lunedì 5 agosto 2019

Nuova scoperta del M5S su Zingaretti censurata da tutti i media: altro buco da 26 milioni!



“Zingaretti e un altro ‘capolavoro’ Pd”.

Così il Sottosegretario Stefano Buffagni ha scritto in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook, per il fatto che “la regione Lazio di Zingaretti ha un debito monstre di 26 milioni di euro verso avvocati esterni”.

Questo perché “negli anni la Regione ha assunto avvocati senza concorso e spesso senza ‘concreta esperienza nel campo forense’ e di conseguenza ha dovuto esternalizzare conferendo incarichi milionari a legali esterni” ha spiegato l’esponente pentastellato.

Ma “non è tutto” infatti “questi legali esterni non sono stati assunti per le loro capacità professionali ma, secondo il capo dell’Avvocatura regionale Rodolfo Murra, ‘per soddisfare esigenze clientelari’ oppure grazie ‘a mere conoscenze personali'” ha fatto sapere Buffagni.

“Una situazione vergognosa che ora dovranno pagare i cittadini, complimenti! Questi sarebbero quelli ‘bravi e responsabili’ che qualcuno vorrebbe far tornare” ha concluso.

"No alle intercettazioni". Clamorosa giravola del Ministro leghista Buongiorno: prima scrive la legge cn Buonafede, ora non vuole che si approvi!



“L’obiettivo della Lega è quello di accelerare i tempi del processo. Se la proposta fosse stata questa, sarebbe stata approvata in tre minuti”. Parola del ministro Giulia Bongiorno, intervistata ieri dal Corriere della Sera. Fa niente se, per la Lega, ci vorrebbe anche una riforma delle intercettazioni che, invece, nulla c’entra con la durata dei processi. “Non vogliamo né cancellarle e neanche negare il diritto di cronaca. Vogliamo però che si creino degli archivi riservati che chiudano una volta per tutte il mercato dell’intercettazione gossip”, si è giustificata il ministro. A cui, però, qualcuno dovrebbe ricordare quanto accaduto nel 2011, quando l’allora ex Pdl emigrata in Futuro e Libertà di Gianfranco Fini lasciò il ruolo di relatrice della legge fortemente voluta da Berlusconi e che avrebbe impedito la pubblicazione di intercettazioni. La Bongiorno chiedeva, allora, almeno di riportare il contenuto delle intercettazioni fino alla fase dibattimentale. “Non mi riconosco in questa legge”, disse prima di dimettersi. Ora invece ritiene essenziale metter mano alle intercettazioni. Cambi di passo. E di idee.

venerdì 2 agosto 2019

ESCE DALLA GALERA, RIENTRA COME SE NIENTE FOSSE IN CONSIGLIO REGIONALE: in Sicilia siamo davvero alle comiche



Pippo Gennuso è tornato a sedere sui banchi dell’Assemblea regionale siciliana. Dopo il patteggiamento dieci giorni fa davanti al gup del Tribunale di Roma a un anno e due mesi di reclusione per traffico di influenze illecite, l’imprenditore di Rosolini è rientrato nell’aula dove era stato sospeso dopo il suo arresto nel febbraio scorso nell’ambito dell’inchiesta su presunte sentenze pilotate al Consiglio di Stato.

Gennuso era stato eletto nelle fila della lista Popolari e Autonomisti. Dopo la sua sospensione era subentrata Daniela Ternullo, prima dei non eletti, che nel frattempo aveva aderito a “Ora Sicilia”.

ecco il commento indignato di un utente Facebook:

Il condannato ritorna in Parlamento: è una vergogna

E’ una vergogna che un pregiudicato, che patteggia una pena ad oltre un anno per traffico di influenze, passi dagli arresti al Parlamento Regionale Siciliano.
Che credibilità avranno così le Istituzioni?
Sto parlando del pregiudicato Giuseppe Gennuso, già arrestato per voto di scambio politico mafioso (poi riconvertito in corruzione elettorale) e, successivamente, con l’accusa di aver corrotto i giudici amministrativi per ritornare al Parlamento Regionale.
Alla fine è Gennuso stesso a patteggiare la pena per “traffico di influenze”, quindi ad ammettere le proprie responsabilità. Ad ammettere la condanna.
Oggi, nonostante la condanna, il suo rientro in Parlamento con tutti gli onori e con lo stipendio di (più o meno) diecimila euro al mese.
Lo ribadisco: che credibilità hanno così le Istituzioni?
I colleghi deputati di Gennuso non si vergogneranno?
Per me è una vergogna, un insulto a persone come Piersanti Mattarella che, per aver lottato il malaffare, la corruzione e la mafia da quel Parlamento Regionale, sono state uccise.
Viva l’Italia.

