Che i politici abbiano la faccia di bronzo è notorio, ma questa volta la Boldrini ha battuto tutti. Ieri sera alla Camera si teneva il concerto di natale, solita manifestazione di super lusso per pochi intimi a spese degli italiani. La nostra “signora dei migranti” ha pensato bene di dedicare questo evento ad una parte di italiani che da due anni ricevono dai politicanti una marea di attestazioni di solidarietà accompagnate da zero fatti: i terremotati del centro Italia.
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E’ ancora notizia di ieri il fatto che le tristemente celebri casette in legno abbiano i boiler inutilizzabili poichè posizionati sul tetto e, con il gelo di questi giorni, se accesi rischiano di esplodere. E la Boldrini, con grande tempismo che fa? Leggete e giudicate da soli…
mercoledì 13 dicembre 2017
Fusaro: ‘Il M5S difende le classi oppresse, il PD euroservo difende la classe dominante’
Nel corso della puntata odierna di Coffee Break il conduttore Andrea Pancani ha letto i punti salienti della lettera del deputato del M5S Luigi Di Maio al Corriere della Sera.
Il candidato premier 5 Stelle aveva spiegato due idee importanti del movimento: una banca di investimenti che stabilizzi il sistema del credito e finanzi le imprese italiane con tassi agevolati e uno sforamento temporaneo del rapporto deficit-PIL per sostenere la ripresa.
GUARDA IL VIDEO:
Ospite in studio, Diego Fusaro ha commentato le parole di Di Maio dicendo: “Saluto con entusiasmo cotali affermazioni perché rivelano che finalmente il M5S prende realmente a difendere le due classi oppresse oggi, che sono il ceto medio imprenditoriale nazionale e il ceto lavoratore nazionale. Sicché occorre ripartire all’interesse nazionale che echeggiava nelle parole di Di Maio. Secondo punto, abbiamo invece un altro partito di cui si è testè parlato, orwelliano fin nel nome, che invece essendo un partito euroservo e turboatlantista sta puntualmente difendendo sempre e di nuovo, sempre e solo, la classe dominante, cioè l’élite finanziaria apolide”. Il Pd – ha proseguito il filosofo – sta sempre e solo “difendendo questa classe contro l’interesse nazionale dei lavoratori e dell’impresa nazionale. In primis rammemoriamo sempre il CETA, il trattato di libero scambio con il Canadà, che ha colpito in un colpo solo la classe lavoratrice e la classe produttrice imprenditoriale nazionale”. E ancora: “Ricordiamo il Jobs Act, che fa ridere fin dal nome naturalmente con questo servilismo anglofono di maniera, che è stato un attentato ai danni dei lavoratori, che ha portato via in un colpo solo anni di conquista. Sicché oggi il 5 Stelle, tanto vituperato, deve intraprendere la giusta strada ponendosi come erede del vecchio Partito Comunista e ponendosi come erede delle classi dominate, che oggi sono, ricordiamolo, la classe lavoratrice, ma anche il ceto medio, che è oppresso dall’élite finanziaria”.
Preparatevi! il 4 Marzo si vota. Adesso è ufficiale
La legislatura è ai titoli di coda e il capo dello Stato si prepara ad annunciarne la fine tra due settimane esatte, a cavallo tra Natale e Capodanno. L’ ipotesi che va prendendo corpo infatti è che Mattarella sciolga le Camere il 27 dicembre, proiettando il Paese verso le urne, previste per il 4 marzo.
Sebbene ieri il presidente della Repubblica abbia ricevuto al Colle Gentiloni per il rituale pranzo che precede i vertici europei, il tema non è stato oggetto di discussione. D’ altronde non ce n’ era bisogno: Quirinale e palazzo Chigi erano da tempo al lavoro e avevano già studiato le procedure per gestire l’ appuntamento. L’ idea di anticipare il termine della legislatura, che formalmente si concluderebbe in marzo, nasce dalla volontà di preservare il governo da qualsiasi intoppo parlamentare all’ indomani dell’ approvazione della legge di Stabilità.
Gli ultimi sviluppi politici, la disaggregazione di gruppi della maggioranza, consigliano di muoversi con celerità pari alla prudenza, per evitare che l’ esecutivo – per qualsiasi motivo – arrivi azzoppato alle elezioni. Deve piuttosto restare integro se – per qualsiasi motivo – ce ne sarà bisogno dopo le elezioni.
