domenica 5 maggio 2019

Il M5S vuole cambiare la legge elettorale: ecco la "taglia ammucchiate"



L'obiettivo è quello di eliminare le coalizioni di liste civiche nei comuni e nelle Regioni: la proposta di legge è stata presentata deputato pugliese Davide Galantino sulla piattaforma Rousseau.“



Basta accozzaglie nelle liste". Il Movimento 5 Stelle è al lavoro su una proposta di legge 'anti-ammucchiate' che ha come obiettivo quello di eliminare le coalizioni di liste civiche nei comuni appartenenti alle Regioni a Statuto ordinario. Firmatario della proposta è il deputato pugliese Davide Galantino, che ha presentato la sua iniziativa sulla piattaforma Rousseau, dove il testo sarà sottoposto al vaglio degli iscritti prima di essere depositato in Parlamento.

"Questa legge - spiega Galantino all'Adnkronos - serve per dare democraticamente a tutti la possibilità di poter partecipare alle amministrative: una lista per ogni candidato sindaco, come avviene nei comuni sotto i 15mila abitanti". D'altronde, evidenzia il parlamentare originario di Bisceglie, "è stata la presidente della Commissione Antimafia Bindi nel 2016 a lanciare l'allarme su una possibile infiltrazione della mafia nelle liste civiche" e sul rischio di un "inquinamento" del voto popolare.

Per Galantino "l'attuale sistema elettorale altera il consenso popolare e - prosegue - penso che la mia legge potrebbe avere un forte impatto sul territorio qualora dovesse essere approvata".

Il testo presentato su Rousseau introduce "modifiche al Decreto Legislativo 267 del 18 agosto 2000 'Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali'" intervenendo sugli articoli 72 e 73.

"Spesso in una lista si trovano anche parenti, amici e amici degli amici... persone inserite con il solo scopo di blindare i voti della famiglia del candidato. Ho visto addirittura liste che su 24 candidati ne avevano 10-11 con zero voti: non si erano votati neanche loro. Allora qual è il senso della tua partecipazione alle amministrative?", rimarca il deputato M5S.

Alla domanda se questa proposta di legge non rischi in realtà di agevolare esclusivamente il Movimento 5 Stelle, che, presentandosi da solo alle elezioni, spesso 'soffre' a livello locale le coalizioni di civiche, Galantino risponde: "Non è così. Vengono agevolati tutti i cittadini che vogliono concorrere in modo democratico alle amministrative".

La proposta di legge pentastellata ha fatto storcere il naso a Fabio Fucci, ex sindaco di Pomezia ed ex esponente del M5S che alle ultime elezioni nel comune laziale si è presentato con una sua lista civica in competizione con il Movimento 5 Stelle: "Questa è una vera e propria limitazione della democrazia e della facoltà per chiunque di partecipare alla vita politica della propria città. Io la leggo così: il M5S ha talmente paura di perdere i posti di potere che ha acquisito che vuole evitare che i cittadini organizzati osino anche solo tentare di spodestarli", scrive su Fb Fucci, bocciando la proposta di legge grillina.

Critiche rispedite al mittente da Galantino, il quale non esclude che in futuro il M5S possa presentare una legge per bloccare le cosiddette 'ammucchiate' anche alle elezioni regionali: "Ce ne stiamo occupando, se ne parla. Ma non è stata ancora buttata giù una bozza. Ora - conclude - pensiamo a portare avanti questa battaglia, che potrebbe stravolgere la politica della maggior parte dei comuni italiani".




Senatori che paghiamo anche da morti: ecco l’elenco completo censurato dalla Stampa italiana



Una volta ultimato il mandato presidenziale, il senatore a vita ha il diritto di ricevere il cosiddetto “assegno di fine mandato”. Gli eredi di Giulio Andreotti, ad esempio, hanno presentato la domanda al Senato per avere la liquidazione da Senatore a vita, nonostante gli importi siano alti, sono calcolati su


 criteri molto simili a quelli dei comuni lavoratori. Sia Andreotti che tutti gli altri senatori a vita, hanno ricevuto gli assegni di fine mandato dagli anni 50 ad oggi. Fino ad oggi sono 34 ad essere stati incassati dagli eredi alla morte del senatore. Gli eredi dei senatori dell’anno 2010 hanno ricevuto il cosiddetto “pagamento agli eredi di persona deceduta” ben 901.818,23 euro. In questo caso, nel 2010 era deceduto solo il senatore Cossiga.