Sui migranti il M5S fa più della Lega Nord: Si ridiscuterà in toto il trattato di Dublino e la ridistribuzione dei migranti



Von der Leyen e il “patto per le migrazioni” – Von der Leyen ha ribadito necessità di trovare un nuovo “patto” con la revisione di Dublino – punto toccato anche da Conte – e ha aggiunto: “Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane. Non è un compito facile, ma abbiamo capito tutti che non esistono soluzioni facili. È necessario rivedere il concetto di ripartizione degli oneri. Sappiamo che Italia, Spagna, Grecia sono geograficamente esposte: è fondamentale poter garantire la solidarietà ma ciò non è mai un processo unilaterale”. Quella della revisione di Dublino è una priorità anche per l’Italia. “Dobbiamo ripensare il regolamento“, ha detto, perché “non è pensabile che il problema rimanga sulle spalle dei Paesi di primo arrivo”. L’obiettivo “politico primario” dichiarato poi dalla presidente della Commissione Ue è quello di “superare le divisioni nord-sud, est-ovest, Paesi piccoli-grandi. Un’Ue unita ha bisogno di un’Italia forte e prospera e certamente credo che ci sia molto da fare”. Prima dell’incontro, Conte ha anticipato che, oltre a questi temi, sono sul tavolo anche la riforma delle istituzioni europee per “rendere più efficace la governance” e la trasparenza dei processi decisionali. “Per riavvicinare l’Europa ai cittadini – sottolinea Conte – per contrastare la sfiducia, dovremo impegnarci di più per lavorare per una Europa che sappia offrire soluzioni adeguate ai problemi urgenti avvertiti dai nostri cittadini”.


Altro tema centrale sottoposto a von der Leyen è quello della crescita e soprattutto del rilancio del Sud – a rischio spopolamento e in recessione – per il quale, ha detto Conte, “chiediamo il pieno sostegno dell’Europa“. Un tema che è “uno dei principali pilastri” del prossimo governo Ue. “Serve più attenzione alla crescita, nuovi posti di lavoro per i giovani, e la digitalizzazione: – ha confermato l’ex ministra tedesca -. Anche su questo dobbiamo recuperare il divario, quindi certamente potremo collaborare. E dovremo attuare nuove iniziative, più ambiziose, per quanto riguarda il cambiamento climatico. Vorrei che l’Europa fosse il primo continente neutro, nel 2050″. Un altro punto sul quale von der Leyen aveva insistito nel suo discorso davanti al Parlamento europeo, accolto favorevolmente anche dai Verdi, che però hanno fin da subito chiarito che non avrebbero votato per lei. “Dobbiamo quindi agire, ma che credo ci sono anche tanti aspetti positivi per quanto riguarda le nuove tecnologie ecologiche pulite. Ma dobbiamo poter coinvolgere tutti in questa nuova politica, cercheremo di introdurre un fondo di transizione per aiutare quelle regioni più colpite dalla transizione”.












"Attaccano il M5S perchè da fastidio ai poteri forti, gli italiani si diano una svegliata". Professore di Harvard si sostituisce ai giornalisti e racconta la verità agli italiani



“Occorre rendersi conto (l’evidenza è ovunque per cui dovrebbe essere facile) che il liberismo è apparenze, immagine, virtualità. Infatti la ricchezza che produce è solo finanziaria e il suo potere mediatico”.

Così ha scritto il professore di Letterature romanze a Harvard Francesco Erspamer, in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook.

“Anche del TAV, in fondo, gli importa poco; essenzialmente se ne serve per mantenere la gente nella convinzione che la crescita economica e demografica, l’omogeneizzazione globalista e le nuove tecnologie siano un’assoluta necessità e un destino, alle quali sia folle e anzi impossibile resistere, anche se le risorse si stanno esaurendo, l’ambiente soffre, le comunità si sfasciano, la bellezza sta scomparendo” ha osservato.