Perciò Gentiloni non salirà al Quirinale rassegnando il mandato, più semplicemente dichiarerà «esaurito» il suo compito. Non sarà una novità nella prassi, siccome esistono due precedenti, che non a caso sono stati esaminati: il governo Amato del 2001 e il governo Berlusconi del 2006. In entrambi i casi le Camere vennero sciolte con un breve anticipo senza che i presidenti del Consiglio dell’ epoca si dimettessero.
Così farà anche l’ attuale premier, a cui Mattarella chiederà il «disbrigo degli affari correnti», formula che sembrerebbe limitare l’ azione di Gentiloni. In realtà in passato, con lo stesso status, suoi predecessori presero decisioni importanti: come la concessione delle basi italiane per l’ intervento in Kosovo nel 1998.
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Insomma, Gentiloni resterà «in carica». E c’ è un motivo se questa è la decisione: l’ orizzonte dopo le urne appare a dir poco nebuloso. Con due Camere, due diversi elettorati e tre blocchi politici, non c’ è modello di voto che garantisca la formazione di una maggioranza parlamentare omogenea. Di più, c’ è il rischio che sia difficile comporne una, riproponendo lo «scenario spagnolo», lo stallo che impose a Madrid il ritorno alle urne: in quella situazione Rajoy rimase «in carica» in una situazione di limbo per dieci mesi.
Proprio per fronteggiare una simile eventualità è stata studiata la contromisura: una sorta di «prorogatio», come l’ ha definita Antonio Polito sul Corriere. In questo contesto Gentiloni rappresenta il maniglione d’ emergenza istituzionale.
Il premier – alla guida di un governo che sarebbe dovuto sopravvivere poche settimane e che invece ha «festeggiato» un anno – in un colloquio con La Stampa ha raccontato la sua esperienza sull’«ottovolante», iniziata il 12 dicembre del 2016: «Sono successe molte cose difficili da immaginare. Al mio successore lascio un’ Italia più stabile». Non solo resta da capire quando gliela lascerà, ma anche se la lascerà a qualcun altro.
Sebbene ieri il presidente della Repubblica abbia ricevuto al Colle Gentiloni per il rituale pranzo che precede i vertici europei, il tema non è stato oggetto di discussione. D’ altronde non ce n’ era bisogno: Quirinale e palazzo Chigi erano da tempo al lavoro e avevano già studiato le procedure per gestire l’ appuntamento. L’ idea di anticipare il termine della legislatura, che formalmente si concluderebbe in marzo, nasce dalla volontà di preservare il governo da qualsiasi intoppo parlamentare all’ indomani dell’ approvazione della legge di Stabilità.
Gli ultimi sviluppi politici, la disaggregazione di gruppi della maggioranza, consigliano di muoversi con celerità pari alla prudenza, per evitare che l’ esecutivo – per qualsiasi motivo – arrivi azzoppato alle elezioni. Deve piuttosto restare integro se – per qualsiasi motivo – ce ne sarà bisogno dopo le elezioni.
Perciò Gentiloni non salirà al Quirinale rassegnando il mandato, più semplicemente dichiarerà «esaurito» il suo compito. Non sarà una novità nella prassi, siccome esistono due precedenti, che non a caso sono stati esaminati: il governo Amato del 2001 e il governo Berlusconi del 2006. In entrambi i casi le Camere vennero sciolte con un breve anticipo senza che i presidenti del Consiglio dell’ epoca si dimettessero.
Così farà anche l’ attuale premier, a cui Mattarella chiederà il «disbrigo degli affari correnti», formula che sembrerebbe limitare l’ azione di Gentiloni. In realtà in passato, con lo stesso status, suoi predecessori presero decisioni importanti: come la concessione delle basi italiane per l’ intervento in Kosovo nel 1998.