Tra gli altri Senatori a vita che sono deceduti nella storia della Repubblica italiana, troviamo Leo Valiani con 17 anni di attività, Norberto Bobbio 20 anni, Eugenio Montale 14 anni, Giuseppe Saragat 17 anni, Giovanni Gronchi 16 anni e Rita Levi Montalcini con 11 anni di attività. Tra quelli con un’attività più breve si ricordano Arturo Toscanini che dopo un solo giorno si è dimesso, Trilussa con un’attività di 20 giorni, Mario Luzi e Vittorio Valletta della durata di 4 mesi e 9 mesi rispettivamente.

Inoltre, il secondo comma dell’articolo 59 della Costituzione indica che il Presidente della Repubblica ha il diritto di nominare come senatori a vita, 5 cittadini che si sono impegnati per la Patria nel campo sociale, artistico, letterario e scientifico. Ad esempio, il presidente Giorgio Napolitano, durante il suo primo mandato ha nominato un solo senatore a vita scegliendo Mario Monti che a sua volta ne ha nominati quattro. Tra questi, Lorenzo Piano, Elena Cattaneo, Claudio Abbado e Carlo Rubbia durante il suo secondo mandato. Il presidente Sergio Mattarella ha scelto di nominare come senatore a vita Liliana Segre, reduce dell’Olocausto e nominata senatrice italiana a vita lo scorso 19 gennaio 2018.

La donna è sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti e ne è la testimone.

Ma quanto ci costano i senatori a vita?

I senatori che vengono nominati dal Presidente della Repubblica ci costano 21.850 euro al mese o 276.639 all’anno per ognuno. L’indennità parlamentare è di 5.219 euro al mese, alla cifra si aggiunge una diaria fissa di 129 euro e una variabile di 3.370. Ma non solo, a queste cifre vengono aggiunti i rimborsi delle spese per l’esercizio del mandato che è pari a 4.180 euro e un rimborso spese forfettario di 1.650. Pensate che sia finita qui? Vi sbagliate. Al totale di queste cifre vengono aggiunti anche i rimborsi delle spese per ragioni di servizio pari a 108 euro, un rimborso di 195 euro per la dotazione di strumenti informatici, l’assicurazione RC di 312 euro e la polizza a vita di 221 euro. Poi si aggiungono anche altre voci di spesa come i treni, gli aerei, le autostrade ecc che arrivano ad un totale di 1.651 euro al mese.


sabato 4 maggio 2019

Addio austerity e lotta ai privilegi. Il cambiamento fa rotta sull’Europa. La sfida in dieci punti di Di Maio per scalare Bruxelles



Fatte le liste, ecco il programma. I Cinque Stelle tirano la volata finale verso le Europee del 26 maggio e lanciano la sfida all’establishment del vecchio continente. Una sfida sui contenuti: dalla famiglia al ceto medio, dal salario minimo europeo all’ambiente e alla green economy. Ma non è tutto. “Vogliamo introdurre la redistribuzione obbligatoria dei migranti, perché il fenomeno migratorio deve essere affrontato a livello europeo”, ribadisce il leader politico del M5S, Luigi Di Maio. “La difesa del Made In Italy, delle nostre eccellenze e la lotta alla contraffazione erano e restano battaglie prioritarie – insiste in un post sul Blog delle Stelle -. Vogliamo porre fine alle politiche di austerity e vogliamo più investimenti a cominciare dal Sud Italia, per creare uno sviluppo reale; vogliamo tagliare i costi inutili, perché la doppia sede di Strasburgo del Parlamento europeo rappresenta un autentico monumento agli sprechi”.

L’appello, per tutti, è a non fermarsi ora. A non rinunciare alla battaglia per il cambiamento. “Il Movimento 5 Stelle, con la sua azione di Governo, mette al centro il benessere e le esigenze di ogni singolo cittadino – ricorda il vicepremier -. E per farlo rifiuta i finanziamenti dalle lobby, allo scopo di essere libero da ricatti elettorali, puntando esclusivamente sulle donazioni dei suoi sostenitori”. Ma quali sono nel dettaglio i dieci punti del programma? “Salario minimo europeo per tutti i lavoratori”. Congiuntamente allo stop alle delocalizzazioni: “La manodopera deve avere lo stesso costo in tutta l’Unione europea”. Insomma basta dumping salariale e concorrenza sleale. Secondo: “Investimenti per la crescita e la piena occupazione: stop all’Austerity!”.

