venerdì 6 luglio 2018
Ultim'ora - Esplode il PD! Renzi ed i suoi galoppini pronti a lasciare
Assemblea Pd. Un rumor clamoroso scuote il Pd alla vigilia dell’assemblea nazionale che, quasi sicuramente, confermerà alla segretria Maurizio Martina.
Secondo indiscrizioni che circolano con insistenza a Montecitorio, Matteo Renzi e un gruppo di fedelissimi dell’ex premier – tra cui Maria Elena Boschi, Luca Lotti, Matteo Orfini e Andrea Marcucci – starebbe seriamente pensando di abbandonare il Partito Democratico in autunno per dar vita, in vista delle elezioni europee del maggio 2019, ad una formazione politica centrista-europeista che si ispira dichiaratamente a En Marche! del presidente francese Emmanuel Macron.
Insieme a Renzi anche Emma Bonino, Bruno Tabacci e i Radicali che alle ultime Politiche del 4 marzo si erano presentati con la lista +Europa. Trattative anche con Civica Popolare dell’ex ministro Beatrice Lorenzin.
Alla base della scissione ci sarebbe l’idea di Renzi e dei renziani che ormai il Pd, così come lo abbiamo conosciuto, ha esaurito la sua funzione. In sostanza la sfida, soprattutto alle Europee, non sarà più tra destra e sinistra ma tra sovranisti ed europeisti. E Renzi intende anticipare i tempi per diventare il baluardo della fedeltà all’Ue, in stretta sintonia con Macron.
"Cosi sconfiggeremo le mafie" l'annuncio del M5S che fa tremare la malavita nostrana. Ecco di cosa si tratta
Il M5S intende dare più poteri alla Commissione Speciale Antimafia.
“Mettere fine alla parola ‘mafia’ – scrivono i portavoce 5Stelle sul proprio blog ufficiale – è sempre stato un faro che ha guidato il MoVimento sin dal suo inizio”.
“Noi – proseguono – non stiamo perdendo tempo, e in Parlamento abbiamo già avviato in tempi brevissimi i lavori per la costituzione della Commissione Antimafia, presentando una proposta di legge del MoVimento 5 Stelle, che si prevede andrà in aula già la prossima settimana”.
I pentastellati elancano poi alcuni fronti sui quali si potrebbero dare più poteri alla Commissione Speciale Antimafia:
– vittime di estorsione e usura e, in generale a tutte le vittime delle mafie;
– rapporto tra mafie e informazione, in considerazione dell’elevato numero di pressioni ed intimidazioni a cui sono sottoposti i giornalisti;
– controllo sull’adeguatezza della normativa sulla confisca di beni di appartenenza alle cosche, così che i proventi illeciti siano utilizzati in modo più proficuo nell’interesse della collettività;
– estensione degli strumenti di lotta al terrorismo anche alle mafie.
Arginare la mafia, ribadisce il M5S, è una priorità del contratto di Governo in quanto fenomeni come “l’acquisto di voti per poche centinaia di euro” è una di quelle situazioni che “uccidono la democrazia”.
A tutto ciò i 5Stelle vogliono mettere fine.
E uno dei provvedimenti che intendono portare avanti è quello dell’ampliamento del reato di “patto di scambio politico-mafioso”.
Nel governo gialloverde ricoprirà un ruolo importante anche la Commissione d’inchiesta sulle Ecomafie, “pronta a partire, più forte ed efficace,” sottolinea il Movimento 5Stelle.
La Commissione Ecomafie riceverà infatti nuovi incarichi, come ad esempio il compito di indagare sugli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti e nei siti abusivi, sugli illeciti relativi allo smaltimento dell’amianto e di verificare l’attuazione della legge sugli “ecoreati” del 2015.
“Questo – conclude il M5S – ci consentirà di stare al passo con le evoluzioni del fenomeno, attribuendo ai commissari poteri anche nel campo della prevenzione degli illeciti, per metterli in condizione di valutare quanto essi siano sensibili alle infiltrazioni malavitose”.
Clamoroso, I 5 Stelle vogliono arrestare Soros!
Il miliardario speculatore di immigrati si è definito "una specie di Dio" in un'intervista all'Independent. Il senatore M5S Lannuti: "Vorrei una norma per arrestarlo in Italia"
L'intervista di George Soros all'Independent, in cui l'investitore miliardario e filantropo ha sostenuto di essersi "immaginato come una specie di Dio" non è affatto piaciuta ai 5 Stelle. E c'è chi, come il senatore Elio Lannutti, propone di arrestarlo.