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Insomma, Gentiloni resterà «in carica». E c’ è un motivo se questa è la decisione: l’ orizzonte dopo le urne appare a dir poco nebuloso. Con due Camere, due diversi elettorati e tre blocchi politici, non c’ è modello di voto che garantisca la formazione di una maggioranza parlamentare omogenea. Di più, c’ è il rischio che sia difficile comporne una, riproponendo lo «scenario spagnolo», lo stallo che impose a Madrid il ritorno alle urne: in quella situazione Rajoy rimase «in carica» in una situazione di limbo per dieci mesi.
Proprio per fronteggiare una simile eventualità è stata studiata la contromisura: una sorta di «prorogatio», come l’ ha definita Antonio Polito sul Corriere. In questo contesto Gentiloni rappresenta il maniglione d’ emergenza istituzionale.
Il premier – alla guida di un governo che sarebbe dovuto sopravvivere poche settimane e che invece ha «festeggiato» un anno – in un colloquio con La Stampa ha raccontato la sua esperienza sull’«ottovolante», iniziata il 12 dicembre del 2016: «Sono successe molte cose difficili da immaginare. Al mio successore lascio un’ Italia più stabile». Non solo resta da capire quando gliela lascerà, ma anche se la lascerà a qualcun altro.
lunedì 11 dicembre 2017
Terremotati, scandalo senza fine: le casette? Sono per zone estive e stanno esplodendo tutte le caldaie a causa del freddo
La denuncia arriva ovviamente tramitte Facebook. I sedicenti “giornaloni” sono troppo impegnati amenarcela sulle fake news e sull’inesistente “ritorno dei fascisti” per raccontare cosa stia avvenendo in questi giorni nelle zone del centro Italia colpite dal terremoto dello scorso anno. Nella foto vedete uan delle fantomatiche casette in legno consegnata la bellezza di soli 20 giorni fa
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I terremotati assegntari sono costretti a stare con l’acqua chiusa per evitare che le valvole dei boiler esplodano.
Come leggiamo da un post pubblicato dalla pagina Terremoto Centro Italia: “Avevo detto subito che al massimo queste potevano essere soluzioni per località marine. Tetti con poca inclinazione, tubature troppo in alto nelle pareti e non coibentate, boiler esterni. Tutte soluzioni incompatibili con le condizioni meteo della montagna.
È ora di smettere di prendere in giro chi soffre, quando si verifica un evento estremo come quello che ha colpito noi la priorità non può essere la -finta- legalità…”
Questa la tragica realtà e l’ennesima presa per i fondelli da parte della politica parassita e dei suoi inetti e strapagati pubblici funzionari…
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I terremotati assegntari sono costretti a stare con l’acqua chiusa per evitare che le valvole dei boiler esplodano.
Come leggiamo da un post pubblicato dalla pagina Terremoto Centro Italia: “Avevo detto subito che al massimo queste potevano essere soluzioni per località marine. Tetti con poca inclinazione, tubature troppo in alto nelle pareti e non coibentate, boiler esterni. Tutte soluzioni incompatibili con le condizioni meteo della montagna.
È ora di smettere di prendere in giro chi soffre, quando si verifica un evento estremo come quello che ha colpito noi la priorità non può essere la -finta- legalità…”
Questa la tragica realtà e l’ennesima presa per i fondelli da parte della politica parassita e dei suoi inetti e strapagati pubblici funzionari…
Bufera da Giletti! Cittadina truffata dal Governo Renzi sputtana i parassiti del PD
Una signora "truffata" dalla banca, grazie al decreto salvabanche del governo Renzi. Guardate la faccia di Gennaro Migliore Pd che era lì in studio. DA NON PERDERE.
(Non è l'arena. 10 Dicembre 2017)
GUARDA IL VIDEO:
Luigi Di Maio lancia un appello a tutte le forze politiche per il bene dei cittadini. Ecco di cosa si tratta
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"Ho un appello da fare a tutte le forze politiche. Prima delle feste di Natale, prima dello scioglimento della legislatura, il Senato deve approvare la proposta di legge a prima firma Michele Dell'Orco, già approvata alla Camera dei Deputati all’unanimità, che dice una cosa molto semplice: tutte le famiglie hanno il diritto al riposo anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali." Luigi Di Maio
Al voto, al voto! Mattarella è pronto a sciogliere le Camere a Capodanno
Non ha fretta. Attende un segnale dal Palazzo Chigi per decretare la fine della legislatura e mandare in vacanza-lunga deputati e senatori già da tempo molto impegnati a parlar di collegi. Il presidente della Repubblica si aspetta ovviamente che l’ ultimo e decisivo tassello della legislatura vada in porto. Poi, dopo l’ approvazione in terza lettura al Senato della legge di Bilancio, ogni giorno è buono per chiamare i presidenti delle Camere e ordinare il game over della legislatura.