Il lavoro è la vera priorità dell’Italia e dell’Europa. E tutti gli organismi europei devono impegnarsi per questo obiettivo e investire miliardi. Basta con l’austerità che, negli ultimi dieci anni, ha prodotto solo più tasse, disoccupazione e povertà. “Misure di sostegno economico alle famiglie e al ceto medio”. L’Italia ha diritto allo stesso Welfare esistente in altri Paesi Ue. Poi c’è la tutela dell’ambiente. “Incentivi alle imprese per inquinare meno”. L’obiettivo è “diminuire l’inquinamento” per tutelare la salute dei cittadini. Come? Abbandonando gradualmente le fonti fossili, stoppando trivelle e fondi europei per inceneritori e discariche verso un’Europa plastic free. Capitolo immigrazione: la parola d’ordine resta redistribuzione e rimpatri. Perché “i confini dell’Italia sono i confini dell’Europa”.

E non finisce qui. “Lotta alla grande evasione in Europa: meno tasse agli italiani”. Il messaggio è chiaro: chi lavora in Italia deve pagare le tasse in Italia: basta con i paradisi fiscali e la concorrenza sleale delle grandi multinazionali. Insomma, stop ai capitali ma anche ai cervelli in fuga: “Facciamo rientrare in Italia i nostri giovani fuggiti all’estero”. Con più investimenti europei su istruzione, ricerca e per le start up innovative. “Tutela del Made in Italy”, introducendo il “divieto di Ogm e di pesticidi nocivi per salute e ambiente” e difendendo “i marchi storici” dalle contraffazioni e dalle delocalizzazioni selvagge. “Taglio stipendi e privilegi dei commissari e dei parlamentari europei”. E una sfoltita alle spese inutili, a cominciare dalla doppia sede del Parlamento a Strasburgo. “Investimenti per l’istruzione, la sanità, le infrastrutture e la sicurezza del territorio fuori dai vincoli di bilancio dell’Unione europea”. Il cambiamento passa dalla flessibilità e disponibilità negli investimenti per lo sviluppo.

Reddito di cittadinanza, il commovente racconto di un invalido: "Finalmente dignità. Da 240 euro a 1200 euro"



Il nostro è un Paese Civile. Il Reddito di Cittadinanza sta cambiando la vita a questa famiglia con tre invalidi e ad un altro milione di nuclei familiari che in questi giorni sta ritirando la card”.

Lo ha ribadito il Movimento 5 Stelle in un post pubblicato sulla propria pagina Facebook, riferendosi alla storia del signor Raffaele Mondò, disoccupato dal 1985, raccontata in un servizio mandato in onda a “Porta a Porta” su Rai1.

Raffaele ha raccontato che ha ritirato la carta del Reddito di Cittadinanza il 28 aprile e ha ricevuto 1200 euro, e ha sottolineato che “per la prima volta ho ricevuto una somma che mi permette di andare avanti”.

Prima prendeva la REI (Reddito di Inclusione) e percepiva 240 euro, quindi è “rimasto meravigliato” per il fatto che ora prende 1200 euro, infatti si tratta di una cifra “che farà la differenza perché risolve i miei problemi di famiglia” ha fatto sapere.

In casa ci sono 3 invalidi, e con questa somma “posso pagare l’affitto, la luce, il gas, le spese per le medicine di mia moglie e per me pure che sono invalido, per noi è un buon inizio” ha detto.

Successivamente verrà inserito in un programma di reinserimento al lavoro, Raffale ha confermato che è “pronto dall’85” ed è “anche disposto a fare i lavori di pubblica utilità”.

E i pentastellati nel post pubblicato su Facebook hanno assicurato che “ne beneficeranno anche i commercianti italiani perché tutti i soldi del reddito dovranno essere spesi! Abbiamo lottato contro tutto e tutti e siamo orgogliosi di questi primi importanti risultati!”.

Guarda il video:


Sondaggio: Plebiscito per Conte, il 77% sta con lui. Il M5S recupera terreno sulla Lega



Fosse un’elezione sarebbe un plebiscito. Per oltre tre italiani su quattro (77,3%) il sottosegretario, Armando Siri, dovrebbe dimettersi o essere sfiduciato. Esattamente le due alternative che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha lasciato all’esponente di Governo della Lega indagato per corruzione. A rivelarlo, l’ultimo sondaggio Gpf Inspiring Research realizzato per La Notizia tra il 26 aprile e il 2 maggio, chiuso proprio a ridosso della decisione resa nota dal premier nel corso della conferenza stampa di giovedì scorso.

