici si uniscono la società Sdb Srl di e i manager e . I cinque della Wadi Sarl sono gli stessi che oggi controllano il 33 per cento della Cys4, la società di intelligence di Carrai. Un dato che in questa storia non bisogna mai dimenticare. Ma perché Carrai crea in Lussemburgo la Wadi sarl? La risposta arriva dalle visure camerali lussemburghesi. Fine principale: sottoscrivere e acquisire le , omonima e sempre lussemburghese, che in quel momento ancora non esiste: . Nasce nel novembre 2012. Renzi è in piena campagna elettorale. Il 27 novembre l’amico Serra, già finanziatore della Fondazione Big Bang di Renzi, versa i primi 50 mila euro nella Wadi Sca. E nelle stesse settimane Carrai, in Italia, pone le basi della futura Cys4.
A Carrai e Pacifici si uniscono la società Sdb Srl di Vittorio Giaroli e i manager Renato Attanasio Sica eGianpaolo Moscati. I cinque della Wadi Sarl sono gli stessi che oggi controllano il 33 per cento della Cys4, la società di intelligence di Carrai. Un dato che in questa storia non bisogna mai dimenticare. Ma perché Carrai crea in Lussemburgo la Wadi sarl? La risposta arriva dalle visure camerali lussemburghesi. Fine principale: sottoscrivere e acquisire le partecipazioni di un’altra società, omonima e sempre lussemburghese, che in quel momento ancora non esiste: Wadi Ventures Sca. Nasce nel novembre 2012. Renzi è in piena campagna elettorale. Il 27 novembre l’amico Serra, già finanziatore della Fondazione Big Bang di Renzi, versa i primi 50 mila euro nella Wadi Sca. E nelle stesse settimane Carrai, in Italia, pone le basi della futura Cys4.
Il 26 ottobre “Marchino” crea l’embrione della sua futura creatura, quella dedita alla cybersecurity, e che vede Renzi, proprio oggi, impegnato ad affidargli il settore informatico della nostra intelligence.
La ramificazione israeliana. L’embrione della Cys4 si chiama Cambridge management consulting labs. È una società di consulenza aziendale, iscritta alla Camera di commercio il 6 novembre, un mese prima delle primarie. I soci della Cambridge? Gli stessi della Wadi Sarl lussemburghese. Che così controllano anche la cassaforte Wadi Sca. Nella quale, dopo Serra, entra la Fb group Srl, di Marco Bernabé, già socio della Cambridge.
Stessi uomini, società diverse, che dal Lussemburgo portano anche in Israele. Bernabè è socio di un’altra Wadi Ventures, con sede a Tel Aviv, al 10 di Hanechoshet street. È la stessa sede israeliana dell’italianissima Cambridge. Il 2 dicembre Renzi perde le primarie. Le società lussemburghesi legate a Carrai conquistano invece nuovi soci. Non dimentichiamo la squadra: gli uomini della Cambridge, sono gli stessi della Wadi sarl, che controlla la Wadi Sca. E in pochi mesi arriva un altro milione. Con quali soci?
A marzo 2013, nel capitale sociale, entra la Equity Liner con 100 mila euro, creata nel 2006 da tre società (Global Trust, Finstar Holding srl, Regent Sourcing Ltd) rappresentate da AnnalisaCiampoli. La Finstar Holding, è del commercialista e faccendiere romano Bruno Capone. La signora Ciampoli, pur non essendo indagata, è definita, in alcuni atti d’indagine – quelli su un’associazione per delinquere dedita al riciclaggio transnazionale – la collaboratrice di Capone. Capone, invece, è indagato dalla Procura di Roma per riciclaggio in relazione a ingenti trasferimenti di denaro in Lussemburgo che non riguardano la Wadi.
Nel marzo 2012, dunque, il nuovo socio del gruppo di Carrai è un presunto riciclatore, tuttora indagato. Sei mesi dopo, la Equity Liner riconducibile a Capone, viene venduta a un’altra società, la Facility Partners Sa. E Renzi torna a candidarsi per le primarie.
Signori del tabacco e delle banche. In quei mesi, la lobby del tabacco è impegnata nella battaglia sulle accise. Il collegato alla Legge di stabilità prevede un aumento di 40 centesimi sui pacchetti più economici. L’operazione però salta. Renzi in quel momento non è ancora al governo. Ma è in corsa per le primarie, stavolta può vincere. Il presidente della Manifattura italiana tabacco, in quel momento, si chiama Francesco Valli. È lo stesso Valli che, fino al 2012, è stato a capo della British American Tobacco Italy. Non è di certo un uomo legato al Pd. Anzi. Presiede per tre anni, dal 2009 al 2012, la Fondazione Magna Charta creata dal senatore allora Pdl Gaetano Quagliarello. È lui il prossimo uomo ad aprire il portafogli. È il nuovo socio della Wadi Sca e del gruppo Carrai. Che la lobby della nicotina avesse finanziato Renzi, attraverso la fondazione Open, diventa noto nel luglio 2014, quando la British American Tobacco versa 100mila euro. Il Fatto può rivelare che l’interesse della lobby risale a un anno prima: tra aprile e settembre, Valli versa 150 mila euro alla Wadi Sca, diventando anch’egli socio di Carrai e Serra. Valli, contattato dal Fatto, ha preferito non commentare.