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Sui tempi dello scioglimento gli argomenti già presenti nel calendario di Camera e Senato hanno il loro peso, ma decisiva sarà la volontà politica su se e come spingere su alcuni provvedimenti. Il nodo non ancora sciolto si chiama legge sulla cittadinanza che a palazzo Madama è all’ ultimo posto dell’ ultimo calendario votato dai gruppi. Ultimo, ma c’è. Infilarlo nelle due ultime settimane di lavoro prima del Natale non sarebbe impossibile.
«Basta volerlo», sostiene Loredana De Pretis. La capogruppo di SI al Senato avrebbe preferito fosse il primo argomento dell’ ultima agenda di fine legislatura, ma prima c’ è il varo del fine-vita – previsto per giovedì salvo slittamenti – e il voto sul regolamento fissato per il 20. Eppure tra il 19 – giornata degli auguri con le alte cariche – e il 23 ci sarebbe tempo per votare per affrontare lo ius soli, «sempre che il Pd lo voglia», aggiunge la De Pretis che – pallottoliere alla mano – è convinta che la legge avrebbe «dai 157 ai 152 voti, senza contare alcuni senatori a vita e calcolando a favore solo un paio di Ap». Eh già perchè i centristi di Alfano vanno ormai in ordine sparso, ma insieme al Pd dovrebbero votare Mdp, SI e Ala.
GLI AFFARI
Numeri sul filo che non permettono ancora a Matteo Renzi di prendere una decisione che consenta l’ approvazione della legge sulla cittadinanza senza far correre rischi al governo Gentiloni che il Colle vorrebbe rimanesse in piedi per gli affari correnti sino all’ insediamento del nuovo Parlamento.
Il 28 dicembre, salvo slittamenti, il presidente del Consiglio terrà la consueta conferenza stampa di fine anno nella quale potrebbe considerare chiusa l’ esperienza di governo senza per questo dover dare le dimissioni. Tre giorni dopo sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a tenere il suo discorso di saluto agli italiani in diretta tv. Nei giorni scorsi al Quirinale hanno cominciato a mettere in fila gli argomenti da toccare nel discorso di fine anno, ma nemmeno ai suoi collaboratori il Capo dello Stato ha dato indicazioni su se verrà pronunciato a Camere sciolte o meno.
Tra la conferenza stampa di Gentiloni e i saluti del Capo dello Stato di Capodanno potrebbe essere firmato il decreto di scioglimento delle Camere che di fatto apre la campagna elettorale. A meno che – e potrebbe essere questa la novità – per esigenze di calendario, il Colle non preferisca attendere un’ altra settimana e sciogliere le camere per l’ Epifania in modo da avere come data disponibile per il voto non solo il 4 marzo ma anche il 18, visto che domenica 11 è fuori gioco perchè segna l’ inizio della Pasqua ebraica.
La Costituzione prevede infatti un tempo massimo tra decreto di scioglimento ed elezioni di 70 giorni, ma allungare di qualche giorno la legislatura, potrebbe concedere ai fautori dello Ius soli – da Renzi a molti ministri – quello spazio per votare magari anche dopo Natale o la cittadinanza o i provvedimenti che resterebbero indietro qualora l’ ordine del giorno di palazzo Madama subisse un’ inversione e lo Ius soli dovesse essere votato prima dell’ ultimo voto sulla manovra.
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Sui tempi dello scioglimento gli argomenti già presenti nel calendario di Camera e Senato hanno il loro peso, ma decisiva sarà la volontà politica su se e come spingere su alcuni provvedimenti. Il nodo non ancora sciolto si chiama legge sulla cittadinanza che a palazzo Madama è all’ ultimo posto dell’ ultimo calendario votato dai gruppi. Ultimo, ma c’è. Infilarlo nelle due ultime settimane di lavoro prima del Natale non sarebbe impossibile.