Per il 65,9% del campione il presidente del Consiglio dovrebbe “imporre le dimissioni” all’esponente dell’Esecutivo “perché indagato” (per il 26,4%) o “per non creare frizioni nel Governo” (secondo il 41,2%). Insomma, un avallo (preventivo) in piena regola della decisione adottata giovedì sera dall’avvocato del popolo. E non è un caso che la fiducia nei confronti di Conte si confermi stabile al 56%, seconda solo a quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (66%).

“Sul caso Siri l’opinione pubblica è schierata in modo netto: il sottosegretario deve dimettersi vuoi per ragioni di opportunità, per non destabilizzare cioè un Governo già alle prese con qualche scossone interno, vuoi per ragioni di legalità e di trasparenza, temi ai quali l’elettorato M5S, che da Conte si aspetta un intervento deciso sulla vicenda, si dimostra particolarmente sensibile”, spiega il presidente e amministratore delegato di Gpf, Roberto Baldassari.

Quanto alla fiducia nei leader politici, come detto, Mattarella resta saldamente al comando. “Il consenso del capo dello Stato cresce di altri due punti in concomitanza della ricorrenza del 25 aprile, anche per effetto della situazione di impasse che sta attraversando l’Esecutivo”. Discorso diverso per i leader delle forze politiche. “Luigi Di Maio torna a salire (al 50%) beneficiando dello slancio e dell’iniziativa impressa nelle ultime settimane al Movimento 5 Stelle – prosegue il numero uno di Gpf -. Quanto a Matteo Salvini (che perde due punti, scendendo dal 55% della precedente rilevazione al 53%) l’affare Siri finisce, in qualche modo, per colpire la sua immagine, soprattutto al cospetto delle nuove leve dell’elettorato leghista”.

Mentre restano stabili il segretario del Pd, Nicola Zingaretti (46%), e il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi (30%), prendono un punto a testa, i leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni (36%), di +Europa, Benedetto Della Vedova (28%), e di Leu, Pietro Grasso (16%). E i partiti? “Come Salvini, anche la Lega (31,2%), in flessione dello 0,4%, soffre un po’ il caso Siri – aggiunge Baldassari -. Mentre riprende quota il Movimento 5 Stelle (24,7%), in crescita dello 0,6%, che beneficia della verve ritrovata del suo leader Di Maio”. E se a sinistra il Partito democratico a trazione Zingaretti rosicchia un altro 0,5% (salendo al 21,1%), segnano invece una battuta d’arresto (-0,4%), Liberi e Uguali all’1,7% e +Europa (-0,2%) al 2,7%. A destra, cresce dello 0,2% FdI (al 5,1%) mentre Forza Italia (9,9%) lascia sul campo un altro 0,4%.

NOTA METODOLOGICA. Vox Populi è il monitoraggio settimanale di Gpf Inspiring Research che descrive le tendenze e le opinioni degli italiani sui temi di attualità politica, economica, sociale e culturale. Audience: 786 interviste valide. Campione con estrazione casuale rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne articolato per sesso, età, professione, ampiezza centri, livello di istruzione e orientamento politico. Estensione geografica: Intero territorio nazionale. Metodologia di rilevazione: Cati – Cami – Cawi. Periodo di rilevazione: 26 Aprile-2 Maggio 2019.

Travaglio su Conte: "Caso Siri? Bravissimo il Premier. Negli ultimi 30 anni non si era mai vista una cosa simile"



di Marco Travaglio per il Fatto Quotidiano

"“Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale”. Nulla di meglio di questo verso di Lucio Dalla per descrivere le reazioni al discorso – normalissimo e dunque eccezionalissimo – di Giuseppe Conte sul sottosegretario Armando Siri. Sia quelle, positive, di tanti commentatori del web che si congratulano con il premier sinceramente stupiti per averlo sentito pronunciare parole mai dette prima da un premier, almeno negli ultimi trent’anni. Sia quelle, negative, dello stesso Siri, di Salvini, dei suoi gemelli berlusconiani e dell’ampia corte che circonda il Cazzaro Verde: una corte che va ben oltre i confini della Lega e del centrodestra, e abbraccia anche i rosiconi di centrosinistra che non vogliono dare atto a Conte di non essere il burattino che descrivevano e di aver fatto una cosa giusta.