"Soros, una norma per arrestare il criminale speculatore sulla lira, nemico dei popoli liberi, appena mette piede sul suolo italiano", scrive Lannuti su Twitter.
Soros, una norma per arrestare il criminale speculatore sulla lira, nemico dei popoli liberi, appena mette piede sul suolo italiano https://t.co/BvUZgOdLPH— Elio Lannutti (@ElioLannutti) 6 luglio 2018
mercoledì 4 luglio 2018
Boeri continua a raccontare la balla degli immigrati che ci pagano le pensioni? La risposta del Governo è tombale e definitiva
Già ieri Matteo Salvini aveva lasciato intendere che Tito Boeri sarebbe stato tra i manager della pubblica amministrazione in “scadenza”. Così oggi, lo stesso Salvini ha mollato ogni freno istituzionale nel suo giudizio su mister-pensioni: “‘Servono più immigrati per pagare le pensioni…
cancellare la legge Fornero costa troppo… servono più immigrati per fare i tanti lavori che gli italiani non vogliono più fare…’ Il presidente dell’Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare (e di fare figli) di tantissimi italiani. Dove vive, su Marte?”. Insomma, la misura è colma, per il Ministro degli Interni
martedì 3 luglio 2018
"Per favore non toglieteci il vitalizio". Clamoroso,ex deputati in crisi scrivono a Fico
La guerra ai vitalizi del M5S sta allarmando ex deputati e senatori, i quali per bocca dell’Associazione degli ex-parlamentari della Repubblica hanno inviato ai presidenti di Camera e Senato Fico e Casellati una lettera in cui condividono “l’esigenza di contenimento dei costi della politica razionalizzando le spese delle Camere senza tagliare i costi della democrazia”
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“L’Associazione degli ex-parlamentari – si legge nella lettera – chiede di essere ascoltata per esporre il proprio punto di vista sugli annunciati provvedimenti in materia di vitalizi” e chiede “la necessità di un coordinamento tra Camera e Senato per giungere a decisioni comuni, evitando quanto è accaduto nella scorsa legislatura con la delibera sul contributo di solidarietà adottata dall’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati”
Inoltre l’Associazione ha suggerito che “le eventuali misure riguardanti i vitalizi” vengano inserite “nella sede del dibattito d’aula sul bilancio interno, in considerazione del fatto che all’origine delle disposizioni in materia previdenziale per i parlamentari vi fu una decisione d’aula (seduta del 20 maggio 1954) e perché la discussione avvenga con il massimo di trasparenza, e coinvolga tutti i gruppi presenti in Parlamento”.
Gli ex parlamentari hanno poi chiesto il “rispetto della legalità costituzionale. A questo riguardo si ricorda che l’unica forma di intervento sui trattamenti previdenziali in essere ammessa dalla Corte costituzionale in varie sentenze, è quella del contributo di solidarietà, a fini di solidarietà interna al sistema previdenziale, nel rispetto dei principi di legittimo affidamento, di ragionevolezza, di proporzionalità e di non reiterabilità. Nessuna legge approvata dal Parlamento di modifica della disciplina previdenziale ha mai messo in discussione retroattivamente diritti già maturati dai cittadini. Infatti, le riforme delle pensioni che si sono susseguite negli anni, da quella Dini del 1995 a quella Fornero del 2011 tutte hanno fatto salvi i diritti dei cittadini maturati prima della loro entrata in vigore.
Anche i regolamenti vigenti di Camera e Senato in materia previdenziale hanno rispettato questo principio prevedendo l’applicabilità delle nuove norme soltanto a chi è diventato parlamentare dopo il 1 gennaio 2012 e lo stesso Collegio di Appello della Camera dei deputati con sentenza n. 2 del 24 febbraio 2014 ha stabilito che proprio per rispetto di detto principio la misura del sistema contributivo introdotto dal regolamento del 2012 è ‘adottata esclusivamente de futuro”. Ne consegue che “pretendere di farlo per gli ex-parlamentari avrebbe soltanto un significato punitivo, di delegittimazione e umiliazione della funzione parlamentare che è libera e indipendente”.