«Basta volerlo», sostiene Loredana De Pretis. La capogruppo di SI al Senato avrebbe preferito fosse il primo argomento dell’ ultima agenda di fine legislatura, ma prima c’ è il varo del fine-vita – previsto per giovedì salvo slittamenti – e il voto sul regolamento fissato per il 20. Eppure tra il 19 – giornata degli auguri con le alte cariche – e il 23 ci sarebbe tempo per votare per affrontare lo ius soli, «sempre che il Pd lo voglia», aggiunge la De Pretis che – pallottoliere alla mano – è convinta che la legge avrebbe «dai 157 ai 152 voti, senza contare alcuni senatori a vita e calcolando a favore solo un paio di Ap». Eh già perchè i centristi di Alfano vanno ormai in ordine sparso, ma insieme al Pd dovrebbero votare Mdp, SI e Ala.
GLI AFFARI
Numeri sul filo che non permettono ancora a Matteo Renzi di prendere una decisione che consenta l’ approvazione della legge sulla cittadinanza senza far correre rischi al governo Gentiloni che il Colle vorrebbe rimanesse in piedi per gli affari correnti sino all’ insediamento del nuovo Parlamento.
Il 28 dicembre, salvo slittamenti, il presidente del Consiglio terrà la consueta conferenza stampa di fine anno nella quale potrebbe considerare chiusa l’ esperienza di governo senza per questo dover dare le dimissioni. Tre giorni dopo sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a tenere il suo discorso di saluto agli italiani in diretta tv. Nei giorni scorsi al Quirinale hanno cominciato a mettere in fila gli argomenti da toccare nel discorso di fine anno, ma nemmeno ai suoi collaboratori il Capo dello Stato ha dato indicazioni su se verrà pronunciato a Camere sciolte o meno.
Tra la conferenza stampa di Gentiloni e i saluti del Capo dello Stato di Capodanno potrebbe essere firmato il decreto di scioglimento delle Camere che di fatto apre la campagna elettorale. A meno che – e potrebbe essere questa la novità – per esigenze di calendario, il Colle non preferisca attendere un’ altra settimana e sciogliere le camere per l’ Epifania in modo da avere come data disponibile per il voto non solo il 4 marzo ma anche il 18, visto che domenica 11 è fuori gioco perchè segna l’ inizio della Pasqua ebraica.
La Costituzione prevede infatti un tempo massimo tra decreto di scioglimento ed elezioni di 70 giorni, ma allungare di qualche giorno la legislatura, potrebbe concedere ai fautori dello Ius soli – da Renzi a molti ministri – quello spazio per votare magari anche dopo Natale o la cittadinanza o i provvedimenti che resterebbero indietro qualora l’ ordine del giorno di palazzo Madama subisse un’ inversione e lo Ius soli dovesse essere votato prima dell’ ultimo voto sulla manovra.
giovedì 7 dicembre 2017
Boldrini nei guai, una bella notizia per tutti gli italiani! Ecco perchè le toccherà cercarsi un lavoro velocemente
Una profuga della politica, una richiedente asilo che imbarazza la sinistra italiana. È il contrappasso di Laura Boldrini, la Presidenta della Camera che da mesi ha annunciato come il suo impegno “non è ancora finito” ma che non riesce a trovare un partito né una casa. Traduzione: non ha ancora capito che le può garantire una candidatura sicura per la prossima legislatura, quando l’ex portavoce dell’agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati non potrà più contare sulla sua prestigiosa poltrona a Montecitorio.