L’altra sera, per dire, auscultato solennemente a Piazza Pulita come l’Oracolo della Pizia di Delfi, quel simpatico furbacchione di Sabino Cassese spiegava che non si vede perché Siri debba lasciare il governo visto che è “soltanto indagato”: cioè fingeva di non capire che il premier ha cacciato Siri non in quanto inquisito, ma in quanto marchettaro, cioè postino di una norma ad aziendam per favorire Arata e il suo socio occulto Nicastri (pregiudicato per corruzione e imputato per mafia). E le stesse cose scriveva ieri sul Messaggero quell’altra lenza di Carlo Nordio, pm per fortuna in pensione, facendo anche lui il finto tonto, concentrandosi sull’indagine penale anziché sul conflitto d’interessi e sproloquiando di “presunzione di innocenza” e “giacobinismo”.

Un cumulo di corbellerie che riescono addirittura a superare quelle uscite dalla bocca di Siri, altro finto tonto di cui il Corriere ha raccolto lo sfogo post-licenziamento: “Non mi possono usare come carne da macello per la campagna elettorale delle Europee”, “resto al mio posto perché sono convinto di poter dimostrare la mia totale innocenza”, “la flat tax l’ho inventata io e non è ammissibile che adesso venga scaricato così”, “tutto questo giustizialismo alla fine si ritorcerà contro Conte” e via delirando.

Non male anche Claudio Tito che, su Repubblica, ne deduce che il governo “si poggia su una contraddittoria intesa tra nemici” che “litigano costantemente perché non sono d’accordo su niente”: non male per chi ha passato 11 mesi a raccontarci che 5Stelle e Lega sono la stessa cosa, “le due destre” unite in un solo “esplosivo laboratorio populista”, dunque guai se il Pd si lascia infettare dal contagio nero-grillino.

Uno legge e ascolta tutti questi sproloqui e una domanda gli sorge spontanea. Ma che c’è di strano se il premier non si fida più di un sottosegretario (per giunta ai Trasporti, non all’Ambiente) che per otto mesi è andato in giro per ministeri e commissioni parlamentari a vendere un emendamento-marchetta commissionatogli da un suo compare, per giunta spacciandolo per un nobile aiuto alla green economy? Se l’ha fatto gratis, è in conflitto d’interessi. Se s’è fatto pagare o promettere tangenti, è pure un corrotto. Ma, anche se fosse archiviato o prosciolto dai giudici, il conflitto d’interessi resterebbe grande come una casa. Dunque Siri non potrebbe rientrare al governo neppure allora.

Mentre questi onanisti del nulla menano scandalo per un fatto assolutamente normale in qualunque democrazia, la premier britannica Theresa May caccia su due piedi non un sottosegretario qualunque, ma il potentissimo ministro della Difesa a cui deve la sua carriera politica: Gavin Williamson. E non perché sia certa che abbia fatto qualcosa di male, ma perché lo sospetta di avere spifferato al Daily Telegraph le decisioni assunte a porte chiuse dal Consiglio per la Sicurezza Nazionale sul ruolo del colosso cinese Huawei nel progetto 5G in Gran Bretagna. Contro Williamson non ci sono indagini penali né prove: solo una telefonata, dopo la riunione, fra il ministro e un giornalista, di cui si ignora il contenuto. E se Williamson avesse risposto al cronista di non potergli rivelare ciò che si era deciso? È quel che sostiene lui, affermando di essere stato incastrato da un rivale interno ai Tory e che il vero spifferatore è ancora da scoprire. Ma la premier è stata irremovibile: perché non si fida più di lui e perché, con un sospetto così grave, rischiano di non fidarsi più di lei e del suo governo i cittadini di Sua Maestà.

Intanto l’ex vicepresidente Usa Joe Biden, ora ricandidato alla Casa Bianca, chiedeva le dimissioni del ministro della Giustizia William Barr per le sue reticenze, omissioni o bugie sul Russiagate e il rapporto Mueller: neppure Barr è indagato per alcunché, eppure rischia il posto, anche per aver rifiutato di riferire per la seconda volta alla commissione parlamentare. Dunque, secondo Biden e tutti i democratici, “ha perso la fiducia del popolo americano”.