“In questa prospettiva si capisce perché sia i No-TAV che i Sì-TAV, invece di scontrarsi fra loro, attacchino il M5S, ossia l’unico partito che in questo momento dia fastidio alle multinazionali. I Sì-TAV vogliono far credere che la sua opposizione al TAV sia un reazionario rifiuto dell’innovazione e dunque del benessere, i No-TAV vogliono far credere che siccome non si suicida facendo cadere il governo e regalandolo a Salvini o a Renzi (o a una santa alleanza fra i due in nome dell’emergenza inventata dai loro giornali) sia al servizio dei poteri forti” ha spiegato il professore.

“Occorre rendersi conto – ha avvertito – che l’estremismo e il massimalismo non sono più soltanto malattie infantili della sinistra; oggi sono strumenti del neocapitalismo per spacciare l’individualismo e l’anarchia che alimentano la deriva liberista e liberal e favoriscono lo smantellamento dello Stato, dell’identità nazionale e culturale, della diversità; e contestualmente gettano chi non approvi quella deriva nelle braccia della destra più becera e più falsa”.

Occupazione, è record! Grazie al Decreto Dignità riparte il lavoro in Italia. Non succedeva dal 1977. Ovviamente i media non ve lo diranno



I numeri, come si sa, sono argomenti testardi. E disegnano, soprattutto, un quadro che difficilmente può essere smentito o falsificato, stando sull’orizzonte dei freddi e oggettivi numeri. Sarà anche per questo che ieri pochi esponenti di opposizione si sono avventurati nel criticare gli ultimi dati Istat sul mondo del lavoro e relativi a giugno 2019. Per un semplice motivo: non c’era nulla da poter criticare. La disoccupazione, infatti, a giugno segna la quarta flessione consecutiva, scendendo al 9,7%, in calo di 0,1 punti percentuali su maggio. Si tratta del tasso più basso da gennaio del 2012, ovvero da sette anni e mezzo a questa parte. I disoccupati sono scesi di 29mila nel corso dell’ultimo mese, con un calo che ha riguardato gli uomini come le donne e tutte le fasce d’età, ad eccezione dei giovani tra 25 e 34 anni.

In calo, questa volta ai minimi dall’aprile del 2011, anche il tasso di senza lavoro tra i più giovani: nella fascia 15-24 anni, la disoccupazione scende di 1,5 punti percentuali e si porta infatti al 28,1%. E a tutto questo si aggiunge anche, come detto, un’altra ottima performance sul fronte dell’occupazione: a fronte di un calo di 28mila disoccupati, infatti, il numero di occupati è in crescita di 10mila persone. Se si guarda all’andamento per età, sono in aumento gli occupati 15-24enni (+10mila) e i 35-49enni (+5mila), in calo i 25-34enni (-4mila) e gli ultracinquantenni (-18mila). Su una forza lavoro leggermente più sottile, il tasso di occupazione sale al 59,2% (+0,1 punti percentuali) segnando così un nuovo massimo storico: il livello più alto da quando sono iniziate le serie statistiche, ovvero dal 1977.

SALGONO I POSTI FISSI. Un record bello e buono, certificato dall’Istat e che ha messo a tacere i tanti che avevano già condannato il sistema-Italia all’implosione appena insediatosi il Governo Conte. E invece non c’è dubbio che su questa ripresa abbia inciso – e tanto – il decreto Dignità, fortemente voluto dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e che ha messo un forte freno al ricorso e all’abuso dei contratti a tempo determinato, agevolando invece quelli a tempo indeterminato. Non è un caso che gli unici a commentare sono proprio i pentastellati: “I dati – si legge in un post pubblicato dal Blog delle Stelle – continuano a smentire chi accusava il Governo e in particolare Di Maio di un presunto disastro economico. La verità è opposta: nonostante tutte le difficoltà internazionali, tra hard Brexit e tensioni commerciali che coinvolgono Stati Uniti, Cina e la stessa Unione Europea, l’Italia regge e garantisce ai suoi cittadini miglioramenti sensibili”. Non va dimenticato, peraltro, che, oltre ai livelli occupazionali, continuano ad aumentare anche i posti di lavoro stabili (+43mila a giugno). “Quantità e qualità di lavoro stanno camminando insieme, a differenza che nel passato”, esultano ancora i Cinque stelle.