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Come ricorda Il Giornale, l’abboccamento con Giuliano Pisapia finora non ha portato frutti, anche perché l’ex sindaco di Milano pare avere le idee piuttosto confuse. Dopo aver rotto con Sel che l’aveva fatta eleggere nel 2013, la Boldrini ora è nel Misto e continua a “dialogare” anche con il Pd. “Si sta tenendo aperte tutte le porte – spiega al Giornale una fonte vicina a Pisapia -. Parla con Renzi, con D’Alema e con Pisapia, anche se ovviamente ha un canale privilegiato con quest’ultimo, tanto che alle riunioni di Pisapia presenzia il consigliere politico della Boldrini, Carlo Leoni. Uno dei grandi sponsor di Laura è Gad Lerner (“Avrà un ruolo molto importante”, assicura) che l’ha catechizzata in un faccia a faccia al Castello di Titignano per migliorarne la comunicazione. Il vero problema della Boldrini è questo: non piace. Popolarità crollata al 30% a pochi mesi dall’elezione, ora ai minimi termini a forza di sproloqui e pipponi su immigrazione, integrazione, risorse, europeismo forzato e femminismo andante. La beffa è che se tra i bersaniani di Mdp giurano come la Boldrini verrà ricandidata dai renziani del Pd, tra i renziani del Pd è corsa a tenerla un po’ a distanza. “Lei sta provando a fare un’operazione tipo la Lista Bonino – assicura al Giornale un parlamentare dem -: donna, impegnata sui temi alti, profilo istituzionale. Ma tutto dipende da due fattori: se si fa un accordo tra Pd e Pisapia, e poi dalla legge elettorale”. In un collegio uninominale, infatti, significherebbe di fatto mandarla allo sbaraglio.
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Come ricorda Il Giornale, l’abboccamento con Giuliano Pisapia finora non ha portato frutti, anche perché l’ex sindaco di Milano pare avere le idee piuttosto confuse. Dopo aver rotto con Sel che l’aveva fatta eleggere nel 2013, la Boldrini ora è nel Misto e continua a “dialogare” anche con il Pd. “Si sta tenendo aperte tutte le porte – spiega al Giornale una fonte vicina a Pisapia -. Parla con Renzi, con D’Alema e con Pisapia, anche se ovviamente ha un canale privilegiato con quest’ultimo, tanto che alle riunioni di Pisapia presenzia il consigliere politico della Boldrini, Carlo Leoni. Uno dei grandi sponsor di Laura è Gad Lerner (“Avrà un ruolo molto importante”, assicura) che l’ha catechizzata in un faccia a faccia al Castello di Titignano per migliorarne la comunicazione. Il vero problema della Boldrini è questo: non piace. Popolarità crollata al 30% a pochi mesi dall’elezione, ora ai minimi termini a forza di sproloqui e pipponi su immigrazione, integrazione, risorse, europeismo forzato e femminismo andante. La beffa è che se tra i bersaniani di Mdp giurano come la Boldrini verrà ricandidata dai renziani del Pd, tra i renziani del Pd è corsa a tenerla un po’ a distanza. “Lei sta provando a fare un’operazione tipo la Lista Bonino – assicura al Giornale un parlamentare dem -: donna, impegnata sui temi alti, profilo istituzionale. Ma tutto dipende da due fattori: se si fa un accordo tra Pd e Pisapia, e poi dalla legge elettorale”. In un collegio uninominale, infatti, significherebbe di fatto mandarla allo sbaraglio.
Di Battista mette nei guai la Boschi su Banca Etruria: "Mente, ecco perchè"
Alessandro Di Battista tramite la sua pagina Facebook sputtana le bugie del Ministro Boschi riguarda Banca Etruria. Ecco cosa dice il pentastellato:
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"Questi sono i fatti:
Il 18 dicembre 2015 il Ministro Boschi disse in Parlamento di non essersi mai occupata di Banca Etruria. “Nessun favoritismo” tuonò in aula poco prima che intervenni io.
Tuttavia ci sono 3 fatti che la smentiscono. E chi mente al Paese deve andare a casa:
1. Marzo 2014: La Boschi è da poco diventata ministro. In casa sua, a Laterina, avviene un summit tra i vertici di Veneto Banca e quelli di Banca Etruria. Presenti Vincenzo Consoli (AD Veneto Banca), Flavio Trinca (Presidente Veneto Banca), Giuseppe Fornasari (Presidente Banca Etruria), Pierluigi Boschi (papà di Maria Elena all'epoca consigliere di Banca Etruria) e - per l'appunto - Maria Elena, Ministro della Repubblica.
2. 3 febbraio 2015: viene intercettata una conversazione telefonica tra babbo Boschi e sempre Consoli, ad di Veneto Banca. Boschi padre è alla ricerca di un salvatore per Banca Etruria. I due parlano della vicenda e poi babbo Boschi dice: “domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”. La figlia, ovviamente, è Maria Elena.