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“L’Associazione degli ex-parlamentari – si legge nella lettera – chiede di essere ascoltata per esporre il proprio punto di vista sugli annunciati provvedimenti in materia di vitalizi” e chiede “la necessità di un coordinamento tra Camera e Senato per giungere a decisioni comuni, evitando quanto è accaduto nella scorsa legislatura con la delibera sul contributo di solidarietà adottata dall’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati”
Inoltre l’Associazione ha suggerito che “le eventuali misure riguardanti i vitalizi” vengano inserite “nella sede del dibattito d’aula sul bilancio interno, in considerazione del fatto che all’origine delle disposizioni in materia previdenziale per i parlamentari vi fu una decisione d’aula (seduta del 20 maggio 1954) e perché la discussione avvenga con il massimo di trasparenza, e coinvolga tutti i gruppi presenti in Parlamento”.
Gli ex parlamentari hanno poi chiesto il “rispetto della legalità costituzionale. A questo riguardo si ricorda che l’unica forma di intervento sui trattamenti previdenziali in essere ammessa dalla Corte costituzionale in varie sentenze, è quella del contributo di solidarietà, a fini di solidarietà interna al sistema previdenziale, nel rispetto dei principi di legittimo affidamento, di ragionevolezza, di proporzionalità e di non reiterabilità. Nessuna legge approvata dal Parlamento di modifica della disciplina previdenziale ha mai messo in discussione retroattivamente diritti già maturati dai cittadini. Infatti, le riforme delle pensioni che si sono susseguite negli anni, da quella Dini del 1995 a quella Fornero del 2011 tutte hanno fatto salvi i diritti dei cittadini maturati prima della loro entrata in vigore.
Anche i regolamenti vigenti di Camera e Senato in materia previdenziale hanno rispettato questo principio prevedendo l’applicabilità delle nuove norme soltanto a chi è diventato parlamentare dopo il 1 gennaio 2012 e lo stesso Collegio di Appello della Camera dei deputati con sentenza n. 2 del 24 febbraio 2014 ha stabilito che proprio per rispetto di detto principio la misura del sistema contributivo introdotto dal regolamento del 2012 è ‘adottata esclusivamente de futuro”. Ne consegue che “pretendere di farlo per gli ex-parlamentari avrebbe soltanto un significato punitivo, di delegittimazione e umiliazione della funzione parlamentare che è libera e indipendente”.
Ultim'ora - Capolavoro Di Maio, così ha salvato il lavoro di 400 persone!
Italiaonline, salva la sede di Torino: decisivo l’intervento di Di Maio
TORINO - I lavoratori di Italiaonline sono salvi. Il vertice di Roma, negli uffici di Luigi Di Maio, ha dato esito positivo e le 400 persone che rischiavano il licenziamento possono tirare un sospiro di sollievo: i licenziamenti sono stati ritirati, verranno incentivati gli esodi, cassa integrazione per sei mesi a partire dal 12 luglio e 45 assunzioni in altre società. La sede Torinese di Italiaonline è salva.
ACCORDO CON DI MAIO - C’è di più: alcuni lavoratori, facenti parte del progetto Digital Factory, dovranno lavorare ad Assago: per loro un anno di abbonamenti al treno e alla metropolitana. Niente licenziamenti di massa, ma un piano studiato nel dettaglio per salvare il presente e il futuro dei lavoratori. Soddisfatti i sindacati, che escono dalla trattativa con un accordo non così diverso da quello che avevano sottoposto all’azienda. Ora Italiaonline avrà sei mesi di tempo per gestire gli esuberi, ma l’azienda verrà «monitorata» dal neo ministro dell’Interno Luigi Di Maio, che ha dichiarato di essere garante di questo accordo che permette a centinaia di famiglie di tirare un sospiro di sollievo. «Trovato un accordo per la sede torinese di ItaliaOnline e per i suoi lavoratori. Grazie a chi non si è arreso, al Ministro Luigi Di Maio, all'Assessore Alberto Sacco e a chi ha reso possibile questo risultato» ha commentato la sindaca Chiara Appendino
Di Maio attacca le banche: «Usano sistemi mafiosi»
Il ministro cita il caso dell'imprenditore De Masi, che «ha firmato accordi al Mise con esponenti del governo ma le banche se ne sono infischiate»
«La mafia è un atteggiamento prima di tutto, lo vediamo nelle organizzazioni criminali ma anche in altri istituti. Lo vediamo in alcuni atteggiamenti delle banche (ci sono sentenze sull'usura) e a volte lo vediamo in alcuni esponenti dello Stato». Il duro intervento di ieri di Luigi Di Maio, che ha incontrato l'imprenditore calabrese Nino De Masi, titolare di una ditta che produce macchine agricole e che è sotto scorta da quando ha denunciato la 'ndrangheta nella piana di Gioia Tauro, non poteva non avere ripercussioni. E sono i sindacati del credito (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisim) e insorgere, chiedendo «rispetto per i lavoratori bancari».