NUOVO SCONTRO. Al di là dei numeri, però, ora la questione rischia di diventare un nuovo terreno di scontro all’interno della maggioranza. La Lega, infatti, qualche mese fa ha presentato una proposta di legge di fatto per smontare alcune novità inserite all’interno del decreto Dignità, specie in relazione allo stop ai contratti a tempo. Facile, ovviamente, immaginare che il progetto del Carroccio, che vede nel sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, il suo massimo sponsorizzatore, sia già naufragato, a vedere questi numeri. Ma il progetto dei Cinque stelle nell’ambito occupazionale è chiaro: dopo il dl Dignità e il Reddito di cittadinanza, tocca al salario minimo, proposta cardine per il Movimento, tanto da averla portata anche in Europa. Ma anche su questo – nonostante sia un provvedimento contemplato anche dal contratto di Governo – potrebbero presto aprirsi nuovi dissidi all’interno della maggioranza, con il Carroccio che continua a storcere il muso, più in linea con Pd e FI che con i Cinque stelle. Con questi dati e questi record, però, sarà difficile per Salvini e compagni chiudere le trattative. Perché, e il Capitano questo comincia a capirlo, dopo le parole servono i fatti. E dietro i numeri ci sono proprio i fatti.

martedì 18 giugno 2019

Giorgia Meloni mente sul finanziamento pubblico ai partiti: ecco il video che la sbugiarda. DIFFONDETE



«Meloni mente sul finanziamento pubblico ai partiti. Meloni mente, ha sempre mentito. Dice di combattere l’austerità europea, ma ha votato la riforma costituzionale pro austerità di Monti. Dice di difendere i pensionati, ma ha votato la Legge Fornero. Dice di difendere lo stato sociale, ma poi ha votato i tagli a scuola e sanità».

Lo scrivono i Cinque Stelle su Facebook.

«Adesso dice di non aver mai presentato una legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Peccato che la legge con la sua firma sia stata depositata il 23 marzo 2018 e che pochi giorni fa Rampelli di Fratelli d’Italia abbia ribadito di voler reintrodurre il finanziamento pubblico. Abbiamo le prove documentate,» spiegano i pentastellati.

«La Meloni sa solo mentire. Ha detto che il Reddito di Cittadinanza va ai condannati e ai terroristi. È falso! Chiunque lo può verificare, è scritto nero su bianco nella legge. Meloni la deve smettere di dire bugie. Dica piuttosto perché ha REGALATO 3.000.000€ DEGLI ITALIANI A RADIO RADICALE. Ci risponderà?» concludono.

Guarda il video:


Salario minimo, Travaglio umilia il sindacalista Landini in diretta tv: "Voi sindacati non vi cap



«STOP SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI! Il salario minimo è un provvedimento fondamentale che porteremo a casa nelle prossime settimane. Mai più paghe da 2-3 euro l’ora, questa vergogna deve finire! Secondo voi i sindacati continueranno ad opporsi?».

Così il Movimento 5 Stelle su Facebook condividendo il video di un intervento del direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, a Otto e Mezzo, su La7.

Il giornalista sostiene che «il primo tavolo interessante tra il governo e i sindacati sarà quello sul salario minimo». Ci sono due proposte in questo momento – ha spiegato Travaglio – «una proposta del M5s e una del Pd, e io non ho capito il ruolo del sindacato. Perché se uno gioca le due proposte, la proposta dei 5Stelle è in assoluto quella più vicina, rispetto alla proposta che da sempre portava il sindacato».

«Adesso» ha proseguito Travaglio «non si capisce per quale motivo il sindacato ha tante riserve mentali rispetto a una proposta di legge che è abbastanza normale: contrattazione nazionale, ma clausola di salvaguardia che non consenta a nessuno di pagare un dipendente meno di 9 euro lordi. Già il fatto che crei problemi, anche con le proteste degli imprenditori, stabilire che non si può pagare nessuno meno di 9 euro lordi all’ora, e che qualcuno abbia protestato perché il reddito di cittadinanza è più alto della retribuzione di milioni di persone che addirittura guadagnano da lavoratori dipendenti meno di 800 euro al mese, beh la dice lunga sulla difficoltà che abbiamo e sulla necessità che il sindacato e il governo si mettano lì a varare questo provvedimento che a me sembra veramente il minimo sindacale».

Guarda il video:


Il Governo se ne frega della sanzione UE: avanti con taglio tasse per imprese e famiglie e via cuneo fiscale



Lo dice Matteo Salvini dagli Stati Uniti. Lo ribadisca Luigi Di Maio a Roma. Non c’è procedura d’infrazione Ue che tenga: il taglio delle tasse è nel Contratto di Governo e deve essere fatto con la prossima Legge di Bilancio. Senza se e senza ma. Nel giorno in cui il leader della Lega apre la visita a Washington, assicurando che “l’Italia vuole tornare ad essere il primo partner, il partner più importante nel continente europeo per la più grande democrazia occidentale” – come parlare a nuora (l’amministrazione Trump) perché suocera intenda (la Commissione europea) – e spinge per una “Manovra trumpiana”, il capo politico M5S, dopo aver riunito la squadra dei ministri pentastellati, conferma “la compattezza del gruppo sulle priorità del Movimento, che sono tre: l’abbassamento delle tasse, il salario minimo e il conflitto di interesse”. Insomma, un indirizzo politico chiaro con qualche sfumatura.