3. 9 maggio 2017: Ferruccio De Bortoli, un giornalista rigoroso, racconta nel suo libro che nel 2015 la Boschi avrebbe contattato personalmente l'AD di Unicredit Federico Ghizzoni per chiedergli di intervenire in Banca Etruria.
Questi sono i fatti. Ghizzoni va immediatamente convocato in commissione di inchiesta sulle banche. Il Movimento sta facendo una pressione enorme. Il PD è alle strette, dovrà cedere. Ancora una volta abbiamo dimostrato che in Italia finalmente qualcuno fa opposizione.
P.S. Il Presidente della commissione di inchiesta sulle banche è Pier Ferdinando Casini. Lui è parlamentare da 34 anni. Si sta giocando un seggio in questi giorni non ve lo dimenticate. Spera di essere candidato in una lista insieme al PD. Noi continuiamo a fare pressione!"
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"Questi sono i fatti:
Il 18 dicembre 2015 il Ministro Boschi disse in Parlamento di non essersi mai occupata di Banca Etruria. “Nessun favoritismo” tuonò in aula poco prima che intervenni io.
Tuttavia ci sono 3 fatti che la smentiscono. E chi mente al Paese deve andare a casa:
1. Marzo 2014: La Boschi è da poco diventata ministro. In casa sua, a Laterina, avviene un summit tra i vertici di Veneto Banca e quelli di Banca Etruria. Presenti Vincenzo Consoli (AD Veneto Banca), Flavio Trinca (Presidente Veneto Banca), Giuseppe Fornasari (Presidente Banca Etruria), Pierluigi Boschi (papà di Maria Elena all'epoca consigliere di Banca Etruria) e - per l'appunto - Maria Elena, Ministro della Repubblica.
2. 3 febbraio 2015: viene intercettata una conversazione telefonica tra babbo Boschi e sempre Consoli, ad di Veneto Banca. Boschi padre è alla ricerca di un salvatore per Banca Etruria. I due parlano della vicenda e poi babbo Boschi dice: “domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente domani e ci si sente in serata”. La figlia, ovviamente, è Maria Elena.
3. 9 maggio 2017: Ferruccio De Bortoli, un giornalista rigoroso, racconta nel suo libro che nel 2015 la Boschi avrebbe contattato personalmente l'AD di Unicredit Federico Ghizzoni per chiedergli di intervenire in Banca Etruria.
Questi sono i fatti. Ghizzoni va immediatamente convocato in commissione di inchiesta sulle banche. Il Movimento sta facendo una pressione enorme. Il PD è alle strette, dovrà cedere. Ancora una volta abbiamo dimostrato che in Italia finalmente qualcuno fa opposizione.
P.S. Il Presidente della commissione di inchiesta sulle banche è Pier Ferdinando Casini. Lui è parlamentare da 34 anni. Si sta giocando un seggio in questi giorni non ve lo dimenticate. Spera di essere candidato in una lista insieme al PD. Noi continuiamo a fare pressione!"
"Ora basta!" Ecco la verità di Di Maio sull'immunità parlamentare
Da giorni tutti i grandii giornaloni servi del potere stanno attaccando Di Maio su una vicenda al quanto assurda per non dire ridicola. Il PD ha manifestato l'intenzione di querelare Di Maio per tutta la verità che Luigi ha dato agli italliani in merito alle banche. Querela, a lro dire, che non può partire perchè Luigi si avvale della famigerata immunità parlamentare. Ma non è cosi, ci spiega tutto Di Maio:
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"A proposito di fake news: alcuni giornali continuano a sostenere che io mi sia avvalso dell’immunità parlamentare per sfuggire alle querele di un gruppo di giornalisti. È falso.
Abbiamo sempre detto che i portavoce del MoVimento 5 Stelle non utilizzano l’immunità prevista per i parlamentari e così è.
In merito alla querela ricevuta, e archiviata dal gip di Roma, i fatti sono i seguenti:
non mi è stata notificata alcuna querela, ma solo una richiesta di nomina di difensore;
la Procura non mi ha mai contestato alcun reato;
non mi è stato mai notificato il decreto di archiviazione e non ho mai avuto accesso agli atti.
Dunque non ho potuto né invocare l’immunità, né rinunciarvi.