In pochi giorni si aggiunge anche Luigi Maranzana, che acquista azioni per 100 mila euro. È lo stesso Maranzana che oggi riveste la carica di presidente della Intesa San Paolo Vita, ramo assicurativo del gruppo bancario guidato da Giovanni Bazoli. Interpellato, non se n’è accorto: “Socio di Carrai e di Serra? Non ne so niente, Carrai non lo conosco, sono sempre stato lontano dalla politica – risponde al Fatto –. Ho solo fatto un investimento”. Chi gliel’ha suggerito? Clic.
Alla fine del 2013, quando Renzi diventa segretario del Pd e si avvicina a scalzare Enrico Letta, è il caso di fare qualche conto. Nella Wadi Sca, in un solo anno, sono entrati un milione e 50 mila euro e cinque nuovi soci. A controllare il tutto c’è Carrai. Non solo. Gli stessi soci di Carrai in Lussemburgo – Moscati, Bernabé, Pacifici, Sica e Giaroli – sono già attivi da un anno, in Italia, nella Cambridge, che a fine 2013 matura un utile di appena 46 mila euro. È destinato a salire vorticosamente nell’anno successivo. Quando Renzi diventa premier. Ed è proprio il 2014 a segnalare le novità più interessanti sul fronte lussemburghese.
Nominato in Finmeccanica, arriva il nuovo socio. Nella primavera del 2014, dopo aver conquistato la segreteria del Pd e varcato la soglia di Palazzo Chigi, Renzi è già impegnato nella sua prima tornata di nomine per le aziende di Stato. E nel cda di Finmeccanica entra un uomo che l’ha sostenuto sin dall’inizio: Fabrizio Landi, esperto del settore bio-medicale, tra i primi finanziatori della Leopolda con 10 mila euro. “Ma lei pensa che con 10 mila euro ci si compra un posto nella società più tecnologica del Paese?”, dice Landi all’Huffington Post. In effetti, tre mesi dopo la sua nomina in Finmeccanica, Landi versa altri 75 mila euro comprando altrettante azioni della Wadi Sca.
Non è l’unico a incrementare il capitale della Wadi e, soprattutto, a diventare socio del gruppo legato a Carrai. C’è anche un importante imprenditore che, proprio in quelle settimane, fatica a farsi ascoltare dall’ex ministro per le Infrastrutture, Maurizio Lupi, nonostante gestisca appalti pubblici per miliardi. Il suo nome è Michele Pizzarotti, costruttore.
“Sostegno all’estero” per l’uomo delle strade. Ad aprile Pizzarotti ha un problema: riuscire a parlare con l’ex ministro Maurizio Lupi. Per riuscirci, deve passare attraverso tale FrancoCavallo, detto “zio Frank”, amico di Lupi, che organizza tavoli con visione del ministro, annesso dialogo e strette di mano, in cene da 10mila euro: “Inizia alle 7? A che ora finirà? Si cena in piedi?”, chiede Pizzarotti a “zio Frank”, il 19 marzo 2014, annunciandogli la sua presenza. Dodici giorni dopo – il primo aprile 2014 – “zio Frank” gli fissa un appuntamento telefonico con Emanuele Forlani, della segreteria di Lupi, ma l’aggancio non funziona. “Mi ha detto ‘devo vedere’…”, spiega Pizzarotti a zio Frank, “per l’amor di Dio sarà impegnatissimo, però, ragazzi, stiamo parlando di un’impresa che ha in ballo 4 miliardi di opere bloccate per motivi burocratici assurdi”. Ecco, nell’aprile 2014, Pizzarotti ha un problema: tenta di parlare con Lupi perché vede le sue “opere bloccate per assurdi motivi burocratici”. Cinque mesi dopo, versa 100 mila euro in Lussemburgo, alla Wadi Sca, diventando socio degli uomini più vicini a Renzi. Eppure il business delle start up non è mai stato il suo core business. Due mesi dopo questo versamento Renzi è a Parma, nell’azienda Pizzarotti, dove lo accolgono il patron Paolo con i figli Michele ed Enrica: “Occorre far ripartire l’edilizia”, dice davanti alle tv, “il governo vuol sostenere le imprese italiane all’estero”.