FRONTE COMUNE. Quasi un promemoria per il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria, impegnati in queste ore nella delicata trattativa con la Commissione europea (leggi pezzo a pagina 3) nel tentativo di scongiurare la procedura d’infrazione per eccesso di debito che Bruxelles potrebbe raccomandare in via definitiva (dopo averla già avviata nei giorni scorsi) al Consiglio europeo e sulla quale deciderà, a maggioranza, l’Ecofin del 20-21 giugno prossimi. “L’ostinazione dell’Ue sui vincoli, sull’austerità non aiuta. Per questo ci apprestiamo a trattare con l’Unione europea da pari a pari senza timori reverenziali”, taglia corto Salvini, in un punto stampa organizzato a Washington, dove come detto si trova in visita istituzionale. “Possiamo decidere come modularla negli anni, ma un taglio delle tasse ci deve essere assolutamente – aveva, del resto, già ribadito alla vigilia della missione -. Convinceremo la Ue con i numeri, la cortesia, altrimenti le tasse le taglieremo lo stesso, e la Ue se ne farà una ragione”. Insomma, avverte Salvini, i margini per “la flat tax ci devono essere. Non è una scelta. Poi si può decidere come modularla negli anni, ma un taglio delle tasse, non per tutti ma per tanti, dovrà essere presente nella prossima manovra economica”.

SGRAVI FISCALI. Trovando sponda, sia pur con qualche distinguo, in Di Maio. Che ieri a Palazzo ha riunito i ministri Cinque Stelle per tracciare la linea. Un incontro convocato dal leader M5S, dopo i colloqui avuti sia con lo stesso Salvini sia con il premier Conte. “La Flat tax si farà e sarà rivolta al ceto medio. L’abbassamento delle tasse è indispensabile e vogliamo rilanciare la nostra economia. Quindi su questo punto avanti come un treno”, taglia corto il vicepremier Di Maio al termine del vertice con la squadra dei ministri pentastellati. Mettendo sul tavolo anche un’ulteriore proposta. Durante l’incontro per approfondire i termini della proposta sul salario minimo, che si rivolge a una platea Di circa 4 milioni di italiani, il ministro del Lavoro ha messo sul tavolo una prima proposta di riduzione del cuneo fiscale da inserire nella prossima legge di bilancio. “Bisogna restituire dignità a milioni di lavoratori sottopagati, ma al contempo occorre aiutare anche le imprese uccise dalle tasse”, chiarisce Di Maio, agganciando l’iter delle due proposte (salario minimo e taglio del cuneo). Un modo per blindare soprattutto la prima dopo le riserve sollevate dalla Lega circa l’opportunità di applicare il tetto legale minimo orario indiscriminatamente a tutte le tipologie di lavoro. Quanto ai chiarimenti richiesta da Bruxelles al Governo (il termine scade venerdì), la lettera non partirà prima di domani sera. Quando, al rientro di Salvini dagli Usa, ci sarà un vertice a tre con Conte e Di Maio.

venerdì 14 giugno 2019

Finalmente un Governo che pensa ai terremotati, con lo Sblocca Cantieri si rialzano i luoghi colpiti



Con 259 sì, 75 voti contrari e 45 astenuti, l’aula della Camera ha dato il via libera definitivo al decreto sblocca-cantieri. Il provvedimento, su cui il Governo ha posto la fiducia, diventa così legge. “Dopo un intenso lavoro del Governo e del Parlamento – ha commentato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla sua pagina Facebook – il decreto Sblocca-cantieri è legge. Grazie a tutti i Parlamentari che hanno contribuito a questo risultato. Ora siamo nella condizione di accelerare sul completamento delle opere infrastrutturali e sui cantieri ancora aperti. Inoltre diamo una prima importante risposta per le zone terremotate‬”.