Il giudice che ha archiviato ha evidentemente ritenuto applicabile il diritto di critica, riconosciuto a tutti i cittadini."
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"A proposito di fake news: alcuni giornali continuano a sostenere che io mi sia avvalso dell’immunità parlamentare per sfuggire alle querele di un gruppo di giornalisti. È falso.
Abbiamo sempre detto che i portavoce del MoVimento 5 Stelle non utilizzano l’immunità prevista per i parlamentari e così è.
In merito alla querela ricevuta, e archiviata dal gip di Roma, i fatti sono i seguenti:
non mi è stata notificata alcuna querela, ma solo una richiesta di nomina di difensore;
la Procura non mi ha mai contestato alcun reato;
non mi è stato mai notificato il decreto di archiviazione e non ho mai avuto accesso agli atti.
Dunque non ho potuto né invocare l’immunità, né rinunciarvi.
Il giudice che ha archiviato ha evidentemente ritenuto applicabile il diritto di critica, riconosciuto a tutti i cittadini."
Le fake news una barzelletta, quando mai in politica si dice la verità?
Di Franco Bechis per "Libero"
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Non fosse che da qualche giorno stampa e tv mainstream continuano a rilanciare la polemica, sinceramente non ci sarebbe molto da dire sulla nuova polemica fra Matteo Renzi e il resto del mondo a proposito della presunta fabbrica delle fake news che avrebbe al suo comando Matteo Salvini e Beppe Grillo. Intendiamoci, di notizie false è pieno il mondo, e sono piene pure le pagine di giornaloni e gli archivi di tg e talk show televisivi ed è sempre stato così. E di vere e proprie balle sono piene le cronache politiche di oggi come del passato: quando mai partiti e uomini politici hanno detto la verità?Questa volta la polemica si fonda su un turbinio di bugie, e la prima è quella che attribuisce la scoperta di questa spectre leghista-grillina al New York Times. Mezzo Pd da giorni dà forza alla sua polemica contro la fabbrica delle fake news proprio con l’autorevolezza della “inchiesta” che avrebbe fatto la testata americana. Questa stessa è la prima fake news: come facilmente si può leggere scorrendo l’articolo del Nyt https://www.nytimes.com/2017/11/24/world/europe/italy-election-fake-news.html la testata americana non fa alcuna inchiesta, ma un articolo di cronaca. Dove si racconta che Renzi si lamenta delle fake news e che un suo collaboratore, Andrea Stroppa, ha compilato un dossier sui legami fra pagine simpatizzanti del M5s e pagine simpatizzanti della Lega che ingigansticono e spesso inventano notizie politiche scandalistiche.
C’è un mondo da scoprire. Riconnettiti.
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Non fosse che da qualche giorno stampa e tv mainstream continuano a rilanciare la polemica, sinceramente non ci sarebbe molto da dire sulla nuova polemica fra Matteo Renzi e il resto del mondo a proposito della presunta fabbrica delle fake news che avrebbe al suo comando Matteo Salvini e Beppe Grillo. Intendiamoci, di notizie false è pieno il mondo, e sono piene pure le pagine di giornaloni e gli archivi di tg e talk show televisivi ed è sempre stato così. E di vere e proprie balle sono piene le cronache politiche di oggi come del passato: quando mai partiti e uomini politici hanno detto la verità?Questa volta la polemica si fonda su un turbinio di bugie, e la prima è quella che attribuisce la scoperta di questa spectre leghista-grillina al New York Times. Mezzo Pd da giorni dà forza alla sua polemica contro la fabbrica delle fake news proprio con l’autorevolezza della “inchiesta” che avrebbe fatto la testata americana. Questa stessa è la prima fake news: come facilmente si può leggere scorrendo l’articolo del Nyt https://www.nytimes.com/2017/11/24/world/europe/italy-election-fake-news.html la testata americana non fa alcuna inchiesta, ma un articolo di cronaca. Dove si racconta che Renzi si lamenta delle fake news e che un suo collaboratore, Andrea Stroppa, ha compilato un dossier sui legami fra pagine simpatizzanti del M5s e pagine simpatizzanti della Lega che ingigansticono e spesso inventano notizie politiche scandalistiche.
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