L'attacco di Di Maio
«La mafia è un atteggiamento prima di tutto, lo vediamo nelle organizzazioni criminali ma anche in altri istituti. Lo vediamo in alcuni atteggiamenti delle banche (ci sono sentenze sull'usura) e a volte lo vediamo in alcuni esponenti dello Stato». L'attacco di Di Maio è chiaro: «Noi vogliamo portare avanti politiche per cui lo Stato debba essere rispettato", ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. Poi cita l'esempio di De Masi, che «ha firmato accordi al Mise con esponenti del governo ma le banche se ne sono infischiate. Se la parola dello Stato non vale nulla, c'è qualcosa che non va. Io lo sto vedendo in tanti tavoli, ci sono multinazionali che prendono incentivi e danno parola su occupazione poi abbandonano lo Stato. Li hanno abituati male. Noi esigiamo rispetto nello Stato, perché cosi saranno rispettati anche i cittadini».
Sindacati in rivolta
I sindacati del credito reagiscono chiedendo al ministro del lavoro Luigi Di Maio di avere «rispetto» per i lavoratori bancari. «Caro ministro Di Maio - affermano i segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisim - la mafia è prima di tutto un'organizzazione criminale ed è profondamente irrispettoso nei confronti dei 300mila lavoratori bancari parlare di atteggiamenti mafiosi anche nelle banche». Per i sindacati sarebbe stato «diverso rivolgersi a quei banchieri corrotti e criminali che hanno portato alcune banche al fallimento e che noi abbiamo sempre fermamente sempre condannato». Da qui l'auspicio «che la magistratura proceda rapidamente e che tutti i colpevoli paghino senza sconti. In ogni caso chi rappresenta le istituzioni dovrebbe sempre misurare con molta attenzione le parole».
Salvini ha scelto: «Addio centrodestra, rispetterò il contratto di governo con il M5s»
«Io faccio quello che mi chiedono i cittadini. C'è un contratto di governo e vedremo di rispettarlo fino in fondo. Non solo sui temi per cui sono responsabile, ossia quello dell'immigrazione, della sicurezza e della lotta alla mafia, ma anche sui temi fiscali, del lavoro, sul tema della legge Fornero, della
riduzione delle tasse e il rapporto con Equitalia. Fino a che ci sarà il contratto di governo, io mi attengo a quel contratto». Il ministro dell'Interno e segretario della Lega, Matteo Salvini, declina così l'invito del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, a rientrare nell'alveo del centrodestra. Quanto lalla candidatura di Silvio Berlusconi alle elezioni europee, Salvini ha sottolineato, a margine di un evento, che si voterà con il sistema proporzionale: «Non entro nel merito delle candidature degli altri, ognuno corre per la sua lista. Auguro a Forza Italia le migliori fortune, ma non sono io a fare le liste degli altri partiti, per fortuna».
«L'alleanza populisti fa paura solo a chi mangia a scrocco»
Il ministro poi è entrato nel merito della sua proposta di 'Allenza dei populisti' lanciata ieri dal palco di Pontida: «L'Europa, malgovernata fino ad oggi, è un'Europa fondata sulla precarietà, sulla paura e sull'immigrazione di massa. Noi semplicemente vogliamo rimettere al centro il diritto al lavoro, il diritto alla vita, alla sicurezza e alla felicità. Quindi chi deve avere paura sono quelli che hanno mangiato a scrocco fino a ieri». Poi, riferendosi a un'analisi publicate dal Financial Times che considera la sua proposta un pericolo, risponde: «Sono felice perché ridiamo orgoglio dignità e un futuro diritto al lavoro e alla vita a milioni di italiani e spero a milioni di europei».