Sono le stesse ragioni enunciate da Conte per spiegare, a prescindere dall’indagine penale, la rimozione forzata di Siri: “I cittadini devono continuare a fidarsi della politica e delle istituzioni” e di chi tenta di piazzare marchette per gli interessi privati di un amico non può fidarsi né il premier, né gli altri ministri, né l’opinione pubblica.

Ma esiste, in Italia, l’opinione pubblica? A giudicare da chi dovrebbe informarla e formarla, si direbbe di no: è tutta una guerra per bande. Il trionfo del Partito Preso descritto l’altro giorno da Antonio Padellaro. Il Partito Preso che se ne infischia dei fatti e giudica tutto secondo le convenienze di amici o nemici. Chi ripeteva a pappagallo che Salvini è il padrone del governo e Conte è una marionetta priva di vita e personalità propria, ora che arriva l’ennesima smentita preferisce sorvolare, per non ammettere di aver mentito. Sennò poi, magari, gli tocca pure cambiare idea."

giovedì 2 maggio 2019

Impronte digitali per verificare la presenza in Parlamento dei politici: Così il M5S da uno schiaffone agli assentisti del Parlamento. Ira di PD e FI



Il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Mattia Fantinati ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato per chiedere di introdurre il controllo tramite impronte digitali dei parlamentari e della loro presenza alle votazioni.

In un’intervista al Messaggero, il sottosegretario del Movimento 5 Stelle lancia l’idea dei controlli biometrici anche per deputati e senatori, così come avviene per i dipendenti pubblici:

“Stiamo per approvare la legge Concretezza, un provvedimento per aumentare l’efficienza della Pubblica amministrazione che pone l’accento sulla valutazione dei dipendenti pubblici, non ultimo con il ricorso ai controlli biometrici, che dovrebbero tutelare i tanti dipendenti onesti e mettere fine ai furbetti del cartellino. Ma questi controlli devono valere anche per i politici. Che, anzi, devono dare l’esempio. Per questo, ho scritto una lettera ai presidenti di Camera e Senato, per rendere obbligatorie queste misure. Basta pianisti e sì a sistemi certi per verificare la presenza dei politici. Quello che vale per i dipendenti pubblici deve valere anche per i politici”.

Secondo il deputato 5 stelle il controllo delle impronte è “previsto da tempo: si tratta di farlo diventare obbligatorio. Oggi non è obbligatorio depositarle, e quindi non è nemmeno obbligatorio utilizzarle per votare. Si tratta di un passaggio fondamentale per valutare la qualità di un politico. Il lavoro del parlamentare non si esaurisce nel voto, ma anche il voto serve per valutarne l’operato. La diaria giornaliera, infatti, è legata alla presenza, ed è considerato presente solo il parlamentare se partecipa almeno al 30% delle votazioni del giorno. Se la diaria si basa sulle votazioni, deve essere corrisposta a chi vi ha partecipato realmente”.

Fantinati è “sicuro” che il presidente della Camera Roberto Fico approvi la proposta, sottolineando che a suo parere è “fondamentale che i politici percepiscano questa pressione pubblica per approvare un tale provvedimento. Si tratterebbe di un passaggio fondamentale anche per la nostra proposta di riforma costituzionale di vincolo di mandato, prevista dal contratto di governo. La Lega lo ha messo nero su bianco”.

Sul vincolo di mandato il sottosegretario aggiunge: “Noi siamo favorevoli al cosiddetto mandato imperativo. Il politico dovrebbe essere tenuto a votare secondo quanto deciso dal partito o, nel nostro caso, secondo quanto decidono gli iscritti attraverso la democrazia diretta, tramite Rousseau”.

La proposta dell’esponente pentastellato non piace a Pd e Leu.
Il capogruppo di Leu a Montecitorio, Federico Fornaro, ritiene la lettera del sottosegretario “irricevibile: la gravità di questo intervento non è accettabile, c’è un problema di dignità del Parlamento e non di accettare più la logica per cui siamo qui a rubare lo stipendio. Lezioni da un parlamentare che nella scorsa legislatura ha partecipato a una votazione elettronica su tre nessuno di noi in quest’Aula può accettarle: è ora di finire con questi attacchi, basta con questa barbarie e chiedo al presidente Fico di tutelare l’onorabilità del Parlamento”.

Dello stesso avviso è il democratico Enrico Borghi: “È necessario che Fico si esprima ed esca dal silenzio da Sibilla Cumana. L’appello di Fornaro è da sottoscrivere e rilanciare. È inaccettabile che vi sia una iniziativa da parte del governo che ritiene di dover e poter intervenire nell’organizzazione dei lavori dell’Aula, il governo non si può permettere di sindacare sulle scelte del Parlamento relative ai propri lavori. Chiediamo formalmente un richiamo da parte del presidente della Camera contro questa visione di un Parlamento di fannulloni”.

La presidente di turno, Mara Carfagna, assicura: “Riferirò al presidente le vostre richieste e sono certa troverà le parole giuste per difendere questa istituzione da attacchi infondati”.

Scanzi: "Italia fuori dalla recessione è un problema per rosiconi e giornaloni"



(Andrea Scanzi) – Ragazzi, c’è un problema: l’Italia torna a crescere e sembra uscita dalla recessione. Lo dicono le stime Istat. Il Pil risale nel 2019: primo trimestre + 0.2%. Aumentano i lavoratori stabili. L’occupazione torna a livelli pre-crisi grazie alle donne. A marzo il tasso di disoccupazione è calato al 10,2 per cento. I giovani senza lavoro scendono ai minimi dal 2011. Aumenta pure il numero di contratti a tempo indeterminato. E il reddito di cittadinanza, a sentir il presidente INPS Tridico (non proprio il Poro Schifoso), per ora sta funzionando. Per carità: non tutto è rose e fiori, il governo aveva parlato di una crescita del Pil ben maggiore (+1%) e occorrerà attendere i dati disaggregati per una valutazione definitiva, ma lo scenario che emerge è assai meno fosco di quanto alcuni prevedessero (e addirittura sperassero, nel caso dell’opposizione).
È un gran bel casino: con dati così poco truci e grami, come farà la narrazione a reti&giornaloni unificati a dirci un’altra volta che moriremo tutti, che le cavallette son già sul piede di guerra munite di Uzi Machine Gun e che l’unica salvezza è votare l’ineffabile Zinga assieme a quel vecchio bolscevico di Calenda? Cosa si inventeranno? Che dietro l’Istat si cela Crimi? Che dietro l’INPS si nasconde Fraccaro? Che l’unica Verità è quella che ci racconta la mitologica De Micheli? Questo governo non è né tutto male né tutto bene: alterna buone cose a lacune colpevoli (su tutte l’assenza di risultati sul tragico caso Giulio Regeni) e stronzate notevoli. E’ umorale e “sinusoidale” come nessuno. Raccontarlo da tifosi, dicendo che è il male assoluto (cazzata) o il bene assoluto (cazzata), è un errore storico e intellettuale. Il giorno in cui l’opposizione – politica, giornalistica, intellettuale – lo capirà, sarà sempre tardi. Troppo tardi. Anzitutto per loro.

Giù le mani della politica dalle nomine in Sanità. La Grillo rilancia il piano dei 5 Stelle: subito la riforma basata sul merito



Liberare la salute dei cittadini dalle mani della politica. E’ il messaggio del ministro della Salute Giulia Grillo, tornata a rilanciare la riforma targata M5S, nel giorno in cui, in Umbria, emergono nuove inquietanti intercettazioni sulla scandalosa gestione della Sanità targata Pd.  “La politica non deve interferire con la sanità, sia nelle nomine apicali sia nella gestione dei concorsi pubblici”, ribadisce la Grillo, a Perugia per una visita istituzionale all’ospedale del capoluogo con il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, all’indomani dell’insediamento del commissario straordinario, Antonio Onnis, nominato per gestire l’Azienda ospedaliera travolta dallo scandalo dei concorsi pilotati.

“Questo Paese non può più attendere una seria riforma delle modalità di formazione delle tracce. Si devono usare sistemi informatizzati con estrazione attraverso algoritmi la mattina stessa dell’esame. Così facendo anche chi non ce la fa a non delinquere troverà maggiori difficoltà nel farlo”, ha aggiunto. Definendo l’inchiesta giudiziaria dei magistrati umbri di una “gravità allarmante”. “Mi è stato assicurato che tutti i servizi sono stati erogati in perfetta continuità dal punto di vista della qualità delle cure”, ha chiarito il ministro. Secondo la quale i concorsi truccati andrebbero “annullati”, ma bisogna vedere “se è giuridicamente possibile. Io sarei anche per radiare dall’albo chi ha fatto queste cose”.