Di certo, in quel momento, c’è che è proprio Pizzarotti a sostenere un’azienda all’estero, per la precisione la Wadi sca. Contattato dal Fatto, l’imprenditore spiega che i problemi sono rimasti anche con l’arrivo al posto di Lupi di Graziano Delrio che però, a differenza del predecessore, almeno l’ha ricevuto. “Ci ha accolto, sì, ma senza alcun vantaggio per i nostri lavori”. Chi l’ha invitata – chiediamo – a investire nella Wadi? “Pacifici. Non sapevo fosse controllata da Carrai”. E sono due. Poi aggiunge: “L’ho scelta perché investe in start up in Israele, Paese più innovativo assieme alla California, dove peraltro la mia impresa lavora, nella convinzione di fare un affare azzeccato. Pacifici mi invia periodicamente report sull’andamento dei nostri investimenti”. E Israele, in questa storia, è davvero centrale.
Dal Mossad agli affari. Alla Wadi Sarl, nell’estate del 2014, si aggiunge un’altra società, la Leading Edge, riconducibile a Reuven Ulmansky, veterano della unità 8200 dell’esercito israeliano, creata nel 1952, equivalente alla National security agency (Nsa) degli Usa, dedita da sempre alla guerra cibernetica e alla “raccolta dati” per l’intelligence israeliana. Ulmansky è socio di Carrai e degli stessi uomini che, pochi mesi dopo, nel dicembre 2014, partecipano con il 33 per cento alla neonata Cys4 che, guarda caso, vanta tre sedi in Italia e una a Tel Aviv.
Chi sono i soci della Cys4? Per il 33 per cento, appunto, sono Sica, Moscati, la Fb di Bernabè, Pacifici e Carrai. Quali sono i soci della lussemburghese Wadi Sarl? Sica, Moscati, Bernabé, Pacifici, Carrai. E Sica, Moscati e Carrai, amministrano la cassaforte Wadi sca, dove hanno investito i loro soldi Serra, il futuro capo di San Paolo Vita, Maranzana, il futuro consigliere di Finmeccanica Landi, l’uomo della lobby del tabacco Valli, il grande imprenditore Pizzarotti.
Con i nuovi soci si cresce. Il 30 novembre 2014 la società porta il capitale a 1,5 milioni e delibera aumenti fino a 3 milioni. Gestiti dagli stessi uomini che controllano, attraverso la Cambridge, il 33 per cento della Cys4. E sul fronte italiano? La Cambridge, amministrata dallo stesso gruppo, nel 2014 vede esplodere l’utile da 46 mila euro a 1,5 milioni.
Ieri Il Fatto ha contattato Carrai, che ha preferito non rispondere alle nostre domande. È per lui che il premier Renzi sta ridisegnando l’intelligence del Paese, ridistribuendo poteri e rischiando disequilibri e frizioni con il Quirinale. Il tutto solo per creare un ruolo chiave da assegnare a Marco Carrai.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/21/carrai-la-rete-occulta-dello-007-di-renzi-tra-soldi-allestero-e-faccendieri/2566729/
“126MILA EURO ALLA MAMMA PERCHE’ A BRUXELLES MI SENTIVO SOLA”: LA FACCIA DI BRONZO DELLA PARASSITA NON HA LIMITI
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SCANDALO RIMBORSI UE – L’IRA DI BERLUSCONI E DEL PPE SULLA VICECAPOGRUPPO LARA COMI – LEI SI DIFENDE: ”L’ASSUNZIONE DI MIA MADRE COME ASSISTENTE? AVEVO BISOGNO DI UNA PERSONA DI FIDUCIA. A SBAGLIARE NON SONO STATA IO MA IL MIO COMMERCIALISTA” – L’IMBARAZZO DEI GRILLINI: “RICERCHE COPIATE A NOSTRA INSAPUTA” – IL PD: “DOPPIA MORALE
Marco D’Argenio per la Repubblica
Sorpresa e tensione al Parlamento europeo per i casi di abusi sui rimborsi parlamentari dei partiti euroscettici e di alcuni deputati italiani rivelati ieri da Repubblica. La prima reazione arriva dal Partito popolare europeo, la famiglia politica di Forza Italia e prima forza a Strasburgo tra le cui fila milita Lara Comi, la parlamentare azzurra che deve restituire 126 mila euro alle casse dell’ assemblea per avere assunto come assistente stipendiata dall’ istituzione la madre, Luisa Costa.