I porti chiuse e le querele pronte a partire
Nessun problema, poi, con il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, con il quale c'è «massima sintonia». Una risposta 'pacificante' a proposito della rivendicazione del collega di responsabilità condivisa sulla chiusura dei porti alle navi cariche di immigrati: «Lo stiamo facendo molto bene da un mese. Con il ministro Toninelli stiamo lavorando benissimo. Prendo atto del fatto che grazie all'orgoglio italiano anche Malta si è ricordata di essere un Paese sovrano e ha bloccato oggi la nave di un'altra Ong nei porti maltesi. Quindi, bene. Meno navi delle Ong ci saranno in giro e meno gente partirà». Poi un messaggio ai suoi tanti critici, ai quali ha dato appuntamento in tribunale: «Io non querelo quasi mai nessuno, però una decina li porto davanti al giudice per vedere se hanno ragione loro. Va bene la critica ma l'insulto e la bugia no. Sono pieno di difetti, ma dire che aiuto mafiosi e malavitosi, non permetto a nessuno di poter dire o pensare una cosa del genere. Siamo amati da molti, penso che non ci sia stato mai nessun governo nella storia della Repubblica italiana che in un solo mese di attività sia stato così attaccato. Io personalmente ne ho raccolte di tutti i colori, in questo mese».
Decreto Dignità, ecco cosa dice il testo. Ma è solo l'inizio
Pacchetto fiscale in versione light, con ritocchi al redditometro, ma nessuno slittamento della scadenza dello spesometro. E poi via libera allo stop dello split payment, ma solo per i liberi
professionisti. Scatta anche il bando alla pubblicità di giochi e scommesse per contrastare l’azzardo patologico, con qualche piccola deroga. Il decreto dignità, primo intervento in campo economico del governo M5s-Lega, è stato approvato nella tarda serata del 2 luglio. Ecco le misure che contiene (leggi anche: Reddito di cittadinanza, cosa sappiamo su tempi e coperture).
1. Fino a tre anni di indennità per i licenziamenti
Cambia il Jobs act con l’ aumento del valore dell’indennità per i lavoratori licenziati “ingiustamente”, che passa da un massimo di 24 mesi a un massimo di 36 mesi.
2. Contratti a termine per un massimo di 24 mesi, tetto di quattro proroghe
Il limite massimo si riduce da 36 a 24 mesi e ogni rinnovo a partire dal secondo avrà un costo contributivo crescente dello 0,5%. Ridotte da cinque a quattro le possibili proroghe.
3. Tornano le causali, anche per il rinnovo degli interinali
Per i contratti più lunghi di 12 mesi o dal primo rinnovo in poi arrivano tre categorie di causali, esigenze temporanee e oggettive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, o relative a picchi di attività stagionali. Le nuove regole valgono anche per i contratti a tempo determinato in somministrazione (non vengono cancellati, come previsto dalle prime bozze, quelli in somministrazione a tempo indeterminato). Salta invece il conteggio di questa ultima tipologia nei limiti del 20% previsto per contingentare le assunzioni a termine.
4. A chi delocalizza multe da due a quattro volte i benefici
Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi cinque anni dalla fine degli investimenti agevolati arriveranno sanzioni da due a quattro volte il beneficio ricevuto. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a cinque punti percentuali. In arrivo un meccanismo di ‘recapture’ per l’iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti.
5. Tutela occupazionale con aiuti di Stato
Nel caso la concessione di aiuti di Stato preveda una valutazione dell’impatto occupazionale, i benefici vengono revocati in tutto o in parte a chi taglia nei successivi cinque anni i posti di lavoro.
6. Stop alla pubblicità dei giochi
Previsto lo stop totale agli spot sul gioco d’azzardo, che dal 2019 scatterà anche per le sponsorizzazioni, e «tutte le forme di comunicazione» comprese «citazioni visive e acustiche e la sovraimpressione del nome, marchio, simboli». A chi non rispetta il divieto arriverà una sanzione del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità. comunque di importo minimo di 50 mila euro. Gli incassi andranno al fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico. Restano le sanzioni da 100mila a 500mila euro per chi viola il divieto durante spettacoli dedicati ai minori. Salve dallo stop le lotterie a estrazione differita, come la Lotteria Italia e i contratti in essere.
7. Interventi light su spesometro e redditometro
Nella sua ultima versione il pacchetto fisco prevede una revisione del redditometro e l’abolizione del trattenimento diretto dell’Iva da parte dello Stato nei rapporti con i soli professionisti. Per lo spesometro invece si profila un rinvio della scadenza per l’invio dei dati del terzo trimestre a febbraio 2019, insieme quindi all’invio dei dati del quarto trimestre.
Ultim'ora - Arriva l'annuncio del M5S: "Adesso faremo una bella legge per la trasparenza sui finanziamenti ai partiti’
Il Movimento 5 Stelle ha intenzione di fare una legge per la trasparenza sui finanziamenti ai partiti.