Vergonoso! PD e Lega uniti contro il salario minimo orario. Ennesimo calcio ai lavoratori



“Sulla questione morale il movimento non arretra: comunque si chiami il sottosegretario da noi le regole si rispettano, che tu sia del Movimento o del partito alleato. Questo deve essere chiaro”. E’ quanto ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio, parlando del sottosegretario della Lega, Armando Siri, indagato per corruzione. “Il salario minimo è nei programmi di Lega e Pd – ha aggiunto il leader del M5S -: mi devono spiegare perché non lo vogliono votare. Non credo che la Lega arriverà a tanto anche perché il salario minimo, che mi chiedono le imprese per evitare il dumping, era nel contratto di governo”. Parlando delle Province, Di Maio ha ribadito che “sono uno spreco, inutile ammalarsi di amarcord per farle ritornare”. “Chi le vuole – ha aggiunto il vicepremier – si trovi un altro alleato”.

Storico Conte! Siri deve dimettersi, per la prima volta un Premier fa fuori un condannato dal Governo



Il premier Giuseppe Conte proporrà al prossimo Consiglio dei ministri la revoca della nomina del sottosegretario ai Trasporti e alle Infrastrutture, Armando Siri, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico siciliano. E’ quanto ha annunciato lo stesso presidente del Consiglio sciogliendo la riserva che da giorni era oggetto di dibattito politico e scontro tra Lega e M5S.

Conte ha parlato di una “proposta che non comporta il fatto che io mi voglia ergere a giudice, le mie valutazioni sono politiche e questo non vuol dire che Armando Siri sia colpevole, è coinvolto in indagini preliminari, non deve essere sottoposto a una gogna mediatica e processo mediatico sommario”.

“Uso un approccio differente – ha aggiunto Conte nel corso di una conferenza stampa – rispetto alle correnti semplificazioni con una distinzione manichea tra approccio giustizialista per cui un semplice avviso di garanzia è una macchia e a un approccio garantista per cui dovrebbe valere il principio di innocenza sempre. Ritengo che la politica con la P maiuscola debba rifuggire questi opposti e saper discernere caso per caso assumendosi la responsabilità di valutare la singola situazione”.

“Noi dobbiamo essere credibili – ha aggiunto il premier -, responsabili, le dimissioni o si danno o non si danno, le dimissioni future non hanno molto senso. Ho incontrato il sottosegretario Siri lunedì sera, nel colloquio mi ha fornito dettagli sulla sua vicenda giuridica. Ho sempre rivendicato per questo governo un alto tasso di etica pubblica, nel caso di specie il sottosegretario, è normale ricevere suggerimenti per modifiche di norme, come governo dobbiamo valutare se queste norme perseguono l’interesse generale, in questo caso la norma non avrebbe offerto agli imprenditori parità di chance. La norma non era generale e astratta, ho quindi valutato la necessità di dimissioni del sottosegretario”.

“Invito la Lega – ha aggiunto Conte – a comprendere che questa soluzione non significa condanna di un suo esponente e non si lasci guidare da una reazione corporativa, ma si lasci ispirare da una complessiva e superiore valutazione”. Conte ha invitato anche il M5S a “non approfittare di questa soluzione per cantare vittoria”. “Invito la stampa – ha detto ancora il presidente del Consiglio – a lasciare alla magistratura il compito di celebrare i processi, e invito i cittadini italiani a nutrire fiducia nella politica”.

Siri, nel tardo pomeriggio, aveva rilasciato una dichiarazione annunciando che avrebbe fatto un passo indietro solo dopo aver ricevuto notizie dalla magistratura. “Dal primo momento – ha detto il sottosegretario – ho detto di voler essere immediatamente ascoltato dai magistrati per chiarire la mia posizione. La disponibilità dei magistrati ad essere ascoltato c’è e confido di poterlo fare a brevissimo”.

“Sono innocente – ha aggiunto l’esponente leghista -, ribadisco di avere sempre agito correttamente, nel rispetto della legge e delle istituzioni, e di non avere nulla da nascondere. Proprio per questo, vivo questa situazione con senso di profonda amarezza. Confido che una volta sentito dai magistrati la mia posizione possa essere archiviata in tempi brevi. Qualora ciò non dovesse accadere, entro 15 giorni, sarò il primo a voler fare un passo indietro, rimettendo il mio mandato, non perché colpevole, bensì per profondo rispetto del ruolo che ricopro”.


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