La sblocca cantieri contiene anche la riforma del Codice degli appalti, le norme sui commissari straordinari per le opere prioritarie, nuovi aiuti per le zone colpite dai terremoti degli ultimi anni e le telecamere negli asili e nelle strutture per anziani. Tra le novità: l’affidamento del subappalto non potrà superare il 40% dell’importo complessivo del contratto di lavori. Il limite è stato abbassato rispetto al 50% previsto dal testo originario del decreto ma comunque alzato rispetto al 30% del Codice degli appalti.

La legge sospende fino al 20 dicembre 2020 l’obbligo per i Comuni non capoluogo di fare gare attraverso le stazioni appaltanti. E’, inoltre, congelato per due anni il divieto del ricorso all’affidamento congiunto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori. Tra i 40 e i 150 mila euro è previsto un affidamento diretto previa consultazione di tre operatori. Tra i 150 mila e i 350 si prevede una procedura negoziata con la consultazione di almeno 10 operatori, che diventano 15 fino a un milione. Lo sblocca-cantieri prevede anche che il via libera all’eventuale cessazione anticipata di una concessione autostradale passi attraverso il vaglio della Corte dei Conti, in modo da escludere la colpa grave del dirigente. Arrivano i commissari straordinari per il completamento del Mose e per il Gran Sasso.

La legge finanzia, con un fondo di 160 milioni di euro, l’installazione di telecamere nelle scuole dell’infanzia statali e paritarie e nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali. Spostato dal 15 maggio al 10 luglio il termine per iniziare l’esecuzione dei lavori per i piccoli comuni che abbiano avviato la progettazione per gli investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici. Per garantire la cantierizzazione celere delle opere pubbliche arriva dal primo settembre 2019 una società ad hoc con capitale sociale di 10 milioni di euro.

La denuncia dei materiali e sistemi costruttivi utilizzati dal costruttore allo sportello unico può avvenire anche tramite Pec. Inoltre il Mit può autorizzare altri laboratori, oltre quelli ufficiali, per prove e controlli sui materiali. Ci sono le coperture per garantire la continuità scolastica anche laddove il numero degli alunni risulta inferiore alla soglia minima. Un nuovo sistema di comunicazione di emergenza per tutte le calamità, It-alert, invierà in tempo reale messaggi a tutti i telefonini presenti nelle aree interessate. Dal primo gennaio 2020, la società Sport e Salute (l’ex Coni servizi), ha la qualifica di centrale di committenza per gli appalti pubblici per le scelte di politica pubblica sportiva. Alle Regioni la competenza per le autorizzazioni agli impianti volti al trattamento dei rifiuti, il cosiddetto ‘end of waste’.

"Un lavoro mai fatto prima". Capolavoro Raggi, stanziati 60 milioni per la manutenzione delle strade di Roma. Silenzio tombale dei media



“Nei prossimi due anni oltre 60 milioni di euro saranno dedicati alla manutenzione ordinaria delle strade di Roma. Abbiamo avviato un nuovo modello di gestione delle vie della grande viabilità che prevede un sistema integrato di servizi e lavori attivi h24”. E’ quanto ha annunciato, con un post sulla sua pagina Facebook, la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

“Si tratta del primo grande ed organico investimento realizzato per la rete stradale di Grande Viabilità della Capitale – prosegue la sindaca – che raccoglie ed armonizza in un sistema unico e coordinato attività diverse quali la sorveglianza non solo di strade ma anche di ponti e gallerie, l’attivazione di un call center tecnico, l’esecuzione di un monitoraggio puntuale svolto con strumenti ad alto rendimento tecnologico e la programmazione e gestione informatizzata del pronto intervento e della manutenzione ordinaria”.

“Le forze in campo sono consistenti: almeno 9 automezzi sono dedicati h24 alle attività di sorveglianza – conclude Raggi – mentre almeno 48 squadre di operai e mezzi sono sempre pronte ad intervenire nelle emergenze oppure a effettuare ripristini stradali in ordinaria manutenzione. In sintesi, Roma Capitale, per i suoi 800 Km di strade di Grande Viabilità e relativi 11 milioni di mq di area stradale, si accinge ad investire una cifra, comparativamente, pari a quasi il doppio della media di altre città capoluogo italiane. Un lavoro mai fatto prima d’ora”.

"Stipendi mostruosi a vita per far nulla o al massimo raccontare balle” scandalo in Rai, Milena Gabanelli svela le folli prebende dei nullafacenti della tv di Stato

  Svincolata dai partiti, doveva decollare tre anni fa. Invece la più grande azienda culturale del Paese è rimasta nel parcheggio, invischia...