Lo ha fatto sapere il senatore Gianluigi Paragone in un intervento per Il Blog delle Stelle.
“Non vi farebbe piacere sapere quanti soldi ENI, ENEL, FINMECCANICA o le altre partecipate dallo Stato danno ai politici?,” si è chiesto l’ex conduttore della Gabbia, che ha proseguito:
“No, sapete perché? Perché i politici poi nominano i vertici di queste aziende. E allora siamo sicuri che lo fanno badando più alla competenza, alla professionalità e non magari a precedente relazione, o precedenti intrecci particolari, magari anche legati a quelle dazioni di denaro?”
“Non vi farebbe piacere – ha continuato – sapere quanto, magari grandi aziende che operano nel campo della farmaceutica, del gioco d’azzardo, dell’industria bellica, o anche dell’industria agroalimentare, quanti soldi danno alla politica e ai politici?”
“No, ve lo dico – ha spiegato Paragone – perché secondo me non soltanto ci vuole la massima trasparenza su chi da i soldi, sapendo e conoscendo i nomi con precisione, sapendo che i bilanci devono essere pubblicati, non ci deve essere il minimo di opacità, e questo riguarda le fondazioni politiche, ma riguarda tutte le fondazioni, le fondazioni bancarie, anche le fondazioni attraverso le quali le ONG praticano le loro attività, ok? E tutto il mondo delle fondazioni che va disciplinato con grande chiarezza”.
Secondo l’esponente 5Stelle è necessario mettere un tetto basso a contributi, finanziamenti e donazioni che vengono fatti ai partiti in quanto questi non hanno bisogno di tanti soldi per la propria attività.
Inoltre, ha affermato Paragone, se i cittadini danno troppi soldi ai partiti, può succedere che qualcuno chiede un favore in cambio e “i cittadini non hanno grandi disponibilità, i cittadini si fidano della democrazia”.
“Allora adesso faremo una bella legge, una legge chiara di poche righe, in cui la trasparenza sarà assoluta, sarà totale e in cui qualsiasi opacità verrà spazzata via,” ha concluso.
Travaglio sul Decreto Dignità: ‘Renzi schiuma di rabbia, è quanto di più a sinistra si sia visto da decenni’
“In attesa di studiare nel dettaglio il primo decreto del governo Conte, abbiamo già la netta sensazione che contenga qualcosa di buono”.
Così Marco Travaglio sul Decreto Dignità approvato ieri in Consiglio dei Ministri.
Il giornalista spiega che però questo decreto ha già registrato l’ostilità di Confindustria, cioè “Pd renziano e calendiano”, “Mediaset cioè Forza Italia”, “aziende schiaviste che sfruttano i rider, “lobby biscazziera” e “Giornale Unico Rosicante”.
Quando si ha contro così tanta “bella gente”, osserva Travaglio, “sorge il sospetto che tu abbia ragione”. Un sospetto che diventa certezza, aggiunge, se poi a Confindustria, giornaloni e aziende “schiaviste” si aggiungono l’economista Giuliano Cazzola e il Giornale di Sallusti.
Il direttore del Fatto Quotidiano invita i lettori a mettersi nei panni di coloro che per mesi “ripetono in Italia e in Europa che questo è ‘il governo più di destra della storia repubblicana'”.
Per loro, continua Travaglio, “ora sarà un’impresa spiegare che il primo decreto del rinato Partito Nazionale Fascista è quanto di più a sinistra si sia visto da decenni”.
Secondo Travaglio il Decreto Dignità non è una rivoluzione, ma “è tutto relativo, visto chi c’era prima”.
Il direttore del Fatto passa quindi in rassegna i punti principali del decreto:
– Lotta alle aziende che prendono gli incentivi statali e poi delocalizzano e licenziano tutti
– Divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo
– Limiti al rinnovo dei contratti a tempo determinato
– Divieto di pubblicizzare il gioco d’azzardo
– Limiti al rinnovo dei contratti a tempo determinato
E aggiunge: “Fuori decreto, si lavora a un contratto collettivo nazionale per i lavoratori senza tutele del “food delivery”(il cibo a domicilio). E, fondi permettendo, al reddito di cittadinanza per chi cerca impiego e fa 8 ore settimanali di lavori socialmente utili”.
Poi l’affondo contro l’ex premier Matteo Renzi:
“Scavalcato a sinistra (ci voleva poco) da Di Maio, fra i pop-corn e la mega-villa, il povero (si fa per dire) Renzi schiuma di rabbia”.
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