«Una tegola sulla testa», commentano i vertici del Ppe, «una notizia che ci ha colto di sorpresa ». Eppure – nonostante filtri anche l’ irritazione di Silvio Berlusconi – dopo un giro di rapide consultazioni, viene deciso che Comi continuerà ad essere vicecapogruppo dei popolari visto che l’ abuso non riguarda i fondi del gruppo, ma della direzione finanziaria del Parlamento.
Non commenta i casi di frodi e abusi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, eletto a gennaio dopo l’ addio di Martin Schulz, il socialdemocratico oggi in corsa per la Cancelleria di Berlino che da numero uno dell’ assemblea aveva dato il via libera a diverse inchieste – soprattutto quelle che riguardano il Front National e lo Ukip – e aveva chiesto ai servizi di Strasburgo di prestare la massima attenzione ai casi sospetti.
La notizia delle verifiche sulle due eurodeputate cinquestelle Daniela Aiuto e Laura Agea scuote il gruppo dei grillini a Strasburgo. Dopo diverse ore viene decisa la linea difensiva da adottare, processo lungo tanto che i comunicati vengono pubblicati dopo pranzo. Aiuto – sospettata di avere ripreso da Wikipedia alcune ricerche inerenti al suo mandato e di averne richiesto il rimborso all’ Europarlamento per diverse migliaia di euro – in una nota afferma di avere copiato a sua insaputa e si dichiara parte lesa:
«Ho dato totale disponibilità a collaborare con i servizi parlamentari (che indagano sulla vicenda, ndr), ho disposto la sospensione del pagamento delle fatture emesse, rimborserò al Parlamento le fatture già saldate e agirò legalmente nei confronti della società di consulenza » che ha realizzato gli studi contestati.
Nel caso di Agea le verifiche riguardano un suo collaboratore locale, pagato con soldi del Parlamento ma sul quale ci sono dubbi che possa effettivamente lavorare per il mandato europeo della deputata in quanto imprenditore impegnato in diverse attività. Anche Agea si mette «a disposizione delle autorità competenti» e decide di sospendere momentaneamente l’ attività del collaboratore «per approfondire i termini dell’ inchiesta».
Ma non basta ad evitare la polemica politica, con il Pd che va all’ attacco accusando i grillini di «doppia morale », così Emanuele Fiano, perché «quelli che usciamo dall’ Europa e del no all’ euro mangiatoia poi li becchi che a Bruxelles prendono i rimborsi per scopi indipendenti dalla loro attività politica ». La deputata Alessia Rotta twitta: «L’ unico modo per non fare errori è copiare, anche se così si sperperano i soldi pubblici dell’ Ue».
«La prima volta a Bruxelles avevo 26 anni. Ero giovane e avevo bisogno di mia madre». Si giustifica così Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia, tra gli italiani sotto schiaffo da parte dell’ ufficio antifrode dell’ Ue (Olaf), che indaga su presunti abusi dei rimborsi spese. Nel 2009 l’ attuale vicecapogruppo del Ppe volle al suo fianco la madre come assistente parlamentare, contro le regole europee che vietano di assumere parenti
Comi, trova normale aver ingaggiato sua madre?
«Fino al 2009 il regolamento dell’ Eurocamera lo consentiva. Poi nel corso di quell’ anno fu introdotto il divieto».
Come l’ è venuto in mente?
«Ero giovane, avevo solo 26 anni, non conoscevo nessuno a Bruxelles e avevo bisogno di una persona di fiducia».
26 anni non sono così pochi «Sì, ma mia madre è insegnante di italiano. Mi preparava i discorsi, seguiva la mia agenda. Si è messa in aspettativa non retribuita per aiutarmi».
Per quanto tempo ha lavorato per lei?
«Per un anno. Poi ho imparato a muovermi da sola e ho assunto persone normali».
Nel frattempo però il regolamento era già cambiato…
«Sì ma il mio commercialista pensava ci fosse un periodo transitorio di un anno».
Quindi chi ha sbagliato?
«Il mio commercialista, in buona fede».
Gli ha tolto l’ incarico per questo?
«Si, ma come figura pubblica rispondo personalmente del debito contratto con l’ Ue. Ho già anticipato una prima tranche, il resto me lo tolgono tutti i mesi dallo stipendio di parlamentare. Finirò di pagare nel 2019».
Come mai si accorta dell’ errore solo nel 2016?
«È come con Equitalia. Non sai di un’ irregolarità finché non ti arriva l’ accertamento a casa».
Quanto deve restituire?
«In tutto circa 126mila euro. E badi che sto dando indietro gli stipendi lordi ricevuti da mia madre, comprensivi delle tasse. Oltre il danno anche la beffa».
La sprovveduta però è stata lei, non crede?
«Non c’ è stata truffa né inganno da parte mia. Del resto non ne è nata nessuna causa».
Virginia Raggi rompe il silenzio sullo sgombero degli immigrati e ne ha per tutti! diffondete
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Dopo un giorno e mezzo, Virginia Raggi rompe il silenzio sullo sgombero dei rifugiati a Piazza Indipendenza. Lo fa difendendo l'operato del Comune di Roma - che "ha compiuto il suo dovere fino in fondo" - e addossando tutte le responsabilità alla Regione Lazio - colpevole di aver "disatteso il decreto legge Minniti" - e al governo per la mancanze di "adeguate politiche nazionali".
Scrive Raggi:
"In Italia l'accoglienza è ormai una vera e propria emergenza ma, piuttosto che affrontare la questione, stiamo assistendo a un vergognoso scaricabarile. C'è chi si indigna ma poi volta la faccia dall'altra parte. C'è ipocrisia. Mi riferisco allo sgombero di via Curtatone a Roma. Un edificio occupato abusivamente e sottratto ad un gruppo di imprenditori. Mi riferisco a centinaia di uomini, donne e bambini finiti in strada senza un tetto. Questa è la conseguenza di anni di disinteresse, è il segno dell'inadeguatezza della attuale politica sull'immigrazione e sull'accoglienza.
Il Comune di Roma ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, attenendosi alla legge e offrendo un'alternativa alloggiativa a coloro che tra gli occupanti dello stabile ne hanno diritto: madri con bambini, anziani, disabili, tutti quelli che vengono definiti soggetti con fragilità".
Dunque l'accusa alla Regione:
"Nei mesi scorsi abbiamo provato a fare un censimento per capire chi avesse diritto a ricevere assistenza ma agli operatori del Comune di Roma è stato impedito più volte di entrare nel palazzo dagli stessi occupanti. La Prefettura nei dati che ci ha comunicato il giorno dello sgombero non ha citato la presenza di 37 bambini. Siamo stati avvisati dello sgombero a poco più di 12 ore dall'inizio. Abbiamo messo in campo tutte le nostre forze, offrendo accoglienza mediante la Sala Operativa Sociale (SOS). Un dovere che non tutti hanno compiuto. Mi riferisco senza mezzi termini alla Regione che ha disatteso il decreto legge Minniti che la chiama direttamente in causa. Ma mi riferisco anche all'assenza di adeguate politiche nazionali".
In serata arriva la replica della Regione. "Da maggio non c'è stata alcuna risposta dal Campidoglio sui 40 milioni stanziati dalla Regione Lazio per l'emergenza abitativa nella Capitale.
Sicilia, intimidazione a Sindaco 5 stelle di Alcamo: incendiato il portone del municipio
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Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento il rogo e messo in sicurezza l’area, mentre i carabinieri, che indagano sulla vicenda, hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona
Hanno dato alle fiamme il portone del municipio nella piazza principale della città. È l’intimidazione andata in scena ad Alcamo, in provincia di Trapani. Nella notte ignoti hanno appiccato le fiamme all’entrata principale del municipio a piazza Ciullo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno spento il rogo e messo in sicurezza l’area, mentre i carabinieri, che indagano sulla vicenda, hanno acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona. “Sapevamo che sarebbe stato difficile, sapevamo che sarebbe servito parecchio tempo e soprattutto sapevamo che avremmo potuto infastidire qualcuno. Loro però non sanno che noi non molleremo e che i nostri ideali non bruceranno mai. Alcamo cambierà!”, dice Domenico Surdi, eletto sindaco nel giugno del 2016 sotto le bandiere del Movimento 5 Stelle.
“Ancora nel 2017 siamo costretti ad assistere a questo genere di squallide vigliaccherie . Immaginate cosa vuol dire provare a portare la legalità in realtà dove l’illegalità era una regola talmente assodata da essere considerata giusta e normale. La giunta a 5 stelle di Alcamo sta cercando di fare le cose giuste nell’assoluto rispetto delle regole e ha davvero tanto bisogno di sostegno e vicinanza da tutti i cittadini”, dice invece l’europarlamentare Ignazio Corrao. Per anni considerato un fortino inviolabile del centrosinistra in Sicilia, Alcamo da alcuni anni si è fatta segnalare come una delle città più grilline d’Italia: alle politiche del 2013 il 48% degli elettori segnò il simbolo del M5s nelle schede per la Camera dei deputati. Ex feudo del senatore Antonino Papania, non ricandidato dal Pd perché considerato impresentabile, quattro anni fa la cittadina in provincia di Trapani è stata scossa da un’indagine giudiziaria che ha ricostruito il sistema di voto clientelare alle amministrative del 2012. Tra i principali indagati dell’inchiesta – rivelata dal fattoquotidiano.it –lo stesso senatore Papania, poi condannato a otto mesi per voto di scambio. Recentemente, invece, un’inchiesta della procura di Trapani ha ricostruito come ad Alcamo si arrivava a truffare persino sui corsi di formazione sulla legalità.
venerdì 25 agosto 2017
Sapete perché hanno chiuso La Gabbia di Paragone? Uno dei motivi principali è in questo video clamoroso!
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A confermare la notizia al fattoquotidiano.it è lo stesso conduttore. Una vera doccia fredda per i giornalisti, gli autori e gli operatori che hanno appreso la notizia della cancellazione del programma solo nel pomeriggio durante una riunione
La7 chiude la Gabbia. Quella del 28 giugno sarà l’ultima puntata della trasmissione condotta da Gianluigi Paragone, che quindi non andrà in onda la prossima stagione. A confermare la notizia al fattoquotidiano.it è lo stesso giornalista. “Sì, è vero: stasera andrà in onda l’ultima puntata de La Gabbia“, si è limitato a dire il conduttore, che si trovava già in studio alle prese con gli ospiti e i preparativi dell’ultima messa in onda.
Una vera doccia fredda per i giornalisti, gli autori e gli operatori che lavorano a La Gabbia: hanno appreso la notizia della cancellazione del programma solo nel pomeriggio durante una riunione con lo stesso Paragone. Nato nel 2013, il programma andava originariamente in onda ogni domenica per poi essere spostato nella prima serata di mercoledì. In quattro anni Paragone ha condotto più di 160 puntate con uno share medio tra il 3,10 e il 3,80%.
La notizia della chiusura della trasmissione arriva a poche settimane dalla nomina di Andrea Salerno , ex autore di Gazebo, a direttore della televisione di Urbano Cairo. Già nel maggio scorso, quando era stato annunciato l’arrivo dell’ex autore di Rai 3 al vertice de La7, Il Foglio aveva raccontato di come tra le mura televisive si parlasse di un Salerno lontanissimo dallo “stile La Gabbia“. Un retroscena giornalistico che viene confermato ora dalla chiusura del programma di Paragone.
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/28/la7-chiude-la-gabbia-ultima-puntata-della-trasmissione-di-paragone/3694391/
Napolitano, la vacanza extralusso a spese degli italiani. Aereo blu, mega-scorta e hotel da 500 euro a notte
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Anche quest’anno Giorgio Napolitano si è concesso tre settimane da sogno per le vacanze di agosto in compagnia di sua moglie Clio, naturalmente a spese degli italiani. Lo scorso 16 luglio (fino all’8 agosto) l’ex presidente della Repubblica, come riporta il Tempo, ha raggiunto Sesto Puseria, sulla
Dolomiti, a bordo di un trireattore Falcon 900 del trentunesimo stormo dell’Aeronautica militare. A bordo con l’ex coppia presidenziale anche cinque uomini della scorta. E non saranno gli unici a tutelare la sicurezza di Re Giorgio.
Per proteggerlo lo Stato gli affida due carabinieri in servizio 24 ore su 24, quindi otto che coprono tutti i turni, più tre poliziotti di San Candido, con doppio turno. Intorno all’albergo quattro stelle superior Bad Moos è stato predisposto un corposo sistema di sicurezza. Sono militari e agenti tolti dal servizio di pattugliamento del territorio di Bolzano e piazzati tutti intorno all’ex Capo dello Stato.
Per il suo soggiorno sulle Dolomiti, l’hotel ha messo a disposizione la migliore sistemazione possibile, una top suite chiamata “Gallo cedrone” da 52 metri quadrati con stufa rustica, zona giorno e notte separate, insomma un vero e proprio appartamento. Il tutto per la modica cifra di 500 euro a notte per due.
Al suo arrivo sulle Dolomiti, Napolitano è stato accolto da una selva di maledizioni e insulti sui social. Sono gli sfoghi dei residenti, indignati per l’ennesima vacanza blindata del presidente emerito che nei prossimi giorni avrà anche modo di incontrare Angela Merkel e Sergio Mattarella, formalmente per un faccia a faccia informale.
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12983135/giorgio-napolitano-vacanze-extralusso-dolomiti-hotel-500-notte.html
Parlamento chiuso, onorevoli in vacanza per un mese: ecco quante ore al giorno lavorano
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Gli onorevoli italiani vanno in vacanza per un mese. E su questo siamo tutti d’accordo. Ma c’è un dato ancor peggiore che emerge da una inchiesta de Il Tempo, ossia il numero delle ore in cui effettivamente lavorano i nostri deputati e senatori in un giorno. Pochine: solo 4, o poco più. Decisamente meno rispetto a noi, comuni mortali.
I deputati durante l’anno hanno lavorato in media 4,4 ore al giorno. Dall’ inizio dell’ anno la Camera si è riunita 111 volte (ad oggi, 24 luglio, si è riunita 122 volte) su 186 giorni disponibili, per un totale di 489 ore e 2 minuti. Per cui, in media, l’assemblea si è riunita 4,4 ore al giorno.
I senatori sono riusciti a fare peggio: 2,5 ore al dì. Nonostante l’ Assemblea si sia riunita più volte rispetto a Montecitorio (127 volte), le ore medie di seduta sono meno: solo 2,5 al giorno. Il monte ore complessivo, infatti, è pari a 322 ore e 39 minuti. In realtà, i senatori non hanno cambiato abitudini. Anche l’ anno scorso, l’ impegno profuso in Assemblea era in linea con queste statistiche. Nel 2016, infatti, ci sono state 180 sedute per complessive 556 ore e 56 minuti. Una media, quindi, di tre ore a seduta.
Insomma, dopo un tour de force del genere ora si godono un riposo meritato. Dal Dal 4 agosto tutti in vacanza, ci si rivede a settembre, alcuni il 4 altri l’11. Tra poco più di una settimana la Camera dei deputati e il Senato chiuderanno i battenti per la pausa estiva. Lo scorso anno il Parlamento era andato in vacanza per quaranta giorni. Vediamo se quest’anno faranno meglio.
Beppe Grillo scrive agli italiani: “Non abbiamo più tempo, dobbiamo mandarli a casa”
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“L’Italia deve diventare una comunità, nessuno deve essere lasciato indietro. E’ intollerabile, inumano, vedere le file di esodati, sfrattati, disoccupati alle mense della Caritas mentre chi ha sprofondato il Paese nella miseria si muove con la scorta, l’auto blu, senza alcuna preoccupazione
economica. I partiti sono i primi responsabili di questa situazione, hanno occupato lo Stato, lo hanno svenduto, spolpato da dentro. Ora, queste persone si presentano, grazie ai giornali e alle televisioni che controllano, come i salvatori della patria, proprio loro che l’hanno affossata, usata per i loro interessi.
L’Italia ha le tasse tra le più alte del mondo, uno dei maggiori debiti pubblici, un tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, che ha fatto emigrare in pochi anni un milione e mezzo di ragazzi italiani, diplomati, laureati con il sacrificio dei loro genitori.
E’ ora di dire basta, questa commedia deve finire o finirà il Paese. Non abbiamo più tempo, dobbiamo mandarli tutti a casa. Tutti coloro che fanno parte di questo marcio sistema, devono andarsene, sparire, ma prima devono giustificare il loro eventuale arricchimento. Io non chiedo il tuo voto, non mi interessa il tuo voto senza la tua partecipazione alla cosa pubblica, il tuo coinvolgimento diretto, se il tuo voto per il M5S è una semplice delega a qualcuno che decida al tuo posto, non votarci. Questo Paese lo possiamo cambiare solo insieme, non c’è alternativa. Usciamo dal buio e torniamo a rivedere le stelle. Lo Stato deve proteggere i cittadini o non è uno Stato, per questo va istituito il reddito di cittadinanza. Io sono Stato, tu sei Stato, noi siamo Stato. Riprendiamoci l’Italia.”Beppe Grillo
20 punti per uscire dal buio:
Reddito di cittadinanza
Misure immediate per il rilancio della piccola e media impresa
Legge anticorruzione
Informatizzazione e semplificazione dello Stato
Abolizione dei contributi pubblici ai partiti
Istituzione di un “politometro” per verificare arricchimenti illeciti dei politici negli ultimi 20 anni
Referendum propositivo e senza quorum
Referendum sulla permanenza nell’euro
Obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento con voto palese
Unasolaretetelevisivapubblica,senzapubblicità,indipendentedaipartiti
Elezione diretta dei parlamentari alla Camera e al Senato
Massimo di due mandati elettivi
Legge sul conflitto di interessi
Ripristino dei fondi tagliati alla Sanità e alla Scuola pubblica
Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali
Accesso gratuito alla Rete per cittadinanza
Abolizione dell’IMU sulla prima casa
Non pignorabilità della prima casa
Eliminazione delle province
Abolizione di Equitalia
Il M5S presenta una mozione, i partiti la respingono e si scatena l'ira della Gabanelli. Guardate cosa è successo..
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Scrive Milena Gabanelli sul Corriere della Sera:
“Notizia buona: qualche settimana fa la Camera ha approvato le mozioni della maggioranza per aumentare la trasparenza sui contratti derivati del Tesoro. D’ora in poi il ministero dell’ Economia dovrà pubblicare sul sito del Dipartimento del Tesoro con maggiore frequenza, «preferibilmente trimestrale», i
Notizia cattiva: bocciata la mozione del M5S che chiedeva di vedere cosa c’è scritto nei singoli contratti. Il ministero si è appellato al segreto di Stato.
La storia comincia a marzo 2012, quando Bloomberg-news rende noto che il Tesoro Italiano, a fine 2011, ha chiuso in anticipo un contratto con Morgan Stanley liquidando senza batter ciglio 2,57 miliardi di euro. Si poteva negoziare e pagare meno, o abbiamo esaudito i desiderata della banca d’ affari?
Senza conoscere le clausole ti puoi solo fidare. Subito dopo però emergono indiscrezioni su altre operazioni in derivati con perdite miliardarie per il Tesoro, proprio mentre il ministro Fornero produceva «esodati» per mancanza di fondi.
Parte una commissione di indagine parlamentare, una raffica di interrogazioni e question time . Le dichiarazioni dei ministri pro-tempore e del direttore del debito Maria Cannata sono sempre state rassicuranti qualificando il tema derivati di Stato come un problema estemporaneo e comunque sotto controllo.
Purtroppo i dati del Def ed Eurostat mostrano che il problema non è per niente sotto controllo e che le perdite effettive sono una costante nel bilancio dello Stato. In soldoni: 32 miliardi dal 2011 al 2016. Ma in essere ci sono ancora un centinaio di contratti per un controvalore di poco meno di 150 miliardi di euro e che possono produrre perdite negli anni a venire per 40 miliardi di euro.
Lo stesso Tesoro le ha già stimate in 15 miliardi tra il 2017 e il 2020. Ma come fa il ministero a quantificare in modo così preciso le perdite, se ha sempre dichiarato di aver usato i derivati per proteggere il debito pubblico dal rischio di rialzo dei tassi di interesse?
Che senso ha se la maggior parte del debito è già a tasso fisso?”
Che senso ha se la maggior parte del debito è già a tasso fisso?”
Raggi, sondaggio bomba: risultati inaspettati, nonostante il fango. Ecco i numeri incredibili
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Sondaggi politici Ixè: la Raggi è migliore dei suoi predecessori
Nonostante il focus dei media, la Raggi viene preferita ai suoi predecessori, Marino e Alemanno. La valutazione del suo operato è generalmente positiva, stando alla rilevazione settimanale di Ixè. Sono
di più coloro che affermano che stia governando bene, piuttosto che coloro che affermano la visione opposta. Vediamo i risultati – nello specifico – di questo sondaggio targato Ixè, commissionato per Agorà da Rai 3.
Sondaggi politici: Raggi ha bisogno di tempo
La prima domanda rivolta agli intervistati in merito all’operato di Virginia Raggi, è il seguente;
Parliamo della città di Roma. Qual è il suo giudizio sull’operato dell’Amministrazione Raggi a Roma?
La maggioranza propende per la soluzione più cauta. Ovvero; la sindaca “ha fatto degli errori, ma bisogna darle tempo”. Il 39% degli intervistati opta per questa risposta attendista. Tuttavia, tra la valutazione positiva e quella negativa, vince la prima. 3 intervistati su 10 credono che l’operato della Raggi sia buono e che stia governando bene.
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Poco meno di 2 soggetti su 10 (19%), invece, assicurano che sia un operato fallimentare, pessimo. Infine, un 12% non si esprime nel merito. Considerando che l’intervista è stata realizzata con un campione nazionale, è evidente l’impatto mediatico delle vicende romane e di come delle dinamiche localistiche siano state oggetto di interesse statale.
Sondaggi politici RomaSondaggi politici SWG: Raggi va ancora meglio se comparata con predecessori
Le buone notizie per la sindaca non finiscono qui; in comparazione con i suoi predecessori (pensando quantomeno a Marino e Alemanno), la sindaca gode di maggior stima. Per il 36% del campione, la Raggi è meglio dei suoi predecessori.
ultimi sondaggi, sondaggi politici elettorali, media sondaggi
Solo il 15%, invece, sostiene che sia peggiore degli ultimi sindaci della Capitale. Un altro 36%, infine, conferma la posizione attendista data come risposta alla prima domanda (le percentuali sono, infatti, simili). Il 13% preferisce non rispondere. Sondaggi politici RomaNota metodologica: Data di esecuzione: 2/8/2017. Metodologia di rilevazione: sondaggio CATI-CAMI su un campione casuale probabilistico stratificato di 1.000 soggetti maggiorenni (su 9.018 contatti complessivi),
di età superiore ai 18 anni. Tutti i parametri sono uniformati ai più recenti dati forniti dall’ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentatività rispetto ai parametri di sesso, età e macro area di residenza.
Margine d’errore massimo: ± 3,1 %
Fonte: http://www.termometropolitico.it/1264673_sondaggi-politici-roma-raggi.html
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