giovedì 31 agosto 2017

SCANDALO PD!: Si vende i posti nei cda delle società pubbliche. E fa soldi”


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di Franco Bechis – limbeccata.it) – In gran parte dell’Italia la tassa è del 10%. In qualche provincia oscilla fra il 15 e il 18% A Mantova però c’è lo sconto: 8%. In Veneto va ancora più di lusso: 6%. A Siena invece è una mezza tragedia: 30%. Un manager pubblico deve stare attento alle composizioni


 delle giunte comunali, di città metropolitane, province e Regioni. Perché se lì comanda il Pd, scatta quella tassa: una parte dello stipendio che prenderà per fare il presidente, l’amministratore delegato, il direttore generale, il consigliere di amministrazione o il revisore dei conti deve essere versata nelle casse locali del partito di cui è segretario Matteo Renzi.


Così è scritto nei singoli regolamenti finanziari del Pd, il solo partito in Italia che stabilisce una regola così border line non solo per i propri eletti o chiamati ad incarichi di governo, ma anche per i “nominati” e i “designati” con il contributo determinante del partito ad incarichi in enti e società pubbliche, perfino di diritto privato. Una tassa impropria, che potrebbe apparire un ricatto verso professionisti e che indica una concezione proprietaria dell’ente pubblico, con il solo pregio di bandire ogni ipocrisia.
Nei suoi regolamenti interni il Pd fa piazza pulita di tanta retorica che i suoi stessi esponenti spargono in dichiarazioni pubbliche quando si nomina questo o quel professionista in vari cda pubblici. Contano zero i grandi curricula, sono negative le caratteristiche di indipendenza, si bada al sodo: se vuoi quella poltrona, prima devi garantire al partito che farà il tuo nome il ritorno finanziario, il pagamento di quella tassa. E alcuni regolamenti di federazioni locali del Pd prevedono espressamente, scrivendola nero su bianco la punizione in caso di mancato pagamento anche parziale della tassa “politica”: il tizio si può scordare un altro incarico pubblico se il Pd sarà decisivo nella scelta.

La vetta più straordinaria la tocca il Partito democratico di Cremona, che oltre al regolamento finanziario per la tassa sul nominato o designato, ha approvato anche un esilarante (non si parlasse di argomenti così seri) documento di tre paginette con le “Linee guida per la scelta dei soggetti da indicare ai fini della nomina nei consigli di amministrazione di società pubbliche e /o a partecipazione pubblica”. Il culmine si tocca nel comma 5 del documento sulle “norme di comportamento a cui il nominato/a dovrà attenersi”: nessuna differenza sessista in questa scelta di fare carta straccia di norme del codice civile e anche un po’ del codice penale italiano.

Il Pd di Cremona spiega che “una volta effettuata la designazione il nominato dovrà sottoscrivere per accettazione un documento contenente le regole di comportamento che dovrà adottare”. Ed ecco qui le regole che fanno impallidire i contratti firmati dai candidati M5s con la Casaleggio & associati. Ovviamente c’è espressa la tassa, visto che il nominato in un cda pubblico dovrà “contribuire al sostentamento del Partito in conformità con quanto stabilito dai regolamenti nazionali e regionali”, impegnandosi per altro a “rispettare il limite di mandato, ovvero non potrà accettare più di due mandati nel medesimo ente”

Non solo: il manager potrà essere anche l’uomo guida della più importante municipalizzata, che magari è quotata in borsa, ma dovrà avere come primo riferimento il partito a cui deve quell’incarico. Garantendo “la propria disponibilità ogni qual volta venga chiamato a rendere informazioni o comunicazioni agli organismi del partito che lo richiedano”. Di più: il poveretto- pur essendo in regola con i versamenti e molto gentile, dovrà rinunciare ad ogni autonomia intellettuale.



Perché nel contratto con il Pd per essere nominato firma una condizione -capestro: “nel caso di gravi difformità fra le proprie scelte all’interno del cda di appartenenza e gli orientamenti politici espressi dalla segreteria provinciale, è dovuto un confronto con gli organismi di designazione”. Il culmine però è un altro ancora: il manager dovrà garantire al Pd di “tenere una condotta sobria e decorosa nella vita pubblica e privata”. Sì anche privata: il Pd per nominarti in quel cda non vuole che tu possa avere amanti, vada in discoteca, magari bevi qualche goccio in più in una serata con amici. E chissà se avrà da ridire su qualche vestito variopinto in vacanza…


Ps. Provate ad immaginare la stessa scena a Roma. Per nominare l’amministratore delegato di Acea o Atac il manager deve concorrere a un’asta promossa dalla Casaleggio & associati e firmare un contratto con loro anche solo per un posto in cda in una qualsiasi delle municipalizzate della città guidata da Virginia Raggi. Nel contratto il manager per ottenere il posto si impegna a versare il 10% minimo del suo stipendio alla Casaleggio, poi ad andare a Milano a prendere la linea prima di qualsiasi cda, e pure a stabilire alcuni punti fissi nella vita privata: niente serate mondane, niente amanti o fidanzate non gradite, abiti approvati dalla Casaleggio, e così via. Quante dichiarazioni di fuoco sentiremmo dalle suffragette Pd? Già. Ma è solo il Nazareno a fare firmare contratti così…

mercoledì 30 agosto 2017

"Politici, ci avete rovinato e non sapete più nemmeno vergognarvi". Lettera di un gruppo di cittadini incazzati


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Ecco un esempio del clima che si vive nell’Italia di questi giorni. Pubblichiamo una lettera di rabbia mandataci da esponenti della "classe media": contro la corruzione e la difesa dei privilegi di un'intera classe politica, senza distinzioni tra destra e sinistra, priva di vergogna e che non ha ...


Siamo un gruppo di cosiddetti “giovani” (così ancora si dice dei 30/40enni), Per lo più professionisti, tutti, fortunatamente, senza il problema della “quarta settimana”. Alcuni di noi, per I’anagrafe tributaria italiana, sono addirittura ricchi, appartenendo a quella piccola porzione di contribuenti (1’I,4%) che appare ai più privilegiata, a qualcuno forse onesta, ad altri solo un po’ fessa. Forse lor signori (così ci rivolgiamo all’intera classe politica e dirigenziale di questo Paese, di maggioranza e opposizione, nessuno escluso) pensano che, per ciò solo, persone come noi non abbiano il diritto di essere arrabbiate, di lamentarsi o, prima ancora, il coraggio di mostrarsi, preferendo stare, comodamente, a curare il proprio “orticello”.

Vi sbagliate. Non siamo solo arrabbiati. Siamo delusi e amareggiati. E proviamo un profondo e sincero disprezzo. Perché ci state togliendo ogni giorno, come in una lenta ma inesorabile agonia, la speranza e la voglia di costruire un futuro migliore. Di fare più e meglio di ciò che ci è stato lasciato.

Noi lo stiamo dicendo, con queste righe. Molti altri lo pensano, anche se non lo dicono. Per mancanza di coraggio, di strumenti, o perché, come servi, sono ormai incapaci di reagire ai soprusi del padrone. Non sapete cosa siano la vergogna e la dignità.

Se aveste dignità e riusciste a provare vergogna, vi togliereste di torno oggi e per sempre, grati che il popolo italiano, troppo abituato a un benessere sostanzialmente diffuso, vi lascerebbe fuggire senza neppure prendervi a bastonate. Siamo stufi e nauseati di sentire di favori concessi a Tizio, soldi dati da Caio, promesse fatte da Mevio e “peripatetiche” concesse a Sempronio. E non c’è alcuna distinzione di colore. È una sorta di arcobaleno politico, in cui ciascuno contribuisce a generare disgusto.

Ci avete spinto sull’orlo di un baratro la cui sola profondità mette paura. E non siete più capaci di riportarci indietro. Ognuno indica una via, strillando in modo disordinato, senza alcuna guida autorevole. Nessuno sa dove sia il riparo sicuro. Né come raggiungerlo. Avete urlato i vostri soliti, squallidi slogan elettorali. Ma non avete fatto niente, non avete messo mano ad alcuno dei disastri che avete creato con le vostre politiche clientelari e affariste. Non avete toccato uno solo dei vostri “maledettissimi” privilegi.

Non ridurrete il numero della poltrone in Parlamento, non eliminerete le province né accorperete i piccoli comuni, non rinuncerete a volare in business class, a non pagare il biglietto del treno e l’autostrada, ad usare auto di servizio per i vostri personalissimi bisogni. Non smetterete di prendere stipendi faraonici e pensioni d’oro, rimborsi multimilionari per le vostre spese elettorali, di dare incarichi ai vostri amici o di godere della vostra sanità speciale. Non smetterete di ritrovarvi proprietari di casa, a vostra insaputa, o di ricevere in dono gioielli, auto, barche, vacanze e persino donne. Avete fatto, una volta ancora, solo “odiose” e patetiche promesse.

Ma non ve ne rendete nemmeno più conto. Perché non sapete neppure cosa sia la vergogna.

Se solo usciste dalla vostre gabbie dorate, capireste come funziona il paese vero, quello della gente "nomale", quello cui avete I’ardire di chiedere ancora sacrifici, mentre cerca di non esalare l’ultimo respiro.

Per mesi avete fatto a gara chi appariva più virtuoso. Cos’è rimasto?
Molte chiacchiere e altrettante promesse. E i “soliti noti”. Gli aumenti: delle accise su alcool e tabacchi, del bollo sui conti di deposito titoli (quasi decuplicato!), del bollo auto (quanta demagogia!), della tassazione sulle rendite finanziarie, dell’Irpef locale, del’irpef dei ricchi (o dei presunti ricchi o dei super ricchi, ogni giorno un’ipotesi diversa e il giorno dopo il suo contrario) e dell’IVA (sì, no, forse, a tempo...) E ancora, la diminuzione delle deduzioni e le detrazioni fiscali. E poi lei, la madre di ogni manovra: I’immancabile aumento delle accise sui carburanti.
Perdonate una piccola digressione perché qui, più che mai, lor signori fanno spregio della vergogna. Per ogni emergenza si ricorre a un “piccolo” aumento straordinario - di emergenza, per l’appunto - del prezzo dei carburanti.

Così è stato per la crisi di Suez (1956), per il disastro del Vajont (1963), per l’alluvione di Firenze (1966), per il terremoto del Belice (1968), del Friuli (1976), dell’Irpinia (1980), per la guerra in Libano (1983), per la missione in Bosnia (1996), per il contratto degli autoferrotranvieri (2004) e, solo pochi mesi fa, per l’afflusso di immigrati dal nord Africa (2011). Introdotti come contributi straordinari, validi solo fino al cessare dell’emergenza, sono diventati tutti parte integrante del prezzo dei carburanti. Nessuno escluso. Li avranno dimenticati?

Forse, se qualcuno glielo ricordasse,li eliminerebbero tutti. E abbasserebbero i prezzi della benzina. E non spenderebbero per indagare sulle compagnie petrolifere, per verificare che non facciano cartello (quante volte l’avete sentito dire?). A proposito, lor signori, avete mai recuperato un solo euro da una compagnia petrolifera, con le vostre inchieste? E, se sì, dov’è finito?

Non sia mai che, del tutto accidentalmente, sia caduto nelle vostre tasche. E intanto, chi pensa allo sviluppo, alla ripresa dei consumi, al rilancio dell’economia, alla fuga dei cervelli all’estero, alla produttività delle aziende e all’efficienza della pubblica amministrazione? Quali le vostre soluzioni? Chiacchiere. E uno spettrale deserto. Ma voi non conoscete vergogna e continuerete perciò a camminare con sguardo alto e fiero. Perché siete forti. Ostinati. Potenti. Noi siamo pochi, deboli e inermi. Abbiamo solo la nostra rabbia, il nostro disgusto.

Vorremmo però che in tanti leggessero queste misere parole e che tutti quelli che, come noi, sono delusi e arrabbiati, scrivessero di proprio pugno altrettante parole, più nobili o più eleganti delle nostre, con cui inondare I’intero paese. Per indurvi, signori senza dignità e senza vergogna, ad andarvene. Spinti solo dalla forza delle parole. Dalla forza deI disprezzo che saremo capaci di farvi sentire. Niente altro. Nessuna violenza. Nessun insulto. Solo il disprezzo più forte e sincero. Per lasciare a noi una speranza.


Firme:
Jacopo Antonelli Dudan, Chiara Bazzigaluppi, Gianpaolo Bestetti, Marco Cartera, Riccardo Corbetta, Ilaria Curino, Glauco Gasperini, Laura Mandelli, Emiliano Michelutti, Silvia Orsi, Eleonora Pauletta d’Anna, Alessandro Ripa,Roberta Villa, Natalia Zorzoli.

900MILA EURO DI VITALIZIO PER 4 ANNI DA DEPUTATO: E’ SCALFARI IL PARASSITA DA RECORD.


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“Pochi se lo ricorderanno. Eugenio Scalfari, il più famoso giornalista italiano vivente, è stato anche un politico in una parte assai breve della sua lunga carriera.



Eletto nel partito socialista, fece il deputato fra il 1968 e il 1972, quattro anni prima di fondare Repubblica”. Inizia con un j’accuse contro il fondatore di Repubblica l’inchiesta di Franco Bechis su Libero sui vitalizi degli ex parlamentari che, nel corso degli ultimi decenni, hanno percepito molto di più di quanto hanno versato.

Grazie a questi pochi anni da deputato Scalfari prende ogni mese un assegno lordo di 2.162,52 euro. “Non è un granché, e Scalfari – scrive Bechis – manco se ne accorgerà: le sue finanze dipendono sicuramente da altro. Però tutti insieme quegli assegnini- il famoso vitalizio degli ex onorevoli- hanno fatto negli anni un assegnone, superiore ai 908mila euro”. Una cifra ben superiore di quella che “la Camera stessa gli aveva messo da parte durante quella legislatura che fu pure sciolta anticipatamente”. “Fra quello che allora fu versato e quello negli anni incassato – spiega Bechis – c’è una differenza da 847mila euro, che mettono Scalfari ai primi posti della classifica dei re del vitalizio. Anche merito della sua buona salute e della evidente longevità”.

FONTE
IL GIORNALE

Reddito di inclusione? Occhio alla truffa: cosa c'è dietro


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I soldi per tutti non ci sono. E anche quelli a disposizione dovranno aspettare un decreto legislativo, che potrebbe arrivare tra un mese come tra due anni, per essere spesi. Ma il quadro politico è turbolento e il governo aveva bisogno di un tema forte con cui rispondere all' offensiva politica e a quella giudiziaria. Di qui l' idea di cavalcare con decisione il nuovo Reddito di inclusione sociale, una misura dall' evidente «suono» grillino (il M5S si batte da anni per il reddito di cittadinanza) e in grado, per la platea a cui si rivolge, di riscuotere ampi consensi anche nel mare in tempesta alla sinistra del Pd, che potrebbe rendere complicata la sopravvivenza di Paolo Gentiloni.

Poco importa che la partita sia iniziata più di anno e mezzo fa, con il Piano nazionale contro la povertà previsto dalla legge di stabilità 2015, e che lo scorso settembre il governo abbia già ampiamente celebrato l' avvio del Sostegno per l' inclusione attiva, misura sperimentale prodromica al Reddito.

Oggi il Senato ha dato il via libera finale alla legge delega. E tanto basta. Sul piatto ci sono 1,6 miliardi di euro. Un plafond che in realtà vede solo 600 milioni di fondi nuovi. E un altro miliardo recuperato attraverso l' accorpamento di diversi stanziamenti già predisposti negli anni scorsi: la Carta acquisti, in vigore dal 2008 (200 milioni), il Sostegno per l' inclusione attiva, finanziato dal 2013 (370 milioni), l' Assegno di disoccupazione, finanziato dal 2015 (380 milioni), l' indennità per i Co.co.pro, introdotta nel 2008 (54 milioni). Aggiungendo una quota proveniente dai fondi europei, secondo quanto spiegato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, si arriverà ad una dota complessiva di 2 miliardi di euro.

I quattrini saranno destinati alle famiglie povere con almeno un minore a carico. I criteri definitivi dovranno essere individuati dal successivo decreto legislativo, ma l' idea di fondo è quella di muoversi sulla falsariga del Sostegno per l' inclusione già sperimentato in alcune città italiane.

Quindi famiglie con almeno un componente minorenne, un figlio disabile o una donna in stato di gravidanza con un Isee annuo inferiore a 3mila euro e trattamenti assistenziali o previdenziali complessivi non superiori a 600 euro mensili. Nessun componente della famiglia potrà poi possedere auto immatricolate negli ultimi 12 mesi oppure di cilindrata superiore a 1.300 cc (o 250 cc in caso di motocicli) acquistati nei tre anni antecedenti la domanda.

Oggi per ottenere il Sia è inoltre necessaria una «valutazione multidimensionale del bisogno», che dovrà avere un punteggio uguale o superiore a 45 punti. Chi usufruirà del bonus dovrà poi comportarsi da «bravo cittadino», pena la revoca.
In altre parole, ha spiegato Poletti, dovrà avere «un comportamento responsabile, accompagnare i figli a scuola, seguire corsi di formazione ed accettare eventuali proposte di lavoro».

Considerando un assegno mensile (o una carta prepagata) di 480 euro (dai 400 già previsti dal Sia), cifra peraltro ancora da definire, i tecnici del Welfare hanno calcolato che il beneficio potrebbe riguardare circa 400mila nuclei familiari, vale a dire circa un milione e 770mila individui. E qui sorge il problema principale. Secondo l' Istat infatti in Italia ci sono circa un milione e 582mila famiglie in condizione di povertà assoluta, che equivale a 4 milioni e 598mila invidui. Poletti ottimisticamente ha ammesso che la misura per ora raggiungerà un po' meno del 50% della platea complessiva. In realtà è poco più del 38%. Del resto, come ha più volte spiegato l' Alleanza per la povertà, per garantire un reddito d' inclusione a tutti i poveri del nostro Paese servirebbero almeno 7,5 miliardi. Mancano dunque all' appello oltre 5 miliardi. Soldi che difficilmente il governo, schiacciato tra manovra correttiva e clausole di salvaguardia, riuscirà a recuperare.

martedì 29 agosto 2017

ADDIO PD: Festa dell'Unità annullata per mancanza di volontari


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Dopo una vita, la festa dell'Unità di Savignano sul Rubicone, nel cuore della Romagna rossa, non si farà più. Mancano i cuochi volontari, da sempre spina dorsale di simili appuntamenti.


Come racconta l'edizione cesenate del Resto del Carlino, il segretario del Pd locale annuncia a malincuore la rinuncia a un appuntamento storico per la sinistra romagnola. "Quest’anno avremmo potuto contare anche su un certo numero di volontari per montare le attrezzature, fare servizio ai tavoli e pulizia. Ma non siamo riusciti a trovare volontari che sappiano fare da mangiare, stare in cucina. Neppure uno", si lamenta il segretario Nicola Dellapasqua, che di Savignano è anche vicesindaco.

In molti, spiega, sono ancora a lavorare negli alberghi e nelle varie strutture turistiche della riviera. Ma il problema è più profondo e riguarda un certo tema di ricambio generazionale: "Le forze umane ogni anno calano, abbiamo avuto diversi funerali e non c’è un ricambio generazionale di giovani volontari che entrano al posto degli anziani che non ci sono più o non ce la fanno più a stare ai fornelli", conclude amareggiato.

Certo, la speranza è che si tratti soltanto di un anno di "pausa" ma il trend della regione è preoccupante: nel Cesenate, su oltre quaranta feste dell'Unità nel giro di pochi anni ne sono rimaste meno di una decina.

Reddito di inclusione, dal 1° gennaio l'assegno per le famiglie più povere: chi ne può beneficiare


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Arriva il via libera definitivo dopo il secondo esame in consiglio dei ministri al Reddito d'inclusione (ReI), lo strumento di contrasto alla povertà che sostituisce il Sostegno all'inclusione attiva (Sia) e anche l'Asdi, l'Assegno di disoccupazione e che partirà il prossimo primo gennaio. In buona sostanza, la misura consiste in un assegno mensile di importo variabile dai 190 fino ai 485 euro in caso di famiglie molto numerose per una durata massima di 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno 6 mesi dall'ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente.

Beneficiarie della misura saranno le famiglie con un Isee non superiore ai 6mila euro, un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa, non superiore ai 20 mila euro e un patrimonio mobiliare massimo tra i 6 mila e i 10 mila euro a seconda del numero dei componenti del nucleo. Priorità, almeno nella fase iniziale di introduzione, alle famiglie con figli minorenni o disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati over 55.


Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, dopo il primo via libera a giugno, aveva affermato che lo strumento dovrebbe coinvolgere circa 660 mila famiglie, di cui 560 mila con figli minori. L'esecutivo ha destinato 1,7 miliardi di euro che dovrebbero crescere almeno fino a 2 miliardi l'anno. Lo strumento di accesso al beneficio sarà la carta Rei, dove verrà materialmente caricato l'importo. In pratica, si tratta di una carta con cui sarà possibile acquistare una serie di beni, utilizzabile anche come bancomat per prelevare fino alla metà dell'importo erogato mensilmente. Contestualmente alla ricezione del sostegno, i beneficiari dovranno però partecipare a un progetto di reinserimento sociale e nel mondo del lavoro.

Il provvedimento fissa però dei paletti per l'accesso alla misura. Non potranno ottenere il Rei i proprietari di imbarcazioni, o auto e moto immatricolati nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio.


lunedì 28 agosto 2017

Luigi Di Maio: "Qualcuno ha detto che il MoVimento 5 Stelle va in piazza ma non parla di temi. Ecco la nostra risposta, diffondete"


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Qualcuno ha detto che il Movimento va in piazza ma non parla di temi.
"Fanno foto ma non stanno parlando di idee per la regione" ha scritto.
Questa cosa è ovviamente falsa. È falsa perché di idee e proposte ne abbiamo dette tante, il problema è che non ne parlano loro.
Poi hanno scritto che sì, in verità parlano un po’ di temi, però loro non parlano di mafia. Si si, hanno scritto proprio questo. Roba da teatro dell’assurdo: ci attaccano non su quello che diciamo ma su quello che non diciamo.
Dimenticano forse tutte le intimidazioni che il Movimento 5 Stelle ha subito in questi anni. Qui a Pietraperzia, l'anno scorso, è stata bruciata la porta di casa del nostro sindaco Antonio Bevilacqua (https://goo.gl/2nK5oS); due giorni fa, ad Alcamo, dove amministra un altro nostro sindaco, Domenico Surdi, hanno incendiato il portone palazzo comunale (https://goo.gl/8fgy7L); a Bagheria un pentito di Cosa Nostra rivela ai magistrati che da quando è arrivato Patrizio Cinque ai mafiosi "non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere perché lui li denuncia tutti. Non ti ci puoi nemmeno avvicinare" (https://goo.gl/aK8HXG).
Una cosa del genere avviene anche nelle intercettazione di Mafia Capitale, in cui Buzzi definisce il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, "incorruttibile" (https://goo.gl/cDZrH4).
A dire queste cose non è la gente per strada; le dice la mafia, la criminalità. Questo perché, evidentemente, hanno capito di che pasta sono fatti i nostri sindaci.
Poi abbiamo un senatore, Mario Giarrusso, che in questo momento è sotto tutela, perché è stato definito, in un'intercettazione del boss di Cosa Nostra Graviano "uomo pericolo per la mafia" (https://goo.gl/gW7geX).
Ancora: quando abbiamo presentato una legge all’Assemblea Regionale Siciliana per togliere il vitalizio ai condannati per mafia, tutti i partiti: il Pd, Forza Italia, Ncd, Udc... hanno votato contro! (https://goo.gl/vdmcZs)
Perché hanno votato contro? Non per fare un favore ai Cuffaro di turno, avranno probabilmente pensato: "metti che capiti a me un domani; perché privarmi del vitalizio?".
E allora, a chi scrive queste scemenze sul Movimento, io rispondo con una frase semplice e con l'evidenza dei fatti: è vero, noi non parliamo di mafia; noi combattiamo la mafia!


Straordinario! La rivista Pravda incorona Virginia Raggi: "Tenga duro, a Roma i criminali non si abbuffano più"


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E la Pravda scrive - letteralmente - un'apologia sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi. E lo indica direttamente nel titolo. La storica testata del partito comunista sovietico, diventata indipendente con la caduta del muro, si è cimentata in una lettura di quanto compiuto dalla sindaca nel corso del suo mandato.


Virginia Raggi ha ancora quattro anni davanti a lei. Sarà un calvario, ma le auguro comunque 'Buona fortuna' e di essere forte! E, personalmente, spero che i cittadini romani, quando saranno chiamati nuovamente a votare e a scegliere un nuovo sindaco, possano giudicare con attenzione quello che ha fatto Virginia Raggi, magari tenendo a mente Carminati e e i suoi amici politici.

Un articolo, o meglio un'apologia, che ripercorre anche la storia (recente) della Capitale, prima dell'elezione dell'allora candidata 5Stelle. Una Roma "corrotta", in mano a "cattivi uomini d'affari". Su tutti Massimo Carminati, ma non si escludono anche altri "politici corrotti".

È evidente che per queste persone Roma, così come l'Italia intera, era ed è solo una mangiatoia dove abbuffarsi con la tipica arroganza di chi vede se stesso come un privilegiato, come qualcuno che appartiene a una élite lontana dal popolo, e che decide per esso. Gli altri, le persone comuni, erano e sono vittime di scambi politici, abusi e intimidazioni. Soggetti, nient'altro. Cose. Cose, di cui puoi disporre a piacimento e buttare via quando non sono più utili.

Un esempio del cambiamento avvenuto in Campidoglio? Nell'apologia di Pravda è da ravvisare nel primo bilancio della Giunta Raggi, che venne respinto e approvato solo dopo le opportune correzioni. "Non era mai accaduto, almeno non negli ultimi 30 anni. Non ricordo - scrive l'autore dell'apologia - nulla di simile nel passato. E se mai è accaduto, non è mai importato a nessuno".

E poi la gestione della situazione critica di quest'estate, quando a Roma è mancata l'acqua: "C'era la possibilità di una sospensione della fornitura idrica, per alcune ore al giorno. E questo perché mancava l'acqua nei bacini idrici della Capitale. Un fatto nuovo, ma le condutture romane (e italiane) sono vecchie e fatiscenti. Dovrebbero essere sistemate: ma questo è un retaggio delle precedenti amministrazioni, sia locali che nazionali, di certo non è colpa di questa nuova"


FONTE: http://www.huffingtonpost.it/2017/08/27/sulla-pravda-lapologia-di-virginia_a_23187158/?utm_hp_ref=it-homepage

Lifting, bustarelle e tanto altro. L'inchiesta sulla corruzione che inguai i nostri politici


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Dal Nord-Est, in questa ultima puntata, il “tour della mazzetta” si sposterà attraverso Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Sardegna. Prima tappa a Milano. E per la precisione negli uffici del Comune, dove il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, guidato dal colonnello Vito Giordano, scopre un “quadro di gestione sistematicamente illecita degli appalti”.


Il riferimento è agli appalti sugli “interventi per l’ottenimento del certificato di idoneità statica presso gli edifici scolastici cittadini”. Insomma, parliamo degli appalti sulla sicurezza nelle scuole e, per Gdf e Procura, non si tratta della prima volta che si occupano degli appalti in questione.



Appalto sicurezza nelle scuole, tariffa fissa al 5 per cento

E l’imprenditore tratta: “Non puoi venirmi incontro?”

Uno di questi appalti, infatti, viene assegnato alla società Siva Srl ed è già oggetto d’indagine nel 2015. Ed è proprio nel corso delle indagini che, interrogando Marco Volpi, titolare della società Professione Edilizia Srl, gli inquirenti scoprono che alcuni funzionari del Comune avevano avanzato richieste molto particolari sugli appalti in questione. “Le aggiudicazioni – si legge negli atti – appaiono il frutto di precisi accordi tra le principali imprese (apparentemente) concorrenti, accordi avallati da dirigenti comunali istituzionalmente coinvolti nella procedura di assegnazione”. Interrogando Volpi, però, si scoprono nuovi episodi. Che portano, ad aprile, a nuovi arresti. Il reato contestato è la concussione che, però, entra a pieno titolo nel “Mazzetta tour 2017” dedicato alla corruzione, proprio perché è legato alle collusioni già scoperte nell’indagine del 2015.

“La nuova vicenda delittuosa – scrive il gip di Milano – ruota intorno alla figura di Massimiliano Ascione, dirigente del Comune di Milano e direttore dei lavori dell’appalto”. Ma cosa racconta Volpi? Che Ascione “gli ha rivolto una formale richiesta di denaro affinché la gestione dell’appalto potesse essere effettuata da Siva senza particolari ‘problemi’…”.

“Volpi – si legge negli atti – accetta di corrispondere la dazione in denaro ad Ascione, il cui importo viene fissato nel 5 per cento dell’appalto, pari a circa 100 mila euro”. Prevista la somma, stabilite le scadenze. “Per la corresponsione dell’utilità – sostiene l’accusa – Ascione e Volpi si accordano affinché venga effettuata a seguito del pagamento di ciascun Sal (Stato avanzamento lavori, ndr) effettuato dal Comune di Milano alla Siva”.

Ed ecco la vicenda raccontata direttamente da Volpi che riepiloga il dialogo con il direttore dei lavori: “A un certo punto il direttore dei lavori che aveva preso in carico l’appalto della Siva mi contattò e mi disse ‘eh, ma tu conosci la Siva’, ‘eh sì io la conosco, siamo molto amici’, eccetera eccetera, ‘eh però, insomma, sai qui l’appalto, il 53 per cento di ribasso, una cosa e l’altra’, gli ho detto ‘va beh, stringi, stringi, qual è il problema? Cioè con il 53 per cento di ribasso se lavoriamo… se facciamo delle cose fatte bene ci stiamo, cioè non è che ci massacriamo’…”. E quindi, quale sarebbe il problema?

Con quel ribasso, a quanto pare, qualcuno avrebbe potuto obiettare qualcosa. E infatti, dinanzi ai pm, Volpi continua a riepilogare il dialogo e riferisce le parole del direttore dei lavori: “…‘eh lo so però, sai com’è, come non è’, insomma i soliti giri pindarici e dice ‘ma sai a un certo punto qui con il 53 per cento è pericoloso per l’impresa, è pericoloso per Tizio, per Caio, per Sempronio‘…”. A quel punto Volpi sembra avere ormai le idee chiare: “… gli ho detto ‘vabbè, stringiamo e dimmi cosa vuoi’, ‘beh, sarebbe una cosa buona per tutti se ci fosse una ricompensa anche per me’. Al che mi sono cadute le braccia…”. E ancora, quando il pm chiede “…questa direzione tecnica le ha chiesto una ricompensa per cosa?”.



La borsa sul tavolo e i soldi nell’armadietto

Quei pranzi per accordarsi: “Vedrai, sarai contento”

La risposta di Volpi è fin troppo chiara: “Per far sì che questo appalto non subisse delle problematiche, dei rallentamenti, che filasse tutto liscio, che non ci fossero ritardi nell’emissione dei Sal, insomma, perché l’appalto è molto complesso con la carta…”. “Quando lei ha portato i soldi in ufficio al signor Ascione – chiede il pm – si ricorda dove li ha messi, se era una modalità, aveva un cassetto, aveva… in una tasca li ha…”. “Molte volte – risponde Volpi – aveva la borsa sul tavolo e glieli infilavo dentro, molte li prendeva lui e li metteva dentro l’armadietto”.

“Chiesi io di andare a pranzo – dice Volpi – dunque andammo fuori a pranzo e a quel punto io cercai di essere il più diretto possibile, senza neanche star troppo a girare intorno all’argomento, perché ormai l’argomento era abbastanza chiaro, cioè abbastanza, era chiarissimo, per cui gli ho chiesto ‘guarda andiamo subito al sodo e dimmi subito qual è il succo del discorso e cosa pretendi perché ciò avvenga’. Niente, e lui ha detto ‘ma, guarda, il 5 per cento andrebbe bene, immagino, ma ti rendi conto di quello che è il 5 per cento su un appalto del genere?’, dice ‘eh, questo è… e questo…’, ho detto ‘vabbè, ma cerchiamo di venirci incontro…’, replicai che si trattava di un importo ingente, su appalto del genere, con un ribasso del genere, ma non ci fu possibilità di discussione, insomma, ‘vedrai che sarai contento’, insomma le solite cose…”. Il pm domanda: “Disse che così andava, testualmente?”. “Sì”, risponde Volpi, “che quella era la percentuale, e che non ne avrei risentito sull’appalto…”. E così Massimiliano Ascione, nella sua qualità di direttore dei lavori, viene accusato di aver “abusato della sua qualità e dei suoi poteri” e di aver “costretto Volpi a consegnargli indebitamente 100 mila euro, pari al 5 per cento del valore complessivo dell’appalto, di circa 2 milioni”. E, se non bastasse, Ascione avrebbe ricevuto anche un orologio da 11 mila euro.

Dal Comune di Milano passiamo adesso al Centro traumatologico ortopedico sotto la Madonnina.



Dalla cravatta all’ospitata in Rai

Così i colossi delle protesi corrompevano il chirurgo

Era uno stakanovista del bisturi il chirurgo ortopedico Norberto Confalonieri, primario del Cto di Milano. Una macchina impianta protesi in grado di seguire direttamente – scrive sul suo curriculum – 500 interventi chirurgici all’anno. Due al giorno, se escludiamo i festivi. Ed era un ottimo investimento – spiegano da un altro punto di vista i magistrati della Procura di Milano, che ne hanno chiesto e ottenuto l’arresto – per due colossi delle protesi, la Johnson & Johnson e la B. Braun.

Più della metà dei sistemi acquistati venivano dalle due ditte, senza passare da regolari appalti, grazie alla sua buona parola di primario. In cambio Confalonieri riceveva un fiume di denaro, ospitate in tv e viaggi pagati. Per l’esattezza, la contabilità registra con la freddezza delle carte dell’inchiesta: 32,7 mila euro versati al figlio, inviti a programmi televisivi ed eventi scientifici, Medicina 33, su Rai2, un servizio di comunicazione da 6 mila euro, includendo un’intervista su Il Giornale, viaggi pagati per la partecipazione a congressi internazionali per 28 mila euro, l’uso gratuito di strumentazione e software valutati 357 mila euro. E ancora: una cena per 30 persone in un ristorante del centro di Milano, frequentato dal jet-set, e due cravatte – prezzo di listino 220 euro – da regalare agli ospiti.

L’elenco delle ipotesi di reato contestate alla fine delle indagini della Procura di Milano inizia con le mazzette e finisce con due casi tragici, che hanno visto pazienti del superchirurgo Confalonieri subire dure conseguenze per interventi mal riusciti. In un caso, su una donna anziana, era stata fatta la prova di un nuova tecnica – sostengono i magistrati – che il primario del Cto avrebbe poi applicato a una paziente privata.

Il tour prevede ora un passaggio nella stanza dei misteri. Quale? Per saperlo dobbiamo spostarci ad Aosta.



Aosta, 25 mila euro in cerca d’autore

Savona, intervento di chirurgia plastica per cambiare cognome

È il 22 giugno quando, durante alcuni lavori di manutenzione, il neo presidente della Val d’Aosta, Pierluigi Marquis, trova qualcosa di strano sotto la sua scrivania: ben 25 mila euro. A quel punto, Marquis chiama la polizia di Stato, che comunica il ritrovamento alla Procura. E all’istante viene aperto un fascicolo per corruzione a carico di ignoti: ma chi avrà mai lasciato quei 25 mila euro sotto la scrivania? Ah, saperlo.

Passiamo adesso in Piemonte. Breve sosta a Rivoli dove Francesco Massaro, consigliere comunale e presidente della Prima Commissione Intersettoriale è accusato di aver chiesto soldi ad alcuni imprenditori. “Dopo che aveva procurato … una commessa … del valore compreso tra 29.500 e 35.000 euro inerente l’esecuzione di lavori nel cimitero comunale di Rivoli”, scrive l’accusa, “prospettava che avrebbe garantito il rilascio di permessi e l’iter autorizzativo per l’esecuzione dei lavori medesimi e curato ogni rapporto con altri uffici pubblici ad essi interessati, quali ad esempio la Soprintendenza ai Beni Culturali, e chiedeva più volte il versamento della somma complessiva pari al 10 per cento del valore della commessa”.

Da Rivoli scendiamo a Savona. Dove l’ex prefetto Andrea Santonastaso, secondo l’accusa, si faceva ricompensare i “favori” in cene, per esempio, “in cambio della trattazione di un ricorso” per una “contravvenzione stradale”. A fargli compagnia c’è anche l’Ispettore capo della questura di Savona, Roberto Tesio, poiché dagli atti emerge che i due, in un altro caso, “favorivano l’assegnazione di una piazzola nel territorio del comune di Spotorno per svolgervi l’attività di vendita di alimenti e bevande”. In cambio Tesio otteneva la riparazione di un’auto incidentata. Riparata da chi? Secondo l’accusa da un uomo “contiguo a una cosca calabrese”. Niente male. Ai due, nell’inchiesta, si aggiunge Carlo Della Vecchia, direttore amministrativo contabile della Prefettura di Savona. E quando tal Paolo Cabiddu chiede di cambiare il proprio cognome, al “fine di eludere controlli e verifiche sui precedenti penali, Della Vecchia gli chiede in cambio un “intervento di liposuzione presso una clinica privata di Genova”.

Il tour si appresta a terminare con un breve passaggio in Sardegna. Per la precisione a Oristano e all’Ospedale San Marino. La Guardia di Finanza, insospettita dal moltiplicarsi delle assunzioni di tipo interinale in tutte le strutture gestite dalla Asl, compreso l’ospedale in questione, inizia a indagare. Secondo l’accusa, le assunzioni degli interinali, potrebbero rappresentare, in realtà, una strategia per farsi beffa delle graduatorie ed evitare la pratica dei concorsi. In questo modo, insomma, le assunzioni sarebbero state più facilmente gestibili. Il sospetto, però, è che sarebbero avvenute spesso in cambio di qualcosa. Di cosa?

Risposta semplice. Strategia inossidabile. Un classico della nostra storia. In cambio di voti.

8 – FINE

A questo ciclo di 8 puntate hanno lavorato Fabrizia Caputo, Francesco Casula, Vincenzo Iurillo, Giuseppe Lo Bianco, Lucio Musolino, Valeria Pacelli e Andrea Palladino. Coordinamento: Antonio Massari. I lettori potranno mettere la loro impronta a questo progetto inviando segnalazioni per nuove inchieste all’indirizzo mail red.inch@ilfattoquotidiano.it

sabato 26 agosto 2017

CLAMOROSO! NAPOLITANO INTERCETTATO DALLA FINANZA! LEGGETE E CONDIVIDETE TUTTI CIO' CHE HA DETTO



Giorgio Napolitano intercettato dalla Finanza al telefono con il banchiere inquisito


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Uno scoop di Panorama rivela che Giorgio Napolitano garantì a Giovanni Bazoli: “ti farò incontrare Mattarella”.
Il settimanale riporta i contenuti di un’intercettazione sull’utenza di Bazoli, indagato nell’inchiesta su Ubi banca.

L’incontro Bazoli-Mattarella avrebbe dovuto affrontare “alcuni argomenti urgenti”, scrive la Guardia di Finanza che riassume la conversazione.
Tra questi argomenti, la lotta per il controllo del Corriere, come riassunto dalle fiamme gialle:
“Napolitano specifica di aver fatto riferimento (con Mattarella, ndr) anche al dialogo di questi anni tra loro (e cioé tra Napolitano e Bazoli, ndr) e prima ancora con Ciampi. Napolitano dice che questi (Mattarella) ha apprezzato, ed ha detto che considera naturale avviare uno stesso tipo di rapporto schietto, informativo e di consiglio. (…) Napolitano dice speriamo bene, anche perché ha sentito fare (riguardo al Corriere) un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum de La 7”. Quell’Urbano Cairo che poi le ha messe, le mani sul Corsera.
Dopo la conversazione, il banchiere, passando per la segreteria del Quirinale, fissa un incontro con Mattarella: il faccia a faccia avviene il 27 marzo. Dieci giorni prima, il 17 marzo, l’ex Capo dello Stato è anche oggetto di una conversazione tra Bazoli, azionista del Corsera, e l’allora direttore di Repubblica, Ezio Mauro, la concorrenza: “Se tu lo tieni in mano (il Corsera, ndr) io sono tranquillo”, afferma Mauro. Dunque l’invito a Bazoli a “non lavarsene le mani di queste scelte”. Poi spunta Napolitano: “La situazione ha ancora un margine di incertezza e ti spiegherò se ci vediamo perché, niente, devo vedere Napolitano…insomma, devo, tengo rapporti con lui”.”

DENUNCIA SHOCK del deputato 5 Stelle Di Battista. Guardate cosa hanno fatto..


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Ecco quanto scrive il deputato dei 5 stelle attraverso i profili social. Prende di mira il Ministro Poletti e fa queste dichiarazioni:


"POLETTI AVEVA RAGIONE, IN QUESTO PAESE NON LAVORI SE NON CONOSCI QUALCUNO, SOLO CHE DOVEVA DIRLA TUTTA: IN QUESTO PAESE NON LAVORI SE NON CONOSCI QUALCUNO DEL PD!1. Abbiamo Farinetti con la sua Eataly che prende appalti su appalti (e con la folle direttiva Bolkestein potrebbe scippare fette di mercato agli ambulanti che lavorano nei mercati rionali) che è un ottimo amico di Renzi.2. Abbiamo Buzzi di Mafia Capitale che finanziava il PD ed otteneva appalti in cambio.3. Abbiamo le cooperative rosse che sostengono da decenni prima i DS e poi il PD e ottengono appalti in tutte le grandi opere italiane.4. E poi abbiamo Pessina, un costruttore, che diventa azionista di maggioranza de L’Unità (portato secondo Report da Bonifazzi, tesoriere del PD) e, “magicamente” ottiene appalti in Italia, in Kazakistan e importantissimi agganci in Iran.Il Ministro della Disoccupazione Poletti diceva la verità. E’ più facile trovare lavoro giocando a calcetto che con un ottimo CV, solo che devi giocare a calcetto con qualcuno del PD